sabato, 31 marzo 2007

Sempre sul forum di Usemlab:

Le teorie "complottiste" (famiglia variegata e non tutta da buttare: analizzando le pressioni della classe politica per controllare la società si fa il 90% della storia monetaria, ad esempio) hanno spesso un difetto comune: sono solipsiste. L'unico essere umano dotato di fini e volizione è Bush, gli altri sono marionette senza obiettivi; le uniche intenzioni che contano sono quelle di Bush, gli altri personaggi sono automi senz'anima.

Si tratta di interpretazioni monocausali e gravemente incomplete: Ahmadinejad ha sicuramente degli obiettivi, come la leadership in M.O. (soprattutto ora che gli americani gli hanno regalato l'impiccaggione del suo nemico Saddam); e usa come mezzi il terrorismo in Iraq (è l'unico a guadagnarci, infatti), o un rapimento per chiedere come riscatto allentamenti delle sanzioni, eccetera. Si ha poi la comune strategia di creare un nemico inesistente (Israele) per terrorizzare i propri connazionali, eccetera... tutti fenomeni politici che avvengono in tutte le società, e che a volte pare che accadano soltanto negli USA, supposta mente di tutto ciò che accade al mondo (soprattutto di brutto: la liberazione dal nazifascismo e l'implosione del blocco sovietico sono cose dimenticate).

Ahmadinejad non è il pupazzo di Bush più di quanto Bush era il pupazzo di Ahmadinejad quando gli toglieva dalle balle Saddam. Che poi gli interventismi si rafforzino a vicenda è noto sin dai tempi della "Critica dell'Interventismo" di Mises, senza passare per collusioni volontarie. I teorici dei (video-)giochi parlano di paradossi del prigioniero per indicare lo schifo che vien fuori, in alcuni casi, anche in giochi non collusivi.

postato da: Libertarian alle ore 14:12 | Permalink | commenti (7)
categoria:
sabato, 31 marzo 2007

Una caratterstica peculiare di chi critica la società attuale da "Sinistra" è quella di immaginare un inesistente mondo "Neoliberista" che è causa di tutti i problemi che lo Stato Sociale ha creato negli ultimi decenni. Un articolo comparso su Disinformazione.it, dal titolo "Capitalismo Totalitario" è riuscito nel difficile intento di concentrare in un solo (purtroppo lungo) testo tutti i più assurdi luoghi comuni legati a questa mentalità socialista.

L'articolo è lungo, e bisognerebbe leggerlo prima di dare per buona la mia interpretazione, ma mi limito ad un'analisi di alcune affermazioni particolarmente rilevanti, perchè così mi è stato ordinato dai grandi banchieri che finanziano questo sito.

A furia di rileggere quanto ho scritto, mi sono reso conto di un'altra peculiarità stilistica di questa letteratura: si parla di fatti, ma mai di teorie. Mises diceva che senza una buona teoria la realtà è un caleidoscopio incomprensibile... i fautori della teoria frattale della finanza affermano che la complessità dei frattali crea l'illusione di un ordine e l'illusione di verificazioni fattuali delle proprie teorie.

1. "Pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che è contro il suo interesse", Jacob Rothschild

La frase potrebbe non essere mai stata detta, oppure poteva significare una critica del sistema politico basata sull'idea che i cittadini non si accorgono di ciò che succede. E' impossibile decidere tra queste tre
interpretazioni, quindi il contenuto informativo della citazione è nullo. Serve a creare un'atmosfera di cospirazione, e a fornire corroborazione immaginaria ai propri pregiudizi. Un po' di statistica bayesiana potrebbe essere utile: se un dato non modifica in alcun modo le nostre stime a priori, non ha contenuto informativo.

2.
"In questi sistemi [totalitari moderni], un gruppo di persone si appropria indebitamente della maggior parte delle risorse, e le gestisce per il proprio interesse, a danno della maggior parte del popolo."

La frase è vera, se si riferisce alla classe politica che ha in mano il 50% della ricchezza grazie alle tasse, al controllo monopolistico della moneta e alla possibilità di indebitarsi senza fine; ovviamente non era questo il significato della frase, essendo l'articolo una difesa strenua della struttura politica che consente questa massiccia espropriazione. Interessante notare che non si possa fare a meno del concetto di proprietà privata anche per criticare il "capitalismo". Interessante anche che la parola evocativa "totalitarismo" non è definita, ma usata in maniera generica (anche nel resto del testo).

