domenica, 31 dicembre 2006
Discussione con gli anarchici analitici su POL.
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domenica, 31 dicembre 2006
Sul forum di Economia Austriaca c'è una discussione sulla Dottrina Bush. Traduco i miei interventi:

1. BUSH E' UN DITTATORE?

Si diceva che Bush è un dittatore. Io l'ho "difeso"  (si fa per dire).

"Bush è sicuramente un pericolo per l'ordinamento giuridico americano (il saggio "Assessing the presidency: the constitutional legacy of Bush" del Cato Institute, dell'anno scorso, è molto istruttivo sull'argomento), ma le dozzine di vittime civili quotidiane in Iraq non sono dovute alla Casa Bianca. La stupidità strategica di Bush ha avuto un suo ruolo, ma gli assassini sono integralisti islamici (senza dimenticare le vendette tribali) che vogliono spargere terrore, con l'obiettivo di impedire la ricostruzione della società iraqena. Questo è esattamente il contrario degli interessi di Washington.

Inoltre, non c'è bisogno di considerare Bush un dittatore per considerarlo un pericolo: la democrazia da sola è più che sufficiente, come problema. Bush è stato democraticamente eletto: per mettere in pericolo la supremazia americana, per peggiorare i problemi dell'Assistenza Sociale, e per inflazionare fino all'iperinflazione."

Nota A: "Inflate the way out of the depression" significa usare la politica monetaria per uscire da una recessione. Ho riadattato la frase per far notare che, a furia di intervenire in questo modo, prima o poi l'iperinflazione arriva.

Nota B: Avrei dovuto aggiungere, alla seconda parte: "E chi lo ha eletto sapeva a cosa andava incontro, votando il compassionevole".

2. BUSH E' RESPONSABILE DEI MASSACRI ISLAMISTI?

Non saprei dire se in Iraq si vive meglio adesso rispetto a quattro anni fa. Nel dubbio, ho trascurato questo fattore e ho parlato delle conseguenze e delle premesse strategiche della Dottrina Bush, e dell'Islamismo in generale. Mi si è obiettato che Bush ha distrutto le istituzioni politiche necessarie all'ordine pubblico, essendo quindi stato il fattore scatenante della guerra civile.

"Questo è esattamente quello che intendevo parlando della "stupidità strategica di Bush".

Bush credeva di poter ricostruire un paese dopo trent'anni di totalitarismo e dopo l'uso di armi di distruzione di massa contro due delle tre principali etnie: in un paio di settimane, e con 200,000 soldati. huh.gif

Credeva che licenziare decine di migliaia di soldati iraqeni, lasciandoli senza un salario, ma con l'addestramento militare e, possibilmente, con le armi, era una buona idea (per simbolizzare l'inizio di una nuova era per l'Iraq?).

Credeva di poter controllare l'Iraq con un gruppetto di soldati, meglio di come avrebbero potuto l'Iran, la Siria e l'Arabia Saudita (che certamente non apprezzano l'idea di un Iraq democratico).

Come risultato, ha aumentato il potere di Ahmadinejad, ha messo in crisi la macchina militare americana, e ha ridotto il potere negoziale americano nell'area (Saddam spaventava efficacemente i vicini, quando stava al potere: gli spaventapasseri danno potere negoziale!). Senza contare le paure cinesi, russe e, perchè no, indiane di un possibile monopolio militare del petrolio da parte americana.

Bush non è un dittatore. Rappresenta la perfezione dell'ideologia democratica. sad.gif

In ogni caso, è chiaro che il fondamentalismo islamico è principalmente una guerra civile interna al mondo islamico. Gran parte delle vittime innocenti e disarmate sono state uccise dal terrorismo islamico. Si stanno uccidendo "a vicenda" (ma "loro" non sono un'"unità" e quindi non possono uccidersi "a vicenda") con tutti i mezzi disponibili. Coloro che credono che il terrorismo sia una forma di resistenza contro gli USA hanno torto (anche se i terroristi devono ringraziare Bush per la situazione iraqena attuale): il terrorismo odia la civiltà in sè, non l'imperialismo occidentale. E, infatti, massacrano i "loro" bambini come animali.

