it's a month for catching tan!
Dopo aver parafrasato gli Ace of Base (solo ad Agosto un metalllaro come me può abbassarsi a questo punto...), vi auguro buone ferie!
BLOG CHIUSO FINO AL PRIMO SETTEMBRE
(più o meno)

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Il pediatra chiese ad un bambino di sei anni che guardava molta TV: "Se avessi un paio di euro, come li spenderesti?"
Il ragazzo rispose: "Comprerei una scatola di Tampax!"
Il dottore, stranito: "Tampax? E che ci faresti?"
Al che il bambino rispose: "Beh, non lo so di preciso, ma sicuramente valgono un paio di euro. In TV dicono che con un Tampax puoi andare in piscina, andare a cavallo e andare a sciare ogni volta che vuoi!"
I controlli sui prezzi si autosconfiggono, anche nel breve termine: è per questo che addirittura i keynesiani non hanno proposto una tale "soluzione". E se neanche loro hanno mai avuto un'idea del genere... vuol dire che l'idea fa veramente schifo.
L'inflazione ha purtroppo solo effetti nel lungo periodo. Peggio ancora: nel breve periodo gli effetti sembrano tutti positivi! Sommate il keynesismo alla demagogia tipica dei politici, e otterrete un mix di inflazione, debito pubblico, distruzione di risparmi, cattivi investimenti, indebitamente privato... praticamente, l'economia contemporanea.
Esiste una terza soluzione: i risparmi forzati. Lo stato può obbligare i cittadini ad investire una certa percentuale minima del proprio reddito, ad esempio, il 33% (come a Singapore).
I cittadini vorrebbero consumare, ma non possono, altrimenti vengono multati, incarcerati, torturati e fucilati (a seconda dei casi) dalle autorità. Quindi "risparmiano". La grande quantità di risparmi tiene giù i tassi di interesse, e consente grandi investimenti, e quindi accelera la crescita economica.
Ci sono vari commenti da fare. Normativamente, se i risparmiatori non vogliono risparmiare, è perchè preferiscono il presente al futuro con un certo grado di intensità. Costringerli a preferire il presente meno di quanto lo preferiscono ora (costringendoli ad accettare bassi tassi di interesse) significa violentare le loro preferenze. Significa, essenzialmente, che produrre, crescere, investire non sono beni assoluti, ma la conseguenza di determinate preferenze. Se si ritiene che l'economia dovrebbe servire a soddisfare le preferenze individuali, la coercizione dovrebbe limitarsi al difendere gli strumenti mediante i quali gli uomini cercano di realizzare i propri fini: difendere i diritti di proprietà. E basta. Se invece si vuole modellare la società come molle creta, allora questo ragionamento normativo non ha valore.
Positivamente, abbiamo che i risparmi forzati generano comunque una distorsione nel sistema produttivo. Infatti, se venissero tolti, ci sarebbe un immediato aumento dei tassi di interesse, un immediato aumento nei consumi, un'immediata riduzione dei risparmi. Molti piani di investimento verrebbero a mancare di beni capitali complementari per poter essere completati, e si creerebbe una crisi economica comunque.
C'è però una differenza col caso precedente: mentre prima, dopo la sbornia, si aveva sia una crisi nei consumi e negli investimenti, ora i consumi potrebbero aumentare (se la crisi negli investimenti non riduca troppo la capacità d'acquisto).
A differenza dell'inflazione, questa politica non incentiva i consumi, ma li deprime (è presumibile che una tale politica venga rafforzata con controlli che impediscano o riducano il prestito ad usura, deprimendo ulteriormente i consumi e aumentando i risparmi). In poche parole, una crescita economica di questo tipo, anche se produce un equilibrio instabile, è comunque meno distorcente dell'inflazione, che genera boom fittizi da tutte le parti, perlomeno finchè l'inflazione tiene... inoltre è meno "demagogica", proprio perchè non crea l'illusione di un'improvvisa prosperità.
Tra le politiche per la "crescita", questa è quella meno invasiva. Ciò non toglie che dal punto di vista dell'Economia del Benessere rettamente intesa (cioè, se si rispettano le preferenze individuali) non è giustificabile. Infatti è giustificabile soltanto se si ritiene la crescita un bene in sè, e se non si ritiene che lo scopo dell'economia sia soddisfare le preferenze individuale, e non imporre quelle di una qualche autorità arbitraria.
...Stiamo andando aff.. ohohoh!