3. "Nel capitalismo "selvaggio" il capitalista non rispetta alcuna legge a tutela dei diritti umani. Ad esempio, paga salari così bassi da non permettere la sopravvivenza"

Non sapevo che gli alti salari fossero un diritto umano: chissà quante violazioni di diritti umani avvenivano prima dell'industrializzazione, quando si faticava ad arrivare alla fine della giornata: anche Robinson Crusoe su un'isola deserta è soggetto a violazioni dei suoi diritti umani, perchè ha fame. E chissà questi "diritti" da chi erano violati... esiste il diritto alla manna dal cielo? In un sistema liberale tutti hanno il diritto di provare; nessuno ha il diritto di riuscire, diceva Goldwater. Comunque, non viviamo in un sistema liberale...

4. "l'economista americano Joseph Stigliz"

Stigli(t)z è il noto economista socialista...

5. "alle furbe strategie attuate da alcune persone per appropriarsi di finanziamenti e beni pubblici"

No... non ci posso credere... Stiglitz si è convertito alla Public Choice! Mi pare logico che, se esiste un metodo istituzionale per derubare gli altri (lo stato), le persone ne approfittano; e non bisogna stupirsi se non tutti hanno la stessa capacità di sfruttare una tale opportunità: politici, burocrati, grandi capitalisti e leader di sindacati sono sicuramente in vantaggio sui comuni cittadini.

6. "Le società minerarie, per esempio, possono sfruttare queste risorse praticamente per niente ... Fino al 1993 avevamo concesso a titolo gratuito l'utilizzo delle nostre frequenze e le emittenti televisive e radiofoniche del paese"

Si parte dal pressupposto che lo stato sia proprietario di tutto, a priori, e che la classe politica dia in concessione la proprietà. Chissà quali sarebbero le conseguenze di estendere un tale ragionamento a tutti i diritti di proprietà, come ad esempio la propria vita... ah... sì... lo so... la conseguenza sarebbe l'onnipotenza legislativa dei Parlamenti contemporanei...

7. "I progressi compiuti dalla teoria economica avevano dimostrato che era possibile indire delle gare di appalto"

Stigli(t)z dimentica una distinzione concettuale importante: quella tra fatti e valori. La teoria economica non può dimostrare che una tassa è giusta o ingiusta. Spacciare per scienza i propri valori è un vizio frequente.

8. "incamerare a nome e per conto dei cittadini americani il valore di queste risorse che appartenevano loro di diritto"

E' impressionante che ancora si trova qualcuno disposto a credere a questa fandonia. E proprio in un articolo in cui si afferma il contrario, e, cioè, che lo stato è uno strumento in mano alle lobby! Benedetta coerenza! (nel senso di "Vada a farsi benedire!"). Non si può dire che lo stato siamo noi nello stesso articolo in cui si dimostra che lo stato sono le lobby. Democracy is the worship of jackals by jackasses...

9. "nel settore petrolifero, accade che le prime fasi dispendiose e poco proficue (l'esplorazione, l'estrazione e la raffinazione del petrolio) vengono affidate agli Enti statali, ma quando si arriva alle tappe finali (distribuzione e vendita), arrivano le grandi compagnie private inglesi e americane, che acquistano i diritti sui giacimenti"

Tipico caso di distorsione produttiva indotta dall'intervento statale. Le energia alternative diventano poi relativamente costose e si usa più petrolio di quanto se ne userebbe in un mercato libero.

10. "Le Corporation sono più totalitarie della maggior parte delle istituzioni che noi definiamo totalitarie nel campo della politica [Chomsky]"

Forse l'autore usa la parola con un qualche significato specifico. Il lettore del capitolo rimane ignaro: la parola totalitario può avere diversi significati. Se lo si usa a sbafo, diventa un'etichetta utile per ingenerare risposte emotive nel lettore, non uno strumento di comprensione.

CONTINUA...

postato da: Libertarian alle ore 14:08 | Permalink | commenti (21)
categoria:liberalismo
venerdì, 30 marzo 2007
Analizzerò oggi uno schema di ragionamento, che si può riscontrare in molteplici forme e fa bella mostra di sè negli stream of consciousness di molte ideologie, socialiste e anti-liberali, quali il left libertarismo (che è parzialmente immune dalle sue conseguenze), il liberal-socialismo e i no-global, ma anche, in una versione generalizzata, nella filosofia politica hobbesiana.

Consideriamo un monopolio economico: un'azienda acquisisce una posizione di rilievo in un particolare mercato, tanto che le sue dimensioni rispetto al mercato in questione (che però è arbitrariamente definito) sono grandi. Molti ragionano in questi termini: "Questa grande azienda può danneggiare il consumatore*, che fare? Invochiamo lo stato per regolamentarla!".