Anni fa, credevo che l'idea di una Terza Via tra il dispotismo secolare (Iraq, Siria, Egitto) e quello religioso (Iran, Arabia Saudita), una terza via che i neo-con chiamavano "democrazia", non era male. Il suo difetto non è che le elezioni non sono migliori dei campi di concentramento (lo sono), ma il dimenticare che le istituzioni sono il risultato di una cultura e di determinate tradizioni, e non degli ordini di un'autorità. Bush è un costruttivista, come ogni buon socialista.

Le società islamiche non miglioreranno finchè non svilupperanno una forte società civile, con istituzioni robuste, basate sui diritti civili ed economici. D'altra parte, queste condizioni non si realizzeranno fintantochè la "società civile" sarà perseguitata, per blasfemia o tradimento, dai loro governi. E' un Catch-22, e nessuno ha ancora trovato una soluzione, finora.

Ma il problema non può essere negato: non c'è una singola regione in tutti i continenti che non si trovi sotto il pericolo del fondamentalismo islamico: Europa, Estremo Oriente, Russia (ehm... se lo meritano), USA, Africa... e soprattutto il terreno di caccia favorito dai fondamentalisti islamici: le società islamiche. Mancando di un istinto da crociato (o "wilsoniano") per le relazioni internazionali, potrei accontentarmi di veder "loro" uccidersi "a vicenda" da fuori il recinto, come se stessi visitando uno zoo. Forse.

Sfortunamente, non è solo un problema "loro". Il terrorismo islamico può non essere il più grande problema dell'umanità (sono molto più preoccupato per le condizioni macroeconomiche USA, con conseguente crescita economica accelerata della Cina); ma è un problema che probabilmente ucciderà migliaia di civili innocenti in giro per il mondo. Con o senza Bush. L'"islamismo" non è una creazione della Casa Bianca."

Nota A: Sunniti e Sciiti non rappresentano due etnie diverse.

Nota B: usando parole incomprensibili, sia in italiano che in inglese, ho voluto dire che, in una guerra civile, il concetto sottostante alla parola "loro" (che implica un'unità) è inadeguato.

Nota C: anch'io mi sono dato all'uso scriteriato della parola "neo-con". Ma chi sono questi neo-con? Quanti sono?

Nota D: "Blasfemia o tradimento": un esperto di esegesi libertyfirstiana dovrebbe collegare questi due termini alla distinzione tra dispotismi secolare e religioso di cui sopra...

3. Ho il dono della sintesi

"Per riassumere, credo che il più grande problema di Bush è che crede sinceramente a quello che dice. "rolleyes.gif

Tradotto dal libertyfirstese: sono troppo stupidi da poter essere anche cattivi. Il rasoio di Occham mi spinge a rifiutare tesi complottiste.

AGGIORNAMENTO - 1

4. La prossima speranza dell'umanità è Kim Jong Il

Dopo aver letto una sentita commemorazione funebre di Saddam, sono tornato:

"Dimentichi di elogiare Castro, Mugabe, Chavez e Ahmadinjad. I libertari non dovrebbero innamorarsi dei macellai, dimenticando che è molto meglio la vita in un paese Occidentale che sotto quei porci, altrimenti faremmo la fine di Herbert Marcuse, dicendo che non ci sono differenze tra la vita nei gulag e nei paesi Occidentali; altrimenti, qualcuno potrebbe dire di quei dittatori erano "vecchi alleati dei libertari"... difficilmente un passo avanti per la libertà.
"
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sabato, 30 dicembre 2006
"Durante la grande carestia russa del 1891, i mugiki muoiono come mosche, a centinaia di migliaia. Tolstoj, Cechov e altri scrittori cercano di organizzare interventi di soccorso; alcuni studenti, numerosi cittadini ed esponenti del clero si uniscono a loro e finiscono per costringere lo zar a partecipare a una vasta azione umanitaria. A Samara, epicentro del flagello, un giovane avvocato, con la barbetta e un'oratoria infuocata, condanna questa volontà di portare aiuto. Al diavolo la compassione! Meglio, sostiene, che i contadini perdano le loro illusioni, disperino di Dio e dello zar, tocchino l'abisso della disperazione, meglio che vedano morire le loro famiglie, che crepino di fame."

tratto da "Il Discorso dell'Odio", di Andrè Glucksmann.