Pare che i giovani alla pensione non arriveranno vivi. O perlomeno così pensa (e probabilmente a ragione) la Ragioneria dello Stato. QUI
Quanto detto in precedenza sulle limitazioni del tasso di interesse era l'ovvia conseguenza dei controlli sui prezzi. Lo stesso vale quando si controllano i prezzi del pane, del latte, dell'energia elettrica... Nel caso della moneta, però, abbiamo un'alternativa al semplice controllo dei prezzi: possiamo creare credito dal nulla.
Si tratta di una differenza notevole, e caratteristica della moneta: se lo stato fissa il prezzo del pane a 0.1€/Kg, il pane sparisce dal mercato, e al massimo lo troviamo nel mercato nero; se lo stato fissa il tasso di interesse al 2% e costringe tutti a rispettare tale vincolo, accade lo stesso (e avremo comunque un mercato nero del credito, a salvare un po' la situazione). Ma il pane non si può creare dal nulla, il credito sì: questa è l'inflazione monetaria.
L'inflazione monetaria (la crescita dell'offerta di moneta) ha due effetti sul tasso di interesse. Prima di tutto, spiazza i risparmi: gli investitori possono ottenere crediti sia dai risparmiatori, sia dal Poligrafico (è un metasemema, ovviamente: l'offerta di moneta è decisa dalla Banca Centrale, e ormai non è neanche più vero che deve essere stampata, visto che è elettronica). I risparmiatori, quindi, sentono la concorrenza sleale dei falsari, e il tasso di interesse diminuisce. Questo si chiama Effetto Wicksell. D'altra parte, l'aumento dell'offerta di moneta fa aumentare i prezzi, e l'aumento dei prezzi fa aumentare i tassi di interesse nominali (non quelli reali). Questo effetto si chiama Effetto Fisher.
Tralasciamo l'effetto Fisher, e focalizziamo l'attenzione sul primo: il tasso di interesse diminuisce, la domanda di investimenti aumenta, i risparmi diminuiscono. Sembra di trovarsi nella stessa situazione precedente. Ma qui c'è una differenza notevole: il gap tra investimenti e risparmi ora viene coperto dalla variazione dell'offerta di moneta. Quindi è possibile avere più investimenti e meno risparmi allo stesso tempo.
Siccome i risparmi diminuiscono, i consumi aumentano. Siccome gli investimenti aumentano, le aziende assumono. La struttura produttiva si allunga, e le nuove assunzioni fanno aumentare ulteriormente i consumi.
Abbiamo un boom economico. Come negli anni '20, come negli anni '90. L'inflazione monetaria ha effetti "positivi", perlomeno nel breve termine, sia negli stadi lontani dalla produzione, favorendo forti investimenti in settori industriali ad alto contenuto di capitale, o in strutture produttive molto lunghe, e favorendo il rinnovo e la sostituzione dei capitali fissi. L'inflazione monetaria, d'altra parte, aiuta anche i primi stadi di produzione, perchè anche i consumi aumentano.
Se dimentichiamo, per un istante, che il tutto si basa sul continuo aumento della massa monetaria, che tutti quegli investimenti sono ottenuti stampando soldi falsi, che il boom dei consumi è solo la conseguenza di errori di valutazione indotti dall'inflazione, che risparmi e investimenti camminano in direzioni opposte, che i bassi tassi di interesse facilitano condotte scriteriate quali investimenti rischiosi e pesanti indebitamenti finanziari, e che tale politica ha effetti rilevanti in un'economia aperta (cioè, sulla "globalizzazione")... possiamo anche fermarci qui ed esserne contenti.
Peccato che inflazione, errori imprenditoriali, squilibri macroeconomici, indebitamento, deficit commerciale, instabilità finanziaria e altre amenità hanno una qualche rilevanza, perlomeno nel lungo termine.
Se la struttura produttiva si abitua ad un eccesso di risparmi, quando questi vengono a mancare, gli investimenti si rivelano errati. La disoccupazione aumenta, e ci si accorge che per anni si è investito male, sprecando risorse scarse per via di un'illusione creata dall'inflazione monetaria. E' necessario, se non si vuole la depressione, continuare ad inflazionare, per creare il credito senza il quale la struttura produttiva si restringerebbe.
Ma l'inflazione, oltre a generare inefficienza e rischi, tende a generare aumenti dei prezzi. La cosa può essere poco visibile se, contemporaneamente, aumenta la produttività (per via della globalizzazione, di un'innovazione tecnologica, di cambiamenti nella struttura produttiva). Ma non è detto che sia così. E se si crea una spirale di inflazione, che genera ulteriori aspettative di inflazione, si può arrivare ad un collasso del sistema monetario, con conseguente iper-inflazione.