Così, per giustificare "l'equilibrio dei poteri" (un argomento che ha un qualche fondamento liberale), si introduce un potere superiore a tutti per garantire un tale equilibrio. Un po' come mantenere l'equilibrio post-westfaliano disarmando tutti tranne, ad esempio, la Francia: una contraddizione pratica evidente.

Si corre immediatamente da un pericolo potenziale^ al rafforzamento del potere politico reale: la giustificazione di evitare la concentrazione di poteri viene usata per concentrare ancora di più il potere. Il risultato peggiore possibile è preferito ad un risultato potenzialmente negativo. In un solo passo, si va dalla realtà imperfetta alla situazione che in prospettiva si voleva evitare.

La somiglianza con il ragionamento hobbesiano è evidente: per evitare che il tuo vicino ti aggredisca, sottomettiti a lui subito! Hobbes non dice in realtà chi è il sovrano, che in questo banale esempio si è supposto essere il vicino di casa, in mancanza di un criterio per trovarne uno all'interno del sistema hobbesiano, che presuppone lo status quo.

Una frequente variante considera il ruolo che la concentrazione del potere svolge nelle pressioni lobbystiche sull'apparato statale. In questo caso, l'autocontraddittorietà diventa ancora più manifesta, perchè si aumenta il potere dello stato in nome della sua vulnerabilità alla corruzione, che cresce all'aumentare del potere statale, viste le poste in gioco!

Una tale contraddizione gioca a favore dello stato, ovviamente.

I left-libertari sono parzialmente immuni da questa assurdità perchè non hanno uno stato da rendere totalitario, essendo anarchici. C'è però un problema: sono del tutto privi di uno strumento per realizzare il loro obiettivo. Senza uno stato, l'unico modo per impedire il formarsi di grande aziende è convincere tutti i consumatori a pagare di più per tenere in piedi piccole imprese inefficienti in ogni produzione dove le economie di scala giocano un ruolo potenziale. Dubitando del masochismo di tutti i consumatori, il loro obiettivo di eliminare le grandi imprese è destinato a fallire.

Riciclo quindi una battuta che ho fatto tempo fa su Hoppe° (un right-libertario, diciamo): l'unico aspetto lodevole dei loro ideali sociali è che sono irrealizzabili grazie ai i loro ideali istituzionali.

Comunque, in presenza di uno stato, e non in una immaginaria situazione anarchica, si finisce sempre per giustificare lo statalismo.

* Non che la cosa ci debba interessare: il consumatore non è sovrano sui suoi soldi, non su quello che può comprarci.

^ Che, nel caso del monopolio, non è affatto un pericolo, per un liberale.

§  La mitologia della sovranità andrebbe eliminata dalla filosofia politica: il diritto riguarda le azioni umane, e le giusitificazioni mitologiche del diritto non possono essere le premesse fondamentali della filosofia, ma, semmai, le sue conseguenze.

° Criticavo questa patetica boutade di Hoppe, che non ho verificato (dovrebbe trovarsi su Democrazia: il dio che ha fallito): "There can be no tolerance toward democrats and communists in a libertarian social order. They will have to be physically separated and expelled from society. Likewise, in a covenant founded for the purpose of protecting family and kin, there can be no tolerance toward those habitually promoting lifestyles incompatible with this goal. They – the advocates of alternative, non-family and kin-centred lifestyles such as, for instance, individual hedonism, parasitism, nature-environment worship, homosexuality, or communism – will have to be physically removed from society, too, if one is to maintain a libertarian order." ("Non ci può essere tolleranza verso democratici e comunisti in una società libertaria. Devono essere fisicamente separati ed espulsi dalla società. Allo stesso modo, in un patto sociale fondato con lo scopo di proteggere la famiglia e la parentela, non ci può essere tolleranza verso coloro che abitualmente promuovono stili di vita incompatibilit con questo biettivo. Anche loro, gli avvocati di stili di vita alternativi, non familiari e parentelari, come, ad esempio, l'edonismo individualistico, il parassitismo, l'adorazione della natura, l'omosessualità e il comunismo, devono essere fisicamente rimossi dalla società, se si vuol tenere in piedi una società libertaria"). A queste condizioni si potrebbe pensare che non valga la pena di essere liberi...
postato da: Libertarian alle ore 14:53 | Permalink | commenti (19)
categoria:liberalismo, filosofia politica
giovedì, 29 marzo 2007
Ogni individuo ha una testa (chi più chi meno), ha degli obiettivi, e sceglie come perseguirli. La scelta implica dei giudizi di valore, e per questo motivo ogni essere umano è necessariamente un essere morale, in quanto è costretto, dalla sua natura di essere "teleologico", a scegliere in base a principi morali. Non c'è azione umana che non sia morale o immorale. E' possibile essere persone "morali" o "immorali", anche se ancora non abbiamo definito i due termini, ma mai e poi mai possiamo essere a-morali, cioè slegati dall'ambito della scelta morale.

