mercoledì, 31 maggio 2006

La curva dei rendimenti è il grafico che mette in relazione il tempo di maturazione di un investimento finanziario con il suo rendimento. Ad esempio, se abbiamo obbligazioni a 3 mesi, un anno, 2 anni e 5 anni, possiamo associare ad ognuna di queste obbligazioni il suo rendimento e ottenere, appunto, al curva dei rendimenti (se proprio siete pignoli, unite i punti con dei segmenti).

Nell'ERE (Economia Uniformemente Rotante), il rischio non esiste, e sul mercato ogni cosa va avanti sempre allo stesso modo. In queste condizioni, la curva dei rendimenti sarà perfettamente piatta. Il rendimento di un'obbligazione che scadrà tra un tempo T sarà indipendente da T, e pari al tasso di interesse naturale che si osserva in tutto il sistema economico. Ogni cambiamento atteso nei tassi di interesse (ma si noti che un cambiamento è incompatibile con le ipotesi dell'ERE) sposterà in maniera uniforme tutti i tassi di interesse allo stesso modo.

Il motivo è che ogni scostamento da una curva dei rendimenti perfettamente piatta dà luogo a possibilità speculative di arbitraggio che tenderanno ad appiattire la curva.

Per capire questo facciamo l'ipotesi che il tasso di interesse sulle obbligazioni ad un anno sia pari al 5%, e che si ritenga che questo aumenterà dell'1% l'anno fino ad arrivare al 9%. In questo caso, parrebbe che un'obbligazione con scadenza dopo 5 anni avrebbe un rendimento del 7% l'anno, che è la media dei rendimenti ad un anno (5%, 6%, 7%, 8% e 9%) nei prossimi 5 anni. Allo stesso modo, se ci si aspetta una diminuzione, le obbligazioni a 5 anni avranno un rendimento inferiore alle obbligazioni ad un anno (ora).

Quest'idea è completamente errata. Un investitore, infatti, potrebbe vendere le obbligazioni annuali subito (con rendimenti del 5%), comprare quelle quinquennali (al 7%), aspettare tre anni, vendere le quinquennali e comprare quelle annuali per due anni (con rendimenti pari all'8% e al 9%). Con questo piano di investimento otterrebbe un rendimento medio pari a (7+7+7+8+9)/5=7.6%. Ma se tutti agissero in questo modo, vendendo in massa obbligazioni annuali, il loro prezzo scenderebbe (facendo aumentare subito il loro tasso di interesse al 7%).

All'equilibrio non è possibile avere opportunità di arbitraggio: la curva dei rendimenti deve esser piatta.

Nella realtà, il rischio esiste (a differenza dell'ERE) e tende ad aumentare nel tempo: la curva dei rendimenti standard è, infatti, crescente. Più un asset è di lungo termine più è rischioso, perchè maggiore è la probabilità che accada qualcosa (non necessariamente di negativo) prima che l'investimento giunga a maturazione. Non è neanche scambiando i titoli in continuazione che un investimento di lungo termine si trasforma in uno di breve termine: ogni nuovo acquirente sa che manca ancora molto prima di poter liquidare l'investimento, e sa che tutti i futuri acquirenti lo sanno...

La liquidità (cioè la rapidità con cui è possibile comprare o vendere) tende a diminuire il rischio, e quindi il rendimento. Infine, un altro fatto che determina i rendimenti degli investimenti possono essere eventuali costi di transazione negli investimenti. Tutte queste cose nell'ERE non esistono, perchè spariscono con l'incertezza, assente per ipotesi nell'ERE...

La curva dei rendimenti può anche essere decrescente o avere una gobba. L'analisi dell'inversione (da crescente a decrescente) della curva dei rendimenti dà informazioni abbastanza affidabili sull'eventualità di recessioni a breve termine.

Forse in futuro capirò meglio (e sarò in grado di spiegare) il perchè...

postato da: Libertarian alle ore 16:53 | Permalink | commenti (2)
categoria:economia austriaca
mercoledì, 31 maggio 2006

Feser ha risposto con un breve articolo, "The mith of libertarian neutrality".