Ci si può chiedere se il gioco vale la candela. Non si può trovare una risposta univoca: dipende se si vive nel 1927 o nel 1931... ma è praticamente una certezza che il 1931 segue il 1927...
Fidanzato geloso fa ingoiare il cellulare alla fidanzata
P.S. Il fidanzato si chiamava Marlon Brando (non scherzo!)
Dopo aver posto come esempi della necessità dello stato un piccolo progetto di ingegneria nucleare (il Progetto Manhattan) e una costosa parata militare extra-orbitale (il Progetto Apollo), Carletto Darwin sembra aver trovato un esempio di ricerca scientifica che richiede l'esistenza di un qualche superstato globale, o di un agglomerato di stati-nazione, per poter essere completato: il CERN.
Sappiamo che, in linea di massima, lo stato può creare progetti di portata superiore alle aziende, perchè, invece di trovare l'accordo con consumatori, lavoratori, fornitori e investitori, si può limitare a derubare il contribuente.
Sappiamo, inoltre, che, sebbene lo stato sia in genere estremamente miope nelle sue politiche, in fin dei conti, non dovendo pagare gli interessi ai risparmiatori, può incidentalmente essere lungimirante.
Sappiamo che, comunque, lo stato non è in grado di impiegare le analisi costi/benefici per prendere decisioni, ed è quindi costretto ad essere enormemente inefficiente, se non altro perchè il suo principio di funzionamento (la tassazione) è di fatto equivalente ad una produzione di massa di esternalità.
Nonostante questi difetti, parrebbe che fornire una quantità di fondi arbitraria ad alcuni progetti, senza la possibilità di calcolarne costi e benefici, possa essere a volte un'attività utile. Parrebbe quindi che esistono dei casi in cui la guida della ragione (analisi costi/benefici) debba cedere il posto alla pura fede (e.g. "nel 2065 inventeranno una tecnologia per toccare le tette alla nipotina di Angelina Jolie*, che vive ad Hollywood, direttamente da casa nostra").
Contro questo argomento non esistono argomenti economici validi: se uno dice che dare uno schiacciasassi ad un cieco è meglio che non usare per niente lo schiacciasassi, vorrà dire che benefici inestimabili (non perchè eccessivi, ma perchè non valutabili) non sono compensati dall'irrazionalità del tutto.
Questo ragionamento è però il classico martello pneumatico per distruggere noccioline: stiamo parlando infatti di un piccolo ente pubblico con meno di 4000 dipendenti e 600 milioni di euro di budget... roba che migliaia di ricchi in tutto il mondo sarebbero in grado di finanziarlo di tasca propria... roba che potrebbe finanziarsi con le ricadute della ricerca (il grid computer a qualcosa servirà, o serve solo a fare calcoli sugli incidenti stradali tra muoni?), o con servizi sussidiari venduti a terzi (analisi, know how, formazione...), o con fondi di università... non dico che basta l'associazione amici della fisica, però...
Insomma, con tutti i Nerd che ci sono in giro, possibile che non se ne trovino un milione disponibili a dare 50€ al mese ad un progetto così grandioso? Magari solo per la ricompensa di vedere il proprio nome stampato sulle mattonelle dei bagni dell'Accademia delle Scienze di Stoccolma?
In ogni caso, il problema esiste: il mercato non risolve tutti i problemi da solo (forse), c'è bisogno di un po' di impegno individuale... e questo argomento atterrerebbe ed atterrirebbe ogni homo oeconomicus in giro per la faccia della Terra (se ve ne sono). Ma tanto io sono Austriaco...
Conclusione normativa: perchè far tintillare le manette contro il contribuente, quando basta un po' di sforzo?
P.S. Adotta un fisico! Convinci un americano a dare 600 milioni dei 33.6 miliardi di dollari che ogni anno gli americani danno in beneficenza privatamente al CERN invece che in Africa. Ne faranno un buon uso! DATI
* Nel 2065 la nipotina della Jolie avrà una trentina d'anni, quindi non è pedofilia.
Il modo più semplice per abbassare i tassi di interesse è multare, incarcerare, torturare e fucilare chiunque chieda tassi superiori ad un certo tetto massimo fissato dalle autorità.
Questo tentativo è completamente fallimentare. E comporterà un aumento del tasso di interesse vigente nell'economia, un razionamento di capitale e una riduzione della crescita economica (quando non una distruzione di capitale).
Supponiamo che il tasso di interesse di mercato all'equilibrio sia pari al 5%. Supponiamo che, a questo livello del tasso di interesse, risparmi e investimenti siano uguali (altrimenti che equilibrio è?), e pari ad un miliardo di dollari.