Esiste un fondamento per tali giudizi di valore? Visto che non se ne può fare a meno, sembra assurdo che non vi sia un fondamento per i principi morali, ma purtroppo è così. La necessità dell'etica dipende dall'esistenza di esseri capaci di scegliere, e quindi è impossibile trovare una fondamento per l'etica nel mondo esterno: l'etica non ha senso senza l'uomo. Si potrebbe pensare allora di fondare i giudizi di valore su qualche principio logico, seguendo cioè i principi di funzionamento della mente umana, visto che è proprio la mente il "luogo" dove nascono i giudizi di valore. Ma neanche questo può dare fondamento ai valore: non c'è infatti fine, per quanto efferato o incomprensibile, che sia irrazionale. Il dominio dell'azione umana è limitato soltanto dalla volontà, oltre chè dalle leggi della natura. Non esistono fini morali necessari, e quindi non esistono scelte morali necessarie.

Eppure i valori esistono: non in natura, ma nelle azioni dell'uomo. Sono sottintesi in ogni singolo atto individuale, e hanno effetti attraverso le azioni individuali. I valori sono un fatto, nel senso che una società senza giudizi di valore è di fatto una società senza uomini; e i valori hanno conseguenze, perchè le azioni umane che muovono sono alla base della società umana, nel bene o nel male.

Si potrebbe esser tentati di far finta di nulla, e di risolvere il problema della convivenza sociale lasciando massima "libertà" agli individui di scegliere i propri arbitrari giudizi di valore. Ma purtroppo questi hanno conseguenze, e il "lasciar fare" è un'azione, e, in quanto tale, presuppone comunque una scelta morale. "Ognuno faccia come vuole", certo, ma cosa bisogna volere?

L'etica deve restringere le opzioni d'azione, altrimenti non ha alcun ruolo: sarebbe una sterile tautologia.

Un'altra possibile via d'uscita immaginaria da questo paradosso è liberarsi dal peso della scelta morale e lasciar scegliere qualcun'altro, magari una qualche autorità: ma anche non pensare è un'azione, e il non pensare ha conseguenze come qualsiasi altra azione. Il delegare ad un prete, ad un sovrano, o ad un politico il giudizio morale significa accettare ciò che gli altri scelgono per noi, per paura di sentirsi persi di fronte alla necessità della scelta. Ma che senso ha smettere di pensare, se non si può eliminare il peso della responsabilità morale, ma soltanto perderne la consapevolezza?

C'è un'ulteriore alternativa: trasferirsi in un mondo immaginario dove il problema della responsabilità morale non si pone; disprezzare il mondo in quando diverso dal proprio Iperuranio amorale; vedere il mondo in maniera sufficientemente distorta da dimenticarsi del proprio fardello. Questa tendenza è rafforzata dalla politica, perchè questa riduce il controllo delle persone sulle loro vite e aumenta il controllo sulle vite altrui, col risultato che le proprie azioni diventano del tutto slegate dalle loro conseguenze, la prova dei fatti non arriva mai, la responsabilità è collettivizzata. L'uomo sublima in un collettivo supposto morale. Ma siccome solo gli individui hanno la facoltà di scelta morale, si degenera nella prima "via d'uscita": il delegare a terzi i propri doveri morali, e illudersi di poter barattare con la serenità il peso della propria natura umana.

La modernità ha inventato una serie di strumenti per non sentire il peso della propria coscienza: il giuspositivismo afferma che non bisogna preoccuparsi delle leggi, perchè ci pensa lo "stato" (un altro collettivo investito di capacità di giudizio morale); la sociologia della suocera che si sente sui media incolpa di tutto la "società"; il relativismo ci assicura e ci rassicura che non bisogna preoccuparsi, perchè i valori sono quisquiglie inutili e che generano addirittura intolleranza; l'assolutismo cattolico pensa che la virtù consista nell'obbedire al Papa; quello di un certo libertarismo che basta applicare meccanicamente il principio di non-aggressione; la democrazia riduce il giudizio morale su tutto ciò che conta ad una crocetta da porre ogni cinque anni.

Deve essere proprio faticoso essere uomini...
postato da: Libertarian alle ore 19:13 | Permalink | commenti (7)
categoria:filosofia
mercoledì, 28 marzo 2007

Non ho grossa simpatia per le teorie cospiratorie perchè tendono a confondere le possibilità con le certezze, e a incorrere in non sequitur solo quando si tratta di tirare acqua al proprio mulino. Forse il capolavoro più assoluto di creduloneria in cui mi sono imbattuto era la notizia "In Venezuela l'80% dei giornalisti è contrario a Chavez", cosa a cui neanche un bambino di 4 anni vissuto sempre in un paese civile e con grandi tradizioni liberali riuscirebbe a credere.

