Secondo le teorie anarco-capitaliste, la Difesa (cioè relativi alla difesa dei diritti di proprietà dalle aggressioni da parte di organizzazioni criminali e organizzazioni politiche, sempre che la distinzione abbia significato) può essere considerata un servizio erogabile sul mercato, e una possibile forma che può assumere questo mercato è quella di assicurazione.
Un proprietario vuole difendere la sua proprietà da aggressori esterni. Per fare ciò, spende una parte della sua ricchezza in allarmi, fucili e corsi di karate. Per motivi di efficienza (la solita divisione del lavoro), però, è probabile che preferisca pagare un'azienda specializzata nella fornitura di servizi difensivi. In questo modo, invece di pagare l'istruttore di Karate, può pagare dei vigilantes (cioè, dei poliziotti).*
Un ulteriore possibile sviluppo è la forma contrattuale assicurativa: il proprietario, infatti, può firmare con una società di assicurazioni un contratto in cui la società si impegna, in cambio di un premio assicurativo, a difendere la proprietà in questione, oppure a risarcire il cliente per la perdita.
Il premio misurerà la quantità di protezione che il proprietario sarà disposto a pagare. E con quel premio, l'assicurazione sarà in grado di rendersi conto dell'effettiva vantaggiosità di:
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Investire in prevenzione,
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Difendere la proprietà,
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Pagare il risarcimento.
Uno dei vantaggi di una tale soluzione è che, grazie al mercato dei servizi difensivi, si potrebbe ottenere un livello "efficiente" ed economicamente razionale di difesa dalle aggressioni. Ci si potrebbe chiedere, infatti, fino a che punto un cittadino della City possa essere interessato a finanziare la liberazione delle isole Falkland. La risposta a questa domanda, in linea con la tipica irrazionalità della politica, è che, finchè lo stato interviene, è impossibile stabilire costi e benefici e prendere decisioni.**
Di vantaggi in termini di efficienza ed efficacia, rispetto delle preferenze individuali, ed equilibrio dei poteri (non essendoci un monopolio della forza), sotto l'ipotesi che un tale equilibrio possa venire ad esistere e mantenersi, potrebbero essercene.***
Di fatto, se le assicurazioni non vogliono pagare troppi risarcimenti, devono non assicurare i clienti pericolosi. D'altra parte, se il sistema funziona, è verosimile che queste assicurazioni sarebbero potenti. Quindi avremmo un possibile equilibrio in cui i criminali (o gli abitanti delle zone poco difendibili strategicamente) non hanno assicurazione, e le persone oneste (e abitanti in regioni facilmente difendibili) sono protetti da tante organizzazioni di Difesa esternamente simili ad uno stato, ma senza monopolio legale, in concorrenza tra loro, in un mercato aperto e in cui la partecipazione non è obbligatoria (queste caratteristiche le differenziano da uno stato).
Se le grandi dimensioni delle assicurazioni non trasformassero il tutto in uno stato vero e proprio, e se la difesa si rivelasse un servizio erogabile sul mercato, allora vorrebbe dire che lo stato non è necessario. Dubito che si possa dare una risposta a questa domanda dal punto di vista teorico.
Le assicurazioni, come aziende, esistono già, si occupano di moltissime cose, e agiscono su scala globale. E' possibile applicare una logica attuariale alla difesa?
La prima condizione è che le assicurazioni si comportino come tali, e non come stati (o mafie, che dir si voglia): se i premi sono premi, e non racket, e se i risarcimenti sono pagati seriamente, allora il precedente discorso è valido.
Nel momento in cui si effettua l'outsourcing dell'uso della forza, però, si crea il problema degli equilibri di potere. Mentre è difficile pensare che un mondo di cowboy armati di Winchester possa dar luogo a squilibri tali da generare tendenze centripete e autoritarie, la stessa cosa non è pensabile con le assicurazioni, date le loro dimensioni.
E' pur vero che le assicurazioni si contendono i clienti, e che questi sono liberi di non patrocinare una certa assicurazione. Questo aiuta, soprattutto se l'assicurazione opera su scala globale. Infatti, o l'assicurazione conquista tutto il mondo (cosa fattualmente impossibile), oppure aggredisce alcune persone (abitanti in una regione). Ma nel secondo caso, l'unico realistico, deve fare in modo che i clienti nel resto del mondo non vadano a finanziare altre assicurazioni, più affidabili (e che non devono pagare le spese militari di aggressione).
Questo sistema può essere lungimirante, sicuramente più della politica internazionale attuale (non ci vuole molto, del resto): infatti ogni forma di riarmo, prevenzione e suasion (dissuasion/persuasion) verrebbero ad essere viste dai mercati (cioè dai consumatori) come forme di investimento, e valutate in base alla loro utilità per i clienti.