A. "Wilkinson potrebbe ammettere che libertarismo, socialdemocrazia, socialismo e comunismo sono varietà della stessa dottrina, perchè hanno in comune la loro dedizione alla libertà"

Un argomento così insulso se lo poteva risparmiare: i libertari hanno la stessa idea di libertà, che non è la stessa idea di rawlsiani e marxisti... si tratta di un obiezione puramente lessicale completamente sterile.

B. "In genere trattano il matrimonio omosessuale come un pericolo per la stabilità [del matrimonio vero, NdLF]"

Chi? Quali libertarian? Quando mai? Forse alcuni libertari preferirebbero un mondo senza omosessuali, ma non vogliono imporre l'eterosessualità coercitivamente... ancora una volta, Feser dimostra che non ha capito la distinzione tra etica e politica, centrale nel pensiero liberale.

C. "Siccome gli stessi teorici libertari non sono d'accordo su tali questioni, non c'è alcun idea comune a tutte le teorie in genere classificate come libertarie"

Con la sola eccezione dell'aborto, su tutte le altre questioni non vedo disparità di vedute, se non quelle inventate da Feser. I libertari non sono contrari alla convivenza tra omosessuali, ad esempio.

D. "Ogni ideologia ... che richiede o la legalizzazione dell'aborto o la sua proibizione non è genuinamente neutrale tra le visioni ragionevoli del mondo"

Se il problema fosse semplice, i libertari sarebbero d'accordo da un pezzo sull'argomento. Se, infatti, fosse un omicidio, i libertari sarebbero contrari; se fosse un gioco, i libertari sarebbero favorevoli (politicamente e non necessariamente eticamente)... siccome non si sa che pesci pigliare, la discussione su questo argomento continuerà in eterno.

In ogni caso, vista l'impossibilità pratica di enforcement di un divieto simile, in una società libertaria non esisterebbero istituzioni atte a vietare l'aborto in pratica.

Proprio per questo motivo, privatizzare l'aborto e farlo uscire dall'insieme delle scelte pubbliche può essere la soluzione che minimizza il conflitto: chi è contrario non è costretto a finanziare i favorevoli, chi è favorevole compra il servizio da chi vuole offrirlo.

E. Conclusioni

Questo terzo capitolo della saga è di scarso interesse. Ma per fortuna domani arriva Barnett...

postato da: Libertarian alle ore 10:35 | Permalink | commenti (2)
categoria:libertarismo
martedì, 30 maggio 2006

Esaminiamo ora la risposta di Wilkinson, "Understanding political libertarianism".

A. "Il libertarismo è una dottrina politica di un ordine sociale liberale, non una dottrina metafisica riguardante la natura umana e il concetto di Bene"

Corretto. Rimane da approfondire in cosa differisce l'ambito del Giusto dall'ambito del Bene, essendo entrambi giudizi di valore. Un'affermazione del genere è tipica del pensiero liberale: Mises, ad esempio, in "Liberalismo", asserisce che il liberalismo non è una Weltanschauung, una visione del mondo. L'obiettivo del liberalismo è assicurare una pacifica e mutuamente benefica cooperazione tra gli individui, e non imporre d'autorità un fine arbitrario agli individui.

B. "L'ordine liberale ... è particolarmente robusto ... perchè le persone beneficiano dalla società ... e cooperano per ripristinare la rete di cooperazione. ... Ma non è indistruttibile. Un ordine liberale sostenibile richiede alcune credenze, desideri e abitudini condivisi"

E qui si va sull'istituzionale, un ambito che Feser aveva tralasciato, ma che è di fondamentale importanza per il liberalismo. Siccome gli individui vivono meglio in società che su un'isola deserta, è nell'interesse (rettamente inteso: clausola che accomuna Bastiat, Mises e tutti i liberali) di tutti non distruggerlo... ma questo può non essere evidente, perchè la possibilità di un ordine del genere dipende da determinati valori, istituzioni, idee...

Cooperare pacificamente è nell'interesse di (quasi tutti), ma capire quanto ciò sia importante è un lavoro intellettualmente gravoso: la società è troppo complessa per fare valutazioni "utilitaristiche" esplicite.