In ogni caso, un dubbio non è una confutazione, e non ci sono motivi seri per credere nell'attendibilità delle cosiddette "fonti ufficiali", cioè politiche.

Sul blog di Stefan Karlsson, un economista libertario tendenzialmente "filo-americano e filo-israeliano" (qualsiasi cosa questo significhi), ho trovato questa notizia del New York Post: i 15 marinai inglesi sono stati rapiti da una nave iraniana nonostante fossero scortati da una nave inglese, che però ha ricevuto l'ordine di non affondare la nave iraniana. Karlsson si limita a dire che Blair è uno stupido, ma mi permetto un po' di credibile dietrologia.

L'economia americana non tira più e ha bisogno di una bella iniezione di eroina monetaria per continuare ad avere allucinazioni speculative e sniffare nuovi debiti. Il dollaro deve la sua "forza" (un po' vacillante) alle politiche monetarie cinesi (che però dicono di voler cambiare rotta, anche se probabilmente è troppo presto per loro), giapponesi (che continueranno a sostenere il dollaro fino all'ultimo uomo, verosimilmente, per ovvi motivi strategici) e dal mercato del petrolio, che funziona in dollari. Questo fatto è noto, e infatti sia Saddam, che l'Iran che la Russia a volte parlano di petrolio in euro, quando vogliono aumentare il potere negoziale con gli USA.

Ora, non ci sono dubbi che le analisi geo-politiche fatte guardando soltanto al Foreign Exchange Market siano assolutamente incomplete e quindi non credibili, però questi fattori ci sono, e non sono al corrente di studi strategici completi che ne tengano conto. Suggestions?

Comunque, la dietrologia è: non è che si sta cercando un casus belli? Un evento così idiota, se confermato, può avere solo due giustificazioni: un eccesso di zelo nell'evitare lo scontro, o, al contrario, una distrazione per facilitarlo*. Se questo fosse un blog cospiratorio, potrei finire qua, tanto per confermare l'assurdo assunto metodologico che tutto ciò che è importante al mondo avviene per progetto segreto di qualcuno insediato nella Sala Ovale. In realtà, bisognerebbe chiedersi il perchè di questa boutade da parte iraniana...

Comunque, i fattori in gioco sono tanti, e il fattore che ho scherzosamente chiamato "forex" mi sembra sottovalutato.

* E' bello vedere che l'idiozia si sposa a meraviglia con interpretazioni estreme... così si crea l'illusione che chi è moderato non può essere idiota (non so perchè ironizzo con le mie stesse supposizioni, oggi, sarà che devo ancora cenare, alle 22:16).

postato da: Libertarian alle ore 22:17 | Permalink | commenti (18)
categoria:politica internazionale
martedì, 27 marzo 2007
Un argomento che ha attratto la mia attenzione negli ultimi tempi, dati i miei parzialmente fruttuosi tentativi di capire in profondità le teorie economiche*, è la cosiddetta "Controversia sul capitale delle due Cambridge".

Negli anni '60, un grupo di economisti di Cambridge (UK) cercarono di distruggere le fondamenta dell'economia Neoclassica, scontrandosi contro un altro gruppo di economisti di Cambridge, ma quella negli USA, e a parer mio ci sono pure riusciti.

Gli economisti della Cambridge inglese erano l'italiano Sraffa^ e l'inglese Robinson, generalmente chiamati "neoricardiani" oppure "anglo-italiani"; gli economisti della Cambridge americana erano Solow° e Samuelson, che qui chiamerò impropriamente "neoclassici".

La carne sul fuoco era molta, ma la domanda centrale era: è possibile considerare il capitale un fondo omogeneo e infinitamente malleabile, senza una struttura produttiva dietro, misurabile e che tende a conservarsi (o a deteriorarsi a ritmo costante e predeterminato) indipendentemente dallo stato del resto del mondo?

La risposta di neoclassici era sì; quella dei neoricardiani no. Nonostante la natura ideologica socialista e le idee economiche anti-marginaliste (e quindi anche anti-Austriache), come wanna-be-Austriaco credo di poter dare ragione ai neoricardiani. Se il capitale fosse un bene omogeneo e infinitamente malleabile, del resto, l'economia Austriaca non avrebbe ragione di esistere.