Chi era l'avvocato in questione? Lenin.
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sabato, 30 dicembre 2006
Ho letto un interessante articolo di Larry Sechrest su uno sconosciuto episodio storico*, che parla delle navi da guerra costruite con fondi privati durante la quasi - guerra USA - Francia del 1798-1800: "The Privately Funded Warships of the U. S. Navy: Blowing Holes in Public Goods Theory".

All'epoca, la U.S. Navy aveva otto fregate (navi da 2000 tonnellate con 50-100 cannoni) e quattro corvette (navi più piccole, meno armate, più veloci). Molti cittadini da molte città portuali, i cui commerci erano danneggiati dal privateering^ francese, finanziarono cospicuamente la costruzione di navi militari. Con questi fondi furono costruite cinque fregate e quattro corvette: di fatto quasi un raddoppiamento della flotta militare USA dell'epoca.

In effetti, sul piano economico, non c'è motivo di credere che la difesa dei mari comporti problemi di beni pubblici: ogni porto è interessato alla sicurezza delle navi che vi transitano, e ogni mercante è interessato alla sicurezza delle proprie merci. Bonifica dai pirati, scorta alle flotte commerciali o altro sono tutti servizi§ il cui valore economico è così evidente che la necessità di una marina statale in questi compiti potrebbe benissimo essere un mito. Come al solito, mi mancavano esempi storici credibili... invece mi pare di averne trovato uno discreto. Peccato che fino a ieri non sapevo neanche che c'era stata una quasi - guerra...

Se esistono diversi ambiti della difesa per cui non si hanno problemi di beni pubblici, allora esistono interi"pacchetti" di servizi di difesa privatizzabili, e in cui la coercizione statale contro i propri cittadini (tassazione, monopolio del servizio) è superflua. L'articolo va ben oltre (infatti si considera il "patriottismo", e non solo la difesa degli affari), però, ed afferma che, l'esempio storico falsifica la teoria.

E la cosa non stupisce, visto che, secondo la teoria economica ortodossa:

  • non dovrebbero esistere fari privati (e invece sono esistiti);
  • non dovrebbe esistere un mercato delle auto usate (Akerlof);
  • apicoltori e floricoltori non potrebbero accordarsi per scambiare servizi di impollinazione;
  • le persone dovrebbero rispondere egoisticamente agli ultimatum games.
Tutte e quattro le previsioni sono scorrette, ovviamente. Io di auto usate ne ho addirittura due.

* A dir la verità, per me tutti gli episodi storici sono sconosciuti.

^ I "privateers" erano privati, finanziati da un governo, che attaccavano le navi dei paesi nemici in tempi di guerra.

§ Di fatto, sono servizi analoghi alla security nei supermercati, alle guardie private nelle banche e nei negozi, e ai controlli in porti e aeroporti: difficile vedere problemi di beni pubblici in questi ambiti.
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sabato, 30 dicembre 2006
Prima di Natale non avevo avuto tempo di gironzolare per il centro, cosa che in effetti non facevo da un paio di mesi. Ero così disabituato a camminare che mi sono perso tra i vicoletti compresi tra il Ghetto e Trastevere, non riuscendo a trovare Circo Massimo... Ma, approfittando del tempo libero, oggi ho comprato addirittura cinque libri.

Bruno Lai, "Contro Popper"
, Armando Ed.

Sembrerebbe una raccolta di scritti su come è stato trattato Popper dagli intellettuali italiani. Speravo fosse un libro di critica a Popper. Nella seconda edizione di questo libro magari ci starò anch'io.

Timothy Mason, "La Politica Sociale del III Reich", Bruno Mondadori Ed.

Spero di trovare informazioni dettagliate sullo Stato Sociale nazista, e un'analisi di come questo può essere impiegato come strumento di controllo sociale. Ricordiamo infatti che gli inventori dello Stato Sociale furono gli Imperatori Romani, col motto "Panem et Circenses", segno che dispotismo e giustizia sociale sono storicamente molto legati. Temo però che l'autore sia un socialista.

James Buchanan, "I Limiti della Libertà", Rusconi Editore

Quel poco che ho letto di Buchanan non me lo fa apprezzare molto: del resto, per me il liberalismo democratico è un controsenso. Comunque, prima di criticare devo capire, e spero che il libro sia interessante.

Andrè Glucksmann, "Il Discorso dell'Odio", Piemme Editore

Il testo dei Kreator mi ha portato fortuna. Sfogliando le prime pagine, ho avuto l'impressione che sia un libro interessante.

Fernand Braudel, "Capitalism and Material Life, 1400 - 1800", Fontana / Collins

Storia economica. Mi era stato consigliato, l'ho messo sul comodino insieme agli altri quaranta libri da leggere a breve. La mia bulimia bibliofila comincia a metter in pericolo la stabilità strutturale delle mensole di legno nella mia stanza. Chiamate i San Bernardo al primo smottamento.
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giovedì, 28 dicembre 2006
Un ragazzo e una ragazza, dotati entrambi di casco integrale, arrivano in moto e parcheggiano; scendono dalla moto senza togliersi il casco, vanno alla più vicina farmacia, comprano dei profilattici al distributore automatico, e ripartono.

Spero per loro che stanotte se lo tolgono.
postato da: Libertarian alle ore 23:48 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, 28 dicembre 2006
Violent Revolution

Society failed to tolerate me
And I have failed to tolerate society
Still I can’t find what you adore
Inside I hear the echoes of an inner war
Nothing can take the horror from me
Your sick world the loss of all morality
My hate has grown as strong as my confusion
My only hope my only solution
is a Violent Revolution

Violent Revolution, Violent Revolution
Reason for the people to destroy

I do not need a cause for my rage
I just despise the nature of the human race
When all I see is repulsion and hate
Violence becomes my only friend, my saving grace
When love is lost beyond your control
A pale shadow of lust can not enlight your soul
So keep your ice cold bitter illusions
I don’t need your empty world my only solution
is a Violent Revolution

Violent Revolution, Violent Revolution
Reason for the people to destroy

Beauty is no more it’s all gone
And utopia will not come
Trust I can not feel, only pain
And my burning mind has gone insane

Kreator, Violent Revolution, 2001 (Thrash/Death Metal)

V'assicuro che la canzone è molto bella, peccato per il testo... Comunque, la domanda è: quale stadio dell'odio è descritto da questo testo?

P.S. Sono quasi convinto che gli autori del testo avessero intenti ironici, ma chissà quante persone lo hanno preso sul serio... mo' nun famo come i du' fan dei Carcass che so' finiti 'n galera pe' ave' messo 'n pratica "E....e to Consume"...

Testo tratto da Dark Lyrics
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giovedì, 28 dicembre 2006
Mi comincio a preoccupare.

Il mio ultimo pensiero prima di andare a dormire, ieri sera, è stato: "Perchè questa funzione è implementata con il costrutto friend?".

Il mio primo pensiero dopo essermi svegliato, questa mattina, è stato: "Come fa il costrutto this ad allocare dinamicamente memoria?".

Immagino, a questo punto, di aver sognato migliaia di constructors e destructors che gironzolavano per l'universo...

C'è una cura?
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mercoledì, 27 dicembre 2006
Un tema fortemente legato alla critica liberale dei diritti positivi è quello dell'obiezione di coscienza. In una società liberale, nessuno ha il dovere di offrire beni e servizi a qualcun'altro. Come corollario, il diritto di abortire non contempla il diritto di trovare un medico abortista, men che meno il diritto di trovare un contribuente per finanziare l'intervento.