La quantità di risparmi aumenta col tasso di interesse, perchè i risparmiatori sono retribuiti maggiormente e sono quindi maggiormente incentivati a risparmiare. Per semplicità, immaginiamo che il tasso di interesse sia pari a N punti percentuali e il livello di risparmi in miliardi sia R=0.2*N. La quantità di investimenti diminuisce col tasso di interesse, perchè gli investitori pagano di più per ottenere i risparmi, e più gli interessi sono alti peggio è per loro. Per semplicità, immaginiamo che il livello di investimenti in miliardi di dollari sia I=2-0.2*N.
All'equilibrio, e senza controlli dei prezzi (altrimenti l'equilibrio è irraggiungibile), abbiamo R=I, e, quindi 2-0.2*N=0.2*N, e quindi N=2/0.4=5%.
Se le autorità fucilano chiunque chieda più del 3%, i risparmiatori rimanenti risparmieranno R=0.2*3, cioè 600 milioni di dollari. Quindi, 400 milioni di dollari di risparmi verranno a mancare. D'altra parte, a quel tasso di interesse, gli investitori chiederanno I=2-0.2*3, cioè 1.4 miliardi di dollari. Si crea un deficit di risparmi pari a 800 milioni di dollari.
Conseguenza #1: siccome non si può investire ciò che non è stato risparmiato, gli investimenti non crescono, ma diminuiscono, e quindi l'economia non cresce di più, ma di meno, o addirittura decresce. Questo primo risultato del controllo dei prezzi è tipico di tutte le forme di controllo dei prezzi.
Ma c'è di più. I differenziali di prezzo tra stadi di produzione sono legati ai tassi di interesse in questo modo: se esistono risparmi disponibili, verranno investiti ove il differenziale è maggiore, diminuendo tali differenziali. Se i risparmi vengono a mancare, non ci sarà più modo di investire! Ma quindi questi differenziali saliranno! Siccome tali differenziali sono il tasso di interesse, questo significa che i controlli dei prezzi fanno salire il tasso di interesse.
Il gioco di parole (un tetto massimo sul tasso di interesse fa aumentare il tasso di interesse) è dovuto a due differenti significati della parola: il tasso di interesse controllato dalle autorità, infatti, non è quello che si esplica nei differenziali di prezzo tra stadi di produzione, ma quello riportato nei contratti di transazione creditizia. In poche parole, non si controllano i differenziali di prezzo, ma le transazioni che servono a riportare all'equilibrio questi differenziali.
Dovendosi accontentare di risparmi in meno (600 milioni anzichè un miliardo), i differenziali di prezzo saliranno al 7%! Infatti per quel valore dell'interesse, gli investimenti sono pari ai risparmi. Questo è un grosso vantaggio per coloro che riusciranno ad ottenere credito, perchè guadagneranno il 7% e ne pagheranno il 3%, ma solo 0.6 miliardi di investimenti potranno approfittare di questo margine, mentre gli altri 0.8 miliardi non potranno sussistere.
Conseguenza #2: un tetto sul tasso di interesse nelle transazioni creditizie aumenta, e non diminuisce, il tasso di interesse, inteso come differenziale di prezzi tra stadi di produzione.
La struttura produttiva si accorcia, l'economia regredisce per mancanza di capitali. E inoltre si crea un mercato nero mostruoso, una corruzione mostruosa, eccetera...
Una tale conseguenza è così evidentemente nefasta che nessuno al giorno d'oggi propone cose del genere. La "salvezza" è che le conseguenze negative sono così evidenti, anche nel breve termine, che anche il più miope dei politici non può non notarli. Non così per altri modi di "accelerare la crescita".
Scusate se sono un dottrinario. Ma affibiare la parola "liberale" a chi aumenta la spesa pubblica esponenzialmente mi sembra una truffa.
Normalizzando al valore del dollaro del 2000, questo è l'andamento degli outlays (spese) del governo federale americano dal 1980 (elezione di Reagan) al 1988 (elezione di Bush Jr).
| ANNO | SPESA |
| 1980 | 590 |
| 1981 | 680 |
| 1982 | 750 |
| 1983 | 810 |
| 1984 | 850 |
| 1985 | 950 |
| 1986 | 990 |
| 1987 | 1000 |
| 1988 | 1060 |
In percentuale di PIL, stavamo al 21.7 nel 1980, per arrivare al 21.3 nel 1988. Passi avanti? Minuscoli. In compenso, una spesa pubblica sopra il 22% non si vedeva dal 1946, e Reagan ci riuscì dal 1981 al 1986. Cinque anni di fila. Reagan il liberista: un mito del tutto ingiustificato?