Qui riassumo alcuni temi che si trovano su Wikipedia. Io ho letto qualcos'altro a riguardo ma non abbastanza da avere opinioni sufficientemente approfondite da soddisfarmi.

1. Capital Reversing

Siccome l'interesse è al remunerazione dell'attesa, all'abbassamento del primo sembrerebbe naturale affermare che debba corrispondere un allungamento del tempo di produzione dell'economia. La controversia di Cambridge ha dimostrato che non è possibile definire il concetto di tempo di produzione, in quanto è possibile che una tecnica conveniente ad un basso tasso di interesse e non conveniente ad un tasso maggiore diventi di nuovo conveniente ad un tasso ancora maggiore: quindi non è possibile ordinare le tecniche in funzione del tempo di produzione. Ciò confuta la teoria Austriaca di Boehm-Bawerk, tra l'altro criticata dagli Austriaci Mises, Rothbard e Fetter già in passato. Non mi è chiaro che ruolo abbia il capital reversing nell'economia neoclassica.

2. Rendimenti decrescenti del capitale

Un'altra nozione priva di senso nell'economia Neoclassica è quella di rendimenti decrescenti del capitale: ad esempio, Hayek, in un interessante articolo, affermava che è importante considerare, alla luce della dinamica del ciclo economico, la possibilità che nuovi investimenti aumentino la domanda di capitale (in quanto, se duraturi, avranno bisogno di fattori complementari per un lungo periodo di tempo) anzichè ridurla, con conseguente possibilità che il tasso di interesse aumenti con la dotazione di capitale. Questa critica non l'ho trovata nei resoconti della Cambridge Capital Controversy, perchè probabilmente nessuno dei due gruppi aveva una teoria che rendesse possibile concepire una tale possibilità, che invece nel quadro Austriaco diventa naturale.

3. Misurazione del capitale

Il capitale non è un fondo la cui quantità si possa misurare: è una dotazione di beni di produzione disomogenei, e il risultato è che il loro valore dipende dal tasso di interesse. L'idea neoclassica invece era quella di determinare l'interesse a partire da una dotazione di capitale indipendente da questa (pena la circolarità). La soluzione sraffiana di resuscitare la teoria del valore-lavoro e del plusvalore marxiana ha del patetico, ma il problema c'è. Il capitale non può essere destrutturato e ridotto a gelatina senza perdere il contatto con importanti temi (Austriaci!) di teoria economica.

4. Equilibrio economico

Un altro argomento interessante, dovuto alla Robinson (è una donna), è che ad una variazione dei prezzi relativi dei beni di produzione, a cui corrisponde un cambiamento delle tecniche di equilibrio per via del fatto che si cercherà di usare i beni capitali ora più economici in maggior quantità e gli altri meno economici in quantità minore§. Ora, la nuova situazione non può essere analizzata in termini di statica comparata, perchè non c'è ragione di credere che (A) l'economia come è dopo il cambiamento e (B) l'economia come sarebbe dopo lungo tempo dopo il cambiamento, a parità del resto siano la stessa cosa: il capitale ha una struttura che ne influenza la dinamica, e l'analisi di lungo periodo è fuorviante#.

5. Profitto = furto?

Il sistema sraffiano considera degli input del sistema produttivo che servono a produrre output, e poi riporta indietro gli output per usarli come input nell'anno successivo, attraverso l'interessante tecnica delle matrici di input/output di Leontiev (un economista socialista). Quando avanzava qualcosa (produzione con sovrappiù) tendeva a parlare di "beni di lusso", "sprechi" e "profitto"... alla fine riusciva a "dimostrare" che il profitto poteva essere annullato, massimizzando il salario. La realtà è che la semplice riproduzione fisica dell'output è un problema da ingegneri e non da economisti: la produzione capitalista è limitata dalla disponibilità di risparmi, cioè dalle preferenze dei risparmiatori, che mettono a disposizione una certa quantità di mezzi per gli investimenti: il tasso di interesse tende a fissarsi nel punto in cui risparmi e investimenti sono in equilibrio, in basi a considerazioni marginali che Sraffa non avrebbe potuto accettare, e forse neanche capire.

6. Stazionarietà senza staticità?

Un altro aspetto sconcertante che ho trovato in alcuni modelli sraffiani è che si studiano le condizioni di riproducibilità ad infinitum: cioè, si studia la successione di matrici di Leontiev (cioè input -> output -> input -> output) e si vede cosa succede dopo infiniti cicli... ma a che pro studiare la convergenza delle matrici di Leontiev all'infinito, se la struttura produttiva all'equilibrio non si troverà mai? Forse c'è una qualche utilità a studiarle anno per anno, per vedere l'elemento dinamico della produzione, ma non certo a regime... le serie geometriche di matrici lasciamole ai professori di Geometria...

