Pinocchio ha deciso di perdere il suo tempo per confutare un articolo apparso su Il Caffè, ad opera di un certo Arnaldo Alberti, dal titolo "Perchè la ricchezza non è redistribuita?". Siccome anch'io ho molto tempo da perdere (sto in ufficio e l'Italia gioca... indovinate quante persone vedo intorno a me...), volevo aggiungere qualcosa.
La mediocrità dell'articolo è seconda solo alla sua supponenza. In compenso, posso approfittarne per commentarlo.
1. "La discrepanza fra la realtà oggettiva e la costruzione artificiale di un immaginario strumentale"
Tradotto in italiano: la "realtà oggettiva" sono le opinioni dell'autore dell'articolo; l'"immaginario strumentale" sono le opinioni di chi non è d'accordo con lui, che hanno torto perchè non sono d'accordo con lui, ma non per un qualche motivo razionale, ma solo perchè fanno gli interessi degli sfruttatori del popolo. Un argomento così patetico ha un vantaggio e uno svantaggio: se è letto da un coglione, può forse impressionarlo; se è letto da una persona intelligente, mostra che l'autore crede di esser letto solo da coglioni.
2. "colui che ha fede nella solidarietà e combatte il privilegio"
"Privilegio": condizione di chi ha vantaggi legali (cioè non è sottoposto alla legge come gli altri). Chi è il privilegiato in un'economia libera?
"Solidarietà": la "giustizia sociale" è quella che crea disoccupazione, tiene il Sud sottosviluppato, e danneggia i lavoratori poveri con la legislazione anti-dumping. Quando qualcuno vi parla di "giustizia sociale", state certi che vi sta prendendo in giro... si tratta della più grande ipocrisia che la mente umana abbia partorito.
3. "La supponenza dell'imprenditore ... sta proprio nel fatto che lui si crede il solo produttore di ricchezza"
Cosa? Chi? Quando? Come? Ma dove è il ragionamento? Da quando in qua interessi e profitto (non sono la stessa cosa) sono le uniche fonti di ricchezza? Ma chi lo ha detto? Ma in Svizzera la marijuana è libera?
4. "La ricchezza, negli ambiti finanziari ... si produce da sé, senza l'intervento del lavoro ... Niente di serio e razionale dunque"
Sui mercati finanziari occorrerebbe discutere, ma faccio notare che i mercati finanziari campano sull'allocazione intertemporale ed imprenditoriale delle risorse, cioè su interessi e profitti. Il fatto che il lavoro non c'entri (quasi) nulla non dovrebbe stupire nessuno, che abbia una conoscenza dell'economia post-scuola-elementare.
Chiaramente, per capire il mondo, occorre studiarlo, anche se è più facile scrivere una collezione di luoghi comuni e spacciarlo per una critica della società contemporanea. Se non lo si studia, non si avrà l'impressione di aver di fronte qualcosa di "serio e razionale", ma solo un caos caleidoscopico. E' per questo motivo che non mi stupisce che l'autore non consideri "razionale" la realtà economica...
Si noti anche la relazione, puramente immaginaria, tra lavoro e razionalità...
5. "Per le merci, i servizi e i beni di consumo, sono le macchine, i robot, l'elettronica che per la maggior parte questi beni li producono e li distribuiscono"
E le macchine chi le costruisce? I robot e l'elettronica sorgono per generazione spontanea? Ma perchè non si pensa prima di scrivere? Non viene in mente che il capitale di ordine N produce il capitale di ordine N-1, come ho spiegato nelle "lezioni" di Economia Austriaca, fino ad arrivare ai beni di consumo? Non viene in mente che macchine, robot ed elettronica sono beni capitali, frutto del lavoro e del risparmio, che poi diventano beni aventi valore d'uso (beni di consumo) per i percettori di reddito (chi contribuisce alla produzione finale)? Boh.
6. "L'uso dell'elettronica e delle macchine, a ragion veduta, avrebbe dovuto servire ad umanizzare il lavoro di chi ancora le sorveglia e le accudisce"
Ne ha aumentato la sicurezza e la remunerazione, riducendo inoltre l'orario lavorativo. Non mi pare un risultato da poco, anche se poi il tempo libero in eccesso viene sprecato per scrivere articoli del genere.
7. "Invece ciò che è stato prodotto dall'intelligenza collettiva, e che dovrebbe essere considerato patrimonio comune"
Beh, se la ricchezza si produce da sè, se è il prodotto del collettivo, allora facciamo una cosa: incrociamo le braccia, e apriamo di tanto in tanto la bocca per aspettare che un pollo arrosto (prodotto dal Collettivo) ci voli in bocca (in piccoli pezzi, altrimenti ci strozziamo).
Facciamolo. Poi però si scoprirà che non ci sono polli arrosto disponibili ad ogni esercizio di stretching compiuto dal massetere. E ci toccherà tornare a lavorare.
L'errore (metodologico) è confondere il risultato della cooperazione tra individui con il frutto di un non meglio specificato "collettivo": la complessità (enorme ed inconcepibile) di tale ragnatela di interrelazioni individuali non implica minimamente il caos e l'irrazionalità. Di certo, la vittima del "complesso del pianificatore centralizzato" non riuscirà a concepire l'esistenza di una società che va oltre la sua capacità di comprensione. Ma se questo pensiero lo aliena, tanto peggio per lui (e per i suoi lettori).
8. "l'enorme ricchezza prodotta oggi, i ricchi che la requisiscono, con la complicità di uno Stato illiberale perché tollera nuove aristocrazie, non ci pensano nemmeno lontanamente a ridistribuirla"
C'è un solo modo per dare senso a questa fandonia: considerare la "ricchezza" prodotta dal sistema monetario fiduciario. Infatti, in un'economia libera, ogni singola fonte di reddito è il risultato di lavoro, risparmio e imprenditorialità (salario, interesse, profitto). Ma in un sistema basato sulla "moneta di stato", come l'attuale, esistono persone che guadagnano soldi stampando moneta falsa e truffando i percettori di redditi fissi.
I signori dell'inflazione, però, che truffano il resto della società a ritmi impressionanti, non sono imprenditori e capitalisti: sono i nostri (fottuti) rappresentanti politici. Sono i nostri campioni della democrazia a derubarci fino a lasciarci in mutande. Sono loro che creano carta e ci costringono a considerarla ricchezza.
L'illiberalità di tutto ciò consiste nel fatto che si tratta di una truffa (non c'è differenza tra politica monetaria e falsificazione di moneta). Ma questa "aristocrazia della truffa" ruota intorno allo stato e alle sue politiche.
Tale "ricchezza" (che ricchezza non è, è solo denaro di carta) non va redistribuita, ma va cancellata.
9. "Imprenditori, banchieri, bottegai, così ripiegati su se stessi e tronfi che nemmeno più s'accorgono della ricchezza prodotta dalle madri che mettono al mondo figli e li allevano"
Questa frase l'ho lasciata per farvi divertire: è troppo patetica...
10. "Non merita, questa nostra società, la riduttiva operazione ideologica di togliere meriti a chi effettivamente ne ha, stravolgendo la sostanza della democrazia liberale, per riconoscere, dar meriti e potere esclusivamente a chi ha denaro"
L'autore dell'articolo capisce l'economia peggio di quanto io capisca l'etrusco antico. L'intero articolo è completamente privo di senso, privo di valore, privo di meriti. La sua lettura è uno spreco di pacchetti TCP/IP.