C. "La neutralità ... facilita le condizioni della cooperazione mutuamente benefica in una società pluralista e cosmopolita ... L'alternativa ... è una competizione destabilizzante per le leve del potere politico attraverso cui le persone cercano di imporre le loro idee coattivamente ..."

Perfetto: la neutralità non è Wertfreiheit, non riguarda l'accettazione di ogni idea o comportamento, ma si limita a lasciare all'azione individuale la realizzazione dei piani individuali, invece di agire attraverso l'imposizione arbitraria di scelte collettive sull'intera società.

Le lotte di potere sono destabilizzanti, e degenerano spesso in un bellum omnium contra omnes (basti pensare alla Jugoslavia). La mancanza di una cultura liberale e la presenza di centri di potere per i quali lottare può cancellare agli occhi degli individui l'importanza della cooperazione, del rispetto e della pace per il successo della società.

Si noti come il concetto di neutralità di Wilkinson sia diverso da quello, insostenibile, di Feser... praticamente si parlano addosso senza capirsi.

Qui la neutralità è un concetto politico: evitare di concentrare il potere per usarlo per dettare la propria legge, e la propria visione del mondo, agli altri. Feser interpreta la neutralità quasi come se significasse "Wertfreiheit", tesi indifendibile, ma che infatti nessuno difende...

D. Conclusioni

L'articolo non è nè profondo, nè brillante, ma nel precedente articolo non  c'erano obiezioni profonde o brillanti a cui rispondere.

postato da: Libertarian alle ore 12:42 | Permalink | commenti (4)
categoria:liberalismo, libertarismo, filosofia politica, teoria politica
lunedì, 29 maggio 2006

Comincio con l'analizzare il primo articolo di Feser: "The Trouble with Libertarianism".

I seguenti punti riassumono in maniera schematica lo schema argomentativo dell'articolo. Tale schema è semplificato e riporta solo alcune tesi ed alcuni argomenti, quelli che ho ritenuto importanti.

A. "Il libertarismo è in genere definito come la filosofia politica secondo la quale l'unica legittima funzione dello stato è proteggere i suoi cittadini ... e che quindi lo stato non dovrebbe interferire nei loro affari"

La definizione non è corretta: sembra quasi che i libertari partano dallo stato come entità fondamentale della vita politica. In realtà, il libertarismo è la filosofia politica che ritiene che tutte le azioni che non comportano aggressione contro altri individui siano legittime (anche se non necessariamente morali, ragionevoli, condivisibili).

B. "Una società libertaria, secondo i libertari, è genuinamente neutrale tra le diverse visioni del mondo morali e religiose"

In realtà, se un sistema morale dice di uccidere e rubare, il libertarismo non è affatto neutrale verso di esso. Il libertarismo limita l'uso della forza alla difesa dall'altrui coercizione. Anche le norme giuridiche (quelle relative all'uso della forza) sono normative, e implicano quindi un giudizio di valore. In questo senso nessuna ideologia è neutrale rispetto ai valori. Approfondiremo questa tesi in seguito.

C. Rawls e il liberalismo egalitarista

L'autore afferma che le dottrine Rawlsiane non sono neutrali dal punto di vista morale, ma che non lo sono neanche quelle libertarie. Chiaramente, però, c'è perlomeno una differenza di grado: secondo Rawls dobbiamo tutti obbedire alla sua idea di giustizia onnicomprensiva, e dobbiamo tutti obbedire alle autorità che si suppone debba imporre all'umanità questa idea di giustizia. Secondo i libertari, invece, dobbiamo solo evitare di uccidere, rubare e truffare i nostri simili...

Feser, interpretando il concetto di "neutralità" in un certo modo, nega questa tesi, e in questo modo impedisce a sè stesso di comprendere a fondo il libertarismo.