Perdere una disputa con economisti del "calibro" di Sraffa è veramente preoccupante, ma se si parte da una teoria indifendibile si può sempre dimostrare che anche altre teorie lo sono: la Controversia del Capitale di Cambridge sembra dimostrare questo.

Esiste una terza scuola di pensiero che meriterebbe di essere presa in considerazione, e che è libera da queste aporie: quella Austriaca. Sto cercando di scrivere qualcosa a riguardo, ma è roba da esperti... quindi non v'aspettate nulla di serio.



* Al momento, la Scuola Austriaca l'ho assorbita in concentrazioni non trascurabili, ma comunque insoddisfacenti; la scuola Neoclassica o mainstream (quella che si studia all'Università) non l'ho assorbita granchè, ma so come funziona e la sto studiando con attenzione; le scuole Hicksiane, Sraffiane e Marxiane sono possibili candidati per continuare la mia opera di archeologia ideologica e scientifica (non mi si offendano gli archeologi se ciò che ora è stata chiamata "archeologia" nel titolo era "necrofilia"...), anche se dubito che si possa imparare qualcosa studiando Marx.

^ Economista che in Italia piace molto perchè diceva che è possibile azzerare i profitti per massimizzare i salari. Il suo modello non considera le preferenze individuali, e la mia impressione è che accusi il sistema economico di avere una cosa "inutile" come il profitto soltanto perchè la sua teoria è troppo povera per capire a cosa serve il profitto... cattiva economia e ideologia socialisteggiante fanno una bella coppia.

° Autore di una ridicola teoria della crescita che purtroppo ha avuto enorme successo e che infesta tutti i manuali universitari di macroeconomia.

§ Ma basta ipotizzare che una nuova tecnica aumenti la domanda di un bene capitale specifico per rendere l'analisi molto più complessa e l'evoluzione di fatto impredicibile: sono tutte le relazioni di mercato che devono riadattarsi alla nuova situazione!

# All'equilibrio, tutte le aziende submarginali, subendo perdite, spariscono; nella realtà cercheranno di salvarsi, aumentando la domanda di capitale complementare per continuare a produrre, nonostante le perdite in conto capitale.
postato da: Libertarian alle ore 18:15 | Permalink | commenti (3)
categoria:economia
martedì, 27 marzo 2007
"Una teoria della società che tratta gli individui che la compongono in un modo tale che, se applicato a chi propone la teoria, verrebbe ritenuto offensivo, è da considerarsi falsa"

Un tale principio metodologico farebbe sparire:

  • Il Comportamentismo, che considera gli individui come delle macchine in cui l'unica cosa che conta sono i comportamenti esterni, perchè non è "scientifico" riferirsi agli stati mentali, essendo questi non osservabili;
  • La Microeconomia, che considera degli individui che agiscono in maniera meccanica, ottimizzando funzioni di utilità che dipendono soltanto dalla quantità di merci che possono ottenere sul mercato.
A parte gli scherzi, la maggior parte delle cose interessanti della vita umana non sono misurabili (preferenze, valore economico), non sono osservabili (stati di coscienza), non sono formalizzabili matematicamente o simulabili al computer (intelligenza e creativita umane)... eppure credo ci sia veramente poco da dire riguardo gli uomini e le loro relazioni sociali che non consideri i fini, le aspettative, le conoscenze, i valori e le emozioni individuali. Il problema non è ottenere una chimerica "teoria del tutto", a cui credono ormai soltanto i ca$$oni che si occupano di cosmologia e astrofisica , ma non limitarsi ad una "teoria del niente o quasi" per motivi stupidamente metodologici, cioè metafisici e filosofici.
postato da: Libertarian alle ore 16:44 | Permalink | commenti (4)
categoria:
martedì, 27 marzo 2007
Pare che in Cina i diritti di proprietà siano più tutelati che nell'URSE (Unione delle Repubbliche Socialiste Europee), perlomeno a giudicare dalla foto. Peccato che si siano dimenticati del diritto di accesso alla proprietà, a meno che non abbiano messo un ascensore per scalare il monticello.

Dal testo, invece, si evince che i "capitalisti" che corrompono i "rappresentanti del popolo" (ops, lì non sono ancora chiamati così...) per avere privilegi stiano facendo capolino: i confindustriali, perlomeno i meno confindustriosi tra loro, avranno sicuramente molto da insegnare ai cinesi in proposito. Anche lì hanno capito che il 740 è più efficiente di un gulag?


Articolo con foto (geniale).