AGGIORNAMENTO
Tempo fa mi ero chiesto se era più liberale Clinton o Reagan. La domanda era scherzosa. Poi ho visto questo. Se fossi americano, dovrei scegliere tra astensione e voto blu.

I dati non sono aggiornati per l'inflazione. Ma si vede che:
Io preferisco Clinton... che ha pure conseguito un attivo di bilancio (in mezzo ad un boom economico non è che sia tanto difficile...).
Questi dati non sono aggiustati per l'inflazione, e non si capisce se l'aumento percentuale è anno per anno o per legislatura. Nel secondo caso, non si capisce se si considerano doppie legislature o una media. A giudicare dai dati riportati in precedenza, sono aumenti annuali (comunque non aggiustati per l'inflazione).
Chi segue questo blog conosce i miei tentativi amatoriali di spiegare la situazione macroeconomica mondiale alla luce delle teorie della Scuola Austriaca, la cui comprensione da parte mia si fa via via più profonda, ma sempre insoddisfacente rimane.
Phastidio ha scritto un bel post su come aumentare i tassi di risparmio americani, i cui valori bassissimi (negativi!) sono fonte di notevolissimi squilibri a livello macroeconomico.
L'articolo è interessante, e mi ha ispirato una domanda. Prima di formularla, però, mi tocca rompervi le scatole con un po' di Economia Austriaca. Se volete passare direttamente alla domanda, saltate la parte scritta in caratteri piccoli (tanto mica dovete firmare un contratto!)
Gli americani risparmiano poco per via della politica monetaria che riduce i tassi di interesse reali degli investimenti. Come in tutti i boom inflazionistici, investimenti E consumi crescono assieme (come negli anni '20 e negli anni '90). Questo genera una struttura produttiva molto capital-intensiva, lunga, "round-about"... questa struttura produttiva è però insostenibile, se l'inflazione monetaria non continua a creare credito fiduciario per sostenerla. Ogni volta che un boom inflazionistico si blocca, sopravviene un bust. In un sistema puramente fiduciario è sempre possibile inflazionare, quindi di fatto negli ultimi decenni non ci sono state grandi recessioni (tranne negli anni '70, quando probabilmente nessuno credeva che il sistema avrebbe retto, come purtroppo ha fatto). Questa sostenibilità è legata in qualche modo alla globalizzazione, che permette di tenere a bada i prezzi e aumentare costantemente la produttività. Prima o poi questa situazione si rivelerà insostenibile. Prima o poi l'inflazione non basterà a tenere in piedi il castello di carte. Prima o poi il mondo sarà troppo piccolo per contenere tutti i dollari stampati da Bernanke.
La domanda è: posto che gli squilibri macroeconomici sono causati dall'assenza di risparmi, (a sua volta causata dalla politica monetaria), posto che una depressione si può impedire solo se si introduce il credito che serve a mantenere il boom, posto che non si può continuare in eterno a produrre credito mediante inflazione monetaria... è possibile pensare di riequilibrare l'economia americana aumentando i risparmi e, contemporaneamente, restringendo i cordoni dell'inflazione monetaria, in modo da ripristinare l'equilibrio finanziario?
Immaginatevi un'economia con una struttura del capitale così lunga e complessa da necessitare una quantità enorme di capitale circolante per mantenersi (e quindi risparmi). Immaginate che questo capitale circolante, che ora è credito inflazionistico, venga sostituito da risparmi reali (magari ottenuti, come dice Phastidio, sfruttando la coglionaggine umana messa in luce dall'economia comportamentale). Immaginate che l'inflazione monetaria, quindi, possa rallentare, SENZA causare quel tracollo della struttura produttiva implicito in una depressione.
Può funzionare? Sì e no. Secondo me ci sono buoni motivi per cui si possa attutire il colpo in questo modo. Ma ho tre dubbi.
1. Chi ci dice che i risparmi saranno sufficienti?
2. Siccome i consumi diminuiranno, è possibile che la crisi nel mercato dei beni di basso ordine (di consumo) crei problemi macroeconomici (tipo disoccupazione, o, hayekianamente "deflazione secondaria")?
3. Perchè i politici dovrebbero? L'inflazione fa comodo. L'unico motivo per convincerli e far loro notare che l'egemonia americana, nel lungo termine, è in pericolo. Ricordatevi che ai politici non frega nulla della società, quindi questo è l'unico argomento che capiscono.
Forse in futuro potrò essere meno pessimista...