D. "Sarebbe più giusto parlare al plurale di libertarismi, una varietà di dottrine chiamate libertarie, ma senza un'anima comune"

Consideriamo quattro libertarismi diversi: Rand, Rothbard, Nozick e Friedman. Rand ritiene che esista una morale assoluta che deriva dall'istinto di sopravvivenza e che impone uno stato minimo che si limiti a difendere i diritti individuali; Rothbard ritiene che la ragione possa scoprire dei principi giuridici naturali, cioè i diritti individuali, e che questo imponga di considerare lo stato un'organizzazione a delinquere; Nozick ritiene che uno stato minimo è legittimo, ma che non deve far altro che difendere determinati diritti individuali; David Friedman ritiene, infine, che lo stato sia un'organizzazione pericolosa per i diritti individuali, e cerca di convincere i propri simili con esempi e ragionamenti, che sono stati definiti "utilitaristici" da alcuni commentatori (ma non da Friedman).

Che cosa hanno in comune? Ho ripetuto quattro volte "diritti individuali", e penso che come indizio sia sufficiente...

Alcuni libertari sono "utilitaristi" (così si dice), altri sono giusnaturalisti; alcuni pensano allo stato minimo, altri sono anarchici. Ma si tratta di variazioni sul tema: tutti hanno in comune una determinata concezione della giustizia, basata sui diritti naturali degli individui (e.g. tutti i libertari ritengono che ogni azione non violenta sia legittima.

Di fronte a quasi tutte le questioni politiche la risposta è la stessa: è giusto uccidere, tassare, mandare al fronte i coscritti, finanziare lo stato sociale coattivamente? No. Questo è quello che distingue i libertari dai socialisti, di destra e di sinistra.

E. "Ma da dove viene il diritto di proprietà su sè stessi? La risposta, per Locke, è che deriva da Dio"

Giustamente Feser riconduce il libertarismo al liberalismo classico di Jefferson e Locke, ma si lancia in un argomentazione debolissima: il libertarismo non è neutrale rispetto ai valori perchè Locke credeva in Dio. Detta così sembra ridicolo, eppure se leggete l'articolo scoprirete che l'"argomento", espresso con parole diverse, non è poi molto diverso da questo.

Ovviamente, se il libertarismo valesse solo per gli atei, non sarebbe certo più neutrale.

F. Locke su atei e cattolici

Indubbiamente, Locke ha preso una seria cantonata nelle "Lettere sulla tolleranza", dove esclude atei e cattolici dalla società liberale. Nel primo caso abbiamo un errore dovuto al pregiudizio secondo il quale la morale viene da Dio (errore in cui evidentemente è incorso anche Pera, negli ultimi mesi). Nel secondo, invece, vediamo la trasposizione di lotte politiche contingenti in dogmi dottrinari universali.

Locke sbaglia in entrambe i casi: e con questo?

G. Hayek come conservatore

Anche qui cadiamo in argomenti deboli.

Gli esempi di conservatorismo di Hayek sono brillanti: Feser afferma che Hayek non era moralmente neutrale perchè diceva che la tradizione poteva avere un positivo influsso sul comportamento umano, nell'evitare stupri e rapine (è l'esempio di Hayek!). Ci mancava pure che Hayek dicesse "per fare contento Feser divento favorevole alle violenze carnali".

Quello che Feser non sembra aver chiaro è che, sebbene sia vero che la maggior parte (ma non tutti) dei libertari è conservatrice, tra conservatorismo etico e politico c'è una differenza enorme. Non devo apprezzare la pornografia per convincermi che non è giusto vietarla: cosa che i repubblicani non capirebbero neanche dopo accurato lavaggio del cervello, ma che per i libertari è ovvia.

Comunque mi piace che Hayek sia stato messo tra i libertari: rende chiaro il fatto che quello che prima si chiamava liberalismo oggi si chiama libertarismo, e che quello che oggi si chiama liberalismo non ha nulla in comune con ciò che prima questa parola designava.

H. "Il punto è che nella prima società (libertaria conservatrice) i bohemien si sentirebbero fuori luogo; mentre nella seconda (libertaria non conservatrice) i conservatori si sentirebbero fuori luogo"

E qui casca l'asino: Feser non si rende conto che la coercizione, secondo i libertari, è solo ed esclusivamente la violazione di un diritto. Se non saluto un tizio perchè ha i capelli tinti non lo sto aggredendo... e non è rilevante, sul piano giuridico, se non si sente socialmente accettato.