PS Oggi stavo per scrivere un articolo serio e c'è stato il blackout: mi vedo costretto a scrivere solo ca$$ate, quindi...
postato da: Libertarian alle ore 15:27 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 25 marzo 2007
Sono quattro ore che studio e scrivo, litigando su concetti in cui non riesco a mettere ordine (interessi naturali, reali, nominali, monetari; effetti Fisher ed effetti Wicksell). Perdonate lo sfogo, quindi.

Sono passato in una libreria (non ci si crede, è?) e ho visto un nuovo libro sul neo-liberismo, parola così priva di significato che già dal titolo ho pensato che il libro fosse la solita ciofeca socialisteggiante, in cui c'è gente che scrive libri su Ludwig von Mises e poi nella Bibliografia cita un solo lavoro di Mises, che però era il fratello Richard.

Ho preso in mano il libro e ho letto la quarta di copertina: c'erano due frasi, una della Thatcher e una di un economista. La Thatcher diceva: "non esiste la società, esistono solo gli individui", affermazione tanto ovvia che non meritava commenti. Ma poi ho pensato: visti i luoghi comuni inculcati da scuola e media, che cosa può pensare una persona che legge una frase del genere? Ho provato ad imitare il processo mentale dell'individuo quadratico medio: "gli individui sono egoisti, quindi la Thatcher e il neoliberismo dice che dobbiamo essere egoisti, e che la solidarietà, cioè la società, va distrutta"; questa affermazione patetica fa il paio con "La società è rappresentata dai politici eletti democraticamente, quindi per essere solidali e non egoisti bisogna obbedire a ciò che dicono i politici".

Ho pensato che il far sentire in colpa le persone a disobbedire è la cosa più geniale che possano fare i politici, e che inculcare tali idiozie sia l'unico motivo per cui i politici sono interessati ai media e alla scuola (ce n'è un altro: garantire posti di lavoro e carriere agli intellettuali organici alla perpetuazione di queste buffonate).

Ho anche pensato che c'è gente veramente convinta che un insieme di individui egoisti si trasformi in una società equa e solidale tramite il rito purificatorio dell'elezione, o che sia in grado di selezionare un sottoinsieme di individui equi e solidali, a cui il potere assoluto non dà alla testa, in grado di reggere il paese senza che l'egoismo individuale faccia danni.

E ho pensato che, a rendere volontaria, e quindi libera, la generosità poi si vedrebbe troppo bene la differenza tra i veri filantropi e i parassiti sociali... tra i buoni per vocazione e i buoni-pasto.

La frase dell'economista, poi, era "Siamo riusciti a rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri": cosa che faceva pensare ad una cospirazione dei "ricchi" contro il resto del mondo, congiura confessata tra l'altro proprio da un economista. Però l'economista era il socialista Stiglitz, quello che vorrebbe aumentare ulteriormente la disoccupazione tra i neri americani aumentando i salari minimi (in realtà, afferma che un tale misura non avrebbe effetto sulla disoccupazione, ma non posso credere che ci creda sul serio).

Poi magari il libro è migliore di quanto prima e quarta di copertina facciano pensare, però ho avuto come l'impressione di vivere in un cottolengo.

"L'individuo è cattivo, la società è buona; lo stato è la società, quindi lo stato è buono; l'individuo deve obbedire, altrimenti è cattivo; e deve obbedire allo stato, perchè è la società; senza contare che la società siamo noi, e quindi si obbedisce a noi stessi, e quindi si è liberi." Però...

Essere liberi di dare un sessantamilionesimo di contributo ad un processo che determina, almeno sulla carta, il 100% delle nostre vite: il che equivale ad essere uno schiavo al 100% e uno schiavista all' 100/60,000,000%. Non male come risultato.

Nella vita privata, il 90% delle facoltà mentali di molte persone è sprecato per trovare giustificazioni incredibili ai propri errori. Nella vita pubblica, invece, è sprecato per trovare giustificazioni inverosimili agli errori dei propri oppressori. Forse è proprio vero che gli individui sono egoisti, in fin dei conti...

P.S. Vabbè, mi sono stampato International Monetary Economics di Heiperin e vado a leggermelo... posso smetterla di fare il finto misantropo...
postato da: Libertarian alle ore 19:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 24 marzo 2007
Curiosità: è vero che per ogni S ed F appartenenti all'insieme dei numeri naturali incluso lo zero, si ha che l'integrale definito tra 0 e 1 di p^S*(1-p)^F, ove "^" indica l'elevamento a potenza, è pari a S!*F!*(S+F+1)/(S+F)!, ove "!" indica il fattoriale di un numero naturale (e 0!=1)?
postato da: Libertarian alle ore 12:25 | Permalink | commenti (10)
categoria: