L'aborto termina una vita senza l'assenso dell'interessato. Il suo status dal punto di vista liberale è quindi dubbio. E' possibile giustificare l'aborto asserendo che la donna non uccide il feto, ma si libera semplicemente di un estraneo (che poi possa o meno sopravvivere all'esterno è un problema di "giustizia sociale", che ai liberali non interessa, ma questo argomento, per quanto molto buono, non è particolarmente forte, una volta che si prende in considerazione il fatto che "l'estraneo" non è entrato lì per sbaglio, tranne nel caso di violenza sessuale.
Penso che il problema vada deciso in questo modo: in un omicidio, c'è la volontà della vittima e quella del carnefice, e bisogna prendere una decisione riguardante quale delle due volontà è quella legittima; nell'aborto, invece, non si può in alcun modo parlare di volontà del feto e dell'embrione: la scelta è tra volontà della madre e volontà di un'autorità esterna, il legislatore.
In una società liberale, quindi, è verosimile che l'aborto sia legittimo, con due caveat: è possibile che un primario cattolico lo vieti nel suo ospedale, che un dottore cattolico faccia obiezione di coscienza, e che un contribuente cattolico si rifiuti di pagare le tasse per finanziare questi interventi. Tutte queste posizioni sono coerenti con il liberalismo.
D'altra parte, i movimenti filoabortisti potranno finanziare gli aborti delle madri povere, per salvarle dalle mammane: è un loro diritto. Anche se è facile essere molto generosi con i soldi altrui, come succede con lo stato sociale, non c'è nulla, tranne la possibilità di far pagare il conto a terzi, che impedisca a chi vuole di finanziare politiche simili in una società liberale.
Alcuni si chiederanno cosa si potrebbe fare per abortire se tutti i medici fossero anti-abortisti. La risposta è molto semplice: si va dalle mammane. Può sembrare cinico, ma l'obbligo di eseguire interventi che si ritengono immorali è una forma di schiavitù. L'aborto non è un diritto positivo: il diritto di abortire è il diritto non essere costretti a non farlo con la forza.
E' comunque evidente che, in un mercato libero, sarebbe altamente improbabile che tutti i medici fossero anti-abortisti: infatti l'unanimità è un qualcosa di estremamente raro. Solo lo stato, imponendo una decisione unica a tutte le persone, riesce a trasformare un problema semplice in un casotto.
In una società libera, la situazione sarebbe simile a quella attuale, dove ci sono paesi dove si può abortire e paesi dove è vietato. Solo che non bisogna espatriare: è possibile che due cliniche della stessa città seguano infatti due politiche diverse sull'argomento.
Destatalizzato l'aborto, l'argomento "io pago, quindi ho il diritto di vietarlo" verrebbe svuotato di significato. Eventuali significati simbolici, in termini di legittimazione, dell'intervento dello Stato in materia sparirebbero*. In questo caso, i liberali dovrebbero semplicemente guardarsi da chi, abortista, è contrario alla libertà di coscienza, e da chi, anti-abortista, continuerebbe a voler imporre politicamente (cioè a tutti, su tutto il territorio sovrano) un divieto totale.
* Nota moralista: con la bassa natalità che abbiamo, l'aborto è veramente uno spreco di risorse.