Una società libertaria è solo una società dove la gente è libera di impiegare i propri mezzi per i propri fini, non un paradiso terrestre dove sono tutti educati, gentili, sorridenti, disponibili. Eticamente, è bene esserlo; giuridicamente, nessuno può essere obbligato.

I. Aborto

L'aborto è un problema per i libertari solo perchè non si sa se considerare gli embrioni uomini dotati di diritti o cose senza valore. La soluzione di Rothbard è priva di validità logica, quindi il problema rimane. Si tratta di un problema ai margini della dottrina libertaria a cui non sembra si possa convergere su un unico risultato: ma questo solo perchè in questo caso partire dagli stessi principi non è sufficiente ad arrivare ad una conclusione univoca.

J. Omosessualità

Qui Feser scrive cose prive di senso. Secondo lui, per la teoria della legge naturale ci sono difficoltà a giustificare una cosa completamente inutile ai fini riproduttivi, come i rapporti omosessuali... ma voi avete mai sentito un libertario ragionare così?

I libertari non difendono il matrimonio (se lo difendono) in quanto istituzione naturale, ma perchè non è una forma di coercizione. Lo stesso vale per i rapporti omosessuali. Non c'è altro da aggiungere.

Probabilmente una distinzione tra legge naturale e diritti naturali, a livello concettuale, aiuterebbe a chiarire le idee. Ma siccome non le ho chiare neanch'io, mi limito a citare un possibile percorso di soluzione.

K. Conclusioni

Le conclusioni dell'autore sono brillanti, stupefacenti, e... completamente fuori bersaglio.

"tutte le versioni di libertarismo sono spesso ritenute, erroneamente, orientate fondamentalmente al valore della libertà ... ma, al contrario, nessuna di queste dottrine è basata sulla libertà. Alcune sono basate sui diritti naturali, altre sulla tradizione, altre sul contratto sociale, altre sull'utilità, altre sull'efficienza"

Al di là del problema dell'aborto, i libertari sono d'accordo nella maggior parte dei casi "applicativi". Consideriamo le politiche per la scuola: anche i voucheristi non difendono i voucher in sè, ma ritengono che sia un primo passo verso una soluzione liberale. Una differenza tattica, e non di valori. D'altro canto, credere nel giusnaturalismo, giustificare il tutto con l'utilità sociale, credere nel contratto sociale sono posizioni filosofiche, che sicuramente sono rilevanti, ma che non cancellano i valori comuni.

Il libertarismo non è affatto wertfrei (nè può esserlo), ma si limita a porre dei giudizi di valore relativi all'uso della forza, vietandola ogni qual volta non è legittima difesa. Tutto qui: siete liberi di andare in convento o di farvi le canne, ma non di rinchiudere i vostri simili in un convento o costringerli a drogarsi. Semplice, no?

Feser è un filosofo politico, ed è naturale che dia molta importanza alle distinzioni tra consequenzialisti e deontologi. Ma un'ideologia è prima di tutto una visione della giustizia: e in questo i libertari sono molto vicini tra loro e molto lontani dal resto dell'umanità. Purtroppo.

Comunque, è la sua visione della neutralità che fa acqua, e occorrerà rifletterci meglio: quello che faremo nei prossimi articoli.

postato da: Libertarian alle ore 10:59 | Permalink | commenti (30)
categoria:liberalismo, libertarismo, filosofia politica
lunedì, 29 maggio 2006

DISCLAIMER

Non preoccupatevi di dire ca$$ate

Nella peggiore delle ipotesi

Sarete d'accordo con me

postato da: Libertarian alle ore 10:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:
domenica, 28 maggio 2006

In un vecchio articolo del 2003 su TCS, Arnold Kling accusa gli Austriaci di settarismo. Arnold Kling è un economista del Cato Institute, collaboratore di Bryan Caplan, un altro economista che ce l'ha con gli Austriaci, di cui prima o poi mi toccherà parlare.