D'altra parte, la necessità di queste grosse organizzazioni specialistiche deriva dagli stessi motivi per cui esistono, in parallelo a semplici forze di polizia o milizie locali, anche eserciti specialisti: la maggiore efficienza della divisione del lavoro e le economie di scala. E' quindi ipotizzabile che si possa avere un equilibrio in cui a livello locale agiscono piccole imprese di sicurezza, e a livello globale agiscano grandi assicurazioni.****
Storicamente, però, la difesa non ha mai assunto la forma di un servizio assicurativo, con la possibile eccezione, forse, del codice di Hammurabi, dove pare che le vittime di furto venivano risarcite dallo stato. La forma di difesa tipica delle società umane è infatti non l'assicurazione, ma l'orda: gli stati possono essere visti come tribù, con un capo militare (che cambia ogni tot anni), risorse umane ed economiche illimitate (potenzialmente, ogni uomo può essere spedito al fronte, e ogni uomo può essere costretto a lavorare per finanziare il fronte), una casta di "sacerdoti" che si occupano di indicare il nemico e dirigere l'opinione pubblica. Questo era evidente soprattutto nel periodo che va dall'Imperialismo alla Seconda Guerra Mondiale. Le cose sono continuate così fino alla Guerra Fredda, perlomeno negli USA (l'Europa si è castrata per auto-impedirsi di auto-danneggiarsi ulteriormente... :-D), e non c'è motivo per credere che sarà diverso in futuro.
E' probabile che l'irrealismo (vero o presunto) della letteratura anarco-capitalista derivi anche dal pensare alla guerra in termini assicurativi e non in termini di "orda". Come difendersi da un'orda, come trasformarla in un'assicurazione, come funzionerebbe un'assicurazione... sono tutte tematiche importanti per chi è interessato in materia (per chi è estremista solo a parole, come me, tematiche giuridiche ed economiche sembreranno decisamente più interessanti).
La forma tribale di organizzazione, basata sull'autorità e non sulla divisione del lavoro, ha lasciato spazio alla Grande Società in moltissimi campi (come l'economia). Sebbene negli ultimi 150 anni la tendenza si sia invertita, non c'è ragione di credere che questa tendenza verso lo stato totale sia legata a necessità sociali: è più verosimile che si tratti di semplici dinamiche di potere e dell'effetto di errori concettuali ed ideologici, in genere finanziati dallo stato. Fermo restando che l'80% di ciò che fa lo stato è inutile o dannoso, e di questo esiste vasta evidenza teorica e storica, ci sarebbe da chiedersi se l'orda sia una necessità sociale ineliminabile, perlomeno nel campo della difesa (o, schmittianamente, della "politica").
E' intellettualmente stimolante riflettere sul fatto che lo stato minimo possa essere l'ultima istanza di una qualche reliquia barbarica, così "naturale" che nella storia non è quasi mai esistita un'alternativa culturale più efficace. Comunque, come dicevo prima, si tratta di fantasticherie, alla stessa stregua dei sogni metafisici di sovranità del popolo, identità tra governati e governanti, e democrazia totale senza lobby e corruzione...
Anche se la teoria della difesa in un sistema anarchico si rivelasse irrealistica, ha comunque il merito di consentire una separazione concettuale tra le idee di stato, difesa, sicurezza, politica... confusioni su cui la politica ha costruito la sua onnipotenza.
* E' verosimile che le comunità locali abbiano anche dei "volontari" che si occupano di sicurezza. Le milizie americane del periodo post-rivoluzionario non sembra soffrissero di insufficiente manodopera. Soffrivano, quello sì, di insufficiente organizzazione militare.
** Ci si potrebbe chiedere, d'altra parte, se l'organizzazione di tipo assicurativo dei servizi difensivi, che probabilmente lascerebbe ad esperti (gli assicuratori) i problemi strategico-militari, sia in grado di farsi patrocinare dai propri clienti nel momento in cui tali esperti elaborano la loro "strategia geo-politica". Grazie al sistema dei prezzi, nessun assicuratore accetterà clienti con comportamenti pericolosi. D'altra parte, tutti cercheranno un modo di far pagare i costi della difesa a qualcun'altro, sfruttando eventuali esternalità positive. Questo, tra l'altro, è proprio quello che succede con lo stato.
*** Secondo Carl Schmitt, l'essenza della politica è la scelta di amici e nemici. Attualmente, la scelta è operata dai governi (tutto sommato alla cieca). Nel sistema ora descritto, sarebbe operata dalle assicurazioni, con la guida di strumenti contabili (che, per l'appunto, svolgerebbero la doppia funzione di INDICARE costi e benefici agli agenti, e SEGNALARE le opinioni di questi agenti). Il "nemico" è deciso direttamente dai manager, e, indirettamente, dai clienti che finanziano le agenzie di protezione. Non c'è nulla, partendo dalla definizione di "politico" data da Schmitt, che indichi che questo abbia qualcosa a che fare con lo stato. Quindi definire "politica" l'anarco-capitalismo è un problema puramente lessicale.
**** La necessità della razionalità indotta dal calcolo economico è evidente soprattutto su scala globale. A livello locale, forme di difesa più "face-to-face" possono essere valide, perlomeno per certi tipi di minaccia. E' strano che molti anarco-capitalisti, che spesso conoscono bene la teoria Austriaca, non capiscano la probabile necessità di grandi organizzazioni nell'ambito della difesa. In fin dei conti, se il libero mercato delle automobili non è fatto da diecimila produttori grossi come la Aston Martin, ma da una decina di produttori come la Fiat, non si vede perchè il libero mercato della difesa debba essere composto di "minute men" invece che da organizzazioni di dimensioni più ragguardevoli.