Ogni medico ha tutto il diritto di rifiutarsi di praticare aborti, e ogni ospedale ha il diritto di autoregolamentare i propri interventi.

Può darsi che ciò implichi che in un intero paese, cattolicissimo, non esistano strutture per effettuare aborti. La soluzione di libero mercato a questo "problema" (in realtà, non è un problema, ma una libera scelta) è... Ryanair. Ma vediamo nei dettagli cosa succederebbe.

Ad ogni riduzione del numero delle cliniche abortiste, corrisponde un aumento del valore marginale delle cliniche abortiste rimanenti: si alzerebbe il prezzo degli aborti, e i profitti delle cliniche abortiste aumentano*... in pratica, è altamente improbabile che le cliniche abortiste spariscano dall'intero territorio. A meno che qualcuno non le vieti per legge... ma, a questo punto, non sarebbe più libero mercato.

Sul libero mercato è anche pensabile organizzare raccolte di fondi per finanziare gli infantic... ehm... gli aborti altrui, nel caso in cui i genitori siano poveri. Chiaramente, non è questo quello che intendono i fautori dei diritti positivi: è facile, del resto, essere generosamente compassionevoli con i soldi altrui, come diceva Rothbard.

* Sto supponendo una domanda di aborti inelastica, cosa abbastanza probabile... se la domanda è elastica, i clienti delle cliniche abortiste direbbero "Oggi volevo abortire, ma se non mi fanno lo sconto, non lo faccio, e porto i soldi al parrucchiere". Improbabile. Appunto.
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domenica, 24 dicembre 2006
Mi sono imbattuto in un passaggio di Kant che parla di una distinzione concettuale ormai passata di moda: quella tra forma di sovranità e forma di governo, e, cioè, tra democrazia e libertà.

In "Perpetual Peace: A Philosofical Sketch" del 1795, Kant scrive (traduzione mia):

"Per non confondere la Costituzione Repubblicana con quella Democratica (come accade di frequente), bisogna notare ciò che segue. Le forme dello stato (civitas) possono essere divise o in base alle persone che detengono il potere sovrano o in base al modo in cui l'amministrazione è esercitata sul popolo dal sovrano, chiunque esso sia.

La prima distinzione riguarda la forma della Sovranità (forma imperii), e ci sono solo tre forme possibili di questa: autocrazia, dove uno solo, aristocrazia, dove alcuni associati assieme, o democrazia, dove tutti coloro i cittadini, detengono il potere sovrano. Essi possono essere caratterizzati rispettivamente come il potere del monarca, della nobiltà e del popolo.

La seconda divisione riguarda la forma di governo (forma regiminis) e si basa sul modo in cui lo stato fa uso del suo potere; questo modo è basato sulla costituzione, che è un atto della volontà generale attraverso il quale molte persone possono diventare una nazione. Da questo punto di vista, il governo può essere repubblicano o dispotico.

Il Repubblicanismo è il principio politico della separazione del potere esecutivo (l'amministrazione) dal legislativo; il dispotismo è quello dell'esecuzione autonoma da parte dello stato delle leggi che ha esso stesso decretato. Quindi nel dispotismo la volontà pubblica è amministrata dal sovrano, e a suo arbitrio.

Delle tre forme di stato, quella della democrazia è, propriamente parlando, necessariamente un dispotismo, perchè stabilisce un potere esecutivo in cui "tutti" decidono per o anche contro una persona che non è d'accordo; cioè, tutti, che non sono poi tutti, decidono, e questa è una contraddizione della volontà generale con sè stessa e con la libertà."

E' sempre Ostrowski, "Does Democracy Promote Peace?".

Al di là di alcune distinzione concettuali appartenenti alla mitologia politica (volontà generale, nazione, sovranità), direi di poter concordare su tutta la linea. La democrazia è necessariamente una forma di dispotismo. Kant Dixit.
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categoria:filosofia politica