Purtroppo Caplan avrà scritto dieci articoli contro gli Austriaci, e analizzarli mi prenderà un sacco di tempo. Di Kling conosco solo questo, quindi mi ci vorrà meno tempo.

L'articolo comincia con una citazione, che spiega la differenza tra religioni e sette: non so se è la stessa che c'è tra liberali di Chicago e liberali Austriaci, ma sembra che l'autore intenda questo. "Le chiese ... ottengono più spazio nelle istituzioni mondane .... le sette adottano una visione critica della realtà sociale effettiva".

Continua facendo un po' di confusione tra libertarismo e teoria Austriaca, ma ha autore quando accusa questo "quiz" del Mises Institute di fare la stessa confusione.

L'autore afferma che l'incompletezza dell'informazione (che però non è la stessa cosa di "soggettività" dell'informazione) è il principale contributo teorico della Scuola Austriaca, risalente agli anni '20, '30 e '40. Indubbiamente si tratta di un aspetto importante.

Poi passa alla teoria del ciclo economico, con una metafora culinaria.

Teoria A: i percettori di reddito (i clienti) decidono un certo mix consumi/risparmi, che determina la quantità di risorse consumata oggi e quella disponibile per investimenti; i produttori (i cuochi) ricevono i fondi dai risparmiatori, e cominciano a produrre determinati piatti (prodotti), alcuni dei quali richiedono poco tempo per poter essere cucinati e altri richiedono molto tempo (struttura intertemporale della produzione); ad un certo punto, il cameriere (la Banca Centrale) dice ai cuochi di cucinare piatti che richiedono molto tempo, e si ha un boom economico; alla fine i clienti si spazientiscono e c'è la recessione.

Teoria B: ci sono tante ricette; alcune piacciono, altre no; a volte i cuochi diventano ottimisti, e provano nuove ricette; altre volte sono pessimisti, e cucinano di meno: il risultato è che si hanno periodi di crescita e di depressione.

Prima di andare avanti, faccio notare che la teoria B non spiega nulla: non spiega i periodi di ottimismo e pessimismo; non spiega, quindi, perchè i cicli avvengono.

L'autore preferisce B. La sua spiegazione secondo me rasenta l'idiozia, ma siccome l'economista è lui e non io, la traduco e basta:

"Non sono mai stato nella situazione economica di dover decidere tra due progetti con tasso di ritorno noto e predicibile, di cui uno breve e uno lungo. Invece, la sfida tipica è decidere se una nuova idea di business è profittevole o meno, data l'incertezza sulla sua fattibilità, vendibilità, industrializzabilità e altro"

Chi non conosce la Scuola Austriaca si può accontentare di questa assurdità. Ma chi la conosce si chiede:

A. Ma quando mai la scelta è tra due investimenti noti alla perfezione?
B. Mai sentito parlare di processo di coordinamento nelle azioni individuali?
C. Qual è l'effetto dell'inflazione monetaria sul coordinamento?
D. Il fatto che ci sia incertezza non spiega nulla, esattamente come non spiega nulla parlare di ottimismo e pessimismo a priori.

Incredibilmente, il potere esplicativo della teoria preferita da Kling, descritta in due righe, è nullo (bisogna assumere uno psicologo per misurare l'ottimismo degli operatori? Allora licenziamo gli economisti!); mentre la teoria Austriaca è riportata incompletamente e incorrettamente.

Ovviamente, non ci si può aspettare una formulazione rigorosa in un breve articolo, ma la sintesi non deve essere una menzogna...

Vista la sua profonda comprensione della teoria che sta criticando (dilettanti allo sbaraglio: domani scrivo una serie di post sulla filologia romanza, e vediamo che succede), non stupisce che un argomento metaeconomico come l'epistemologia dell'economia venga completamente trascurato:

"Ci sono molte spiegazioni concorrenti del ciclo economico. Ci sono troppi pochi dati per per sceglire definitivamente tra queste spiegazioni"

Al di là del fatto che avere cento teorie non è meglio, (nè necessariamente peggio, anche se probabilmente peggio) di averne solo una, l'idea che l'inflazione distorca il processo di coordinamento intertemporale non richiede analisi empirica: è necessariamente così. Quello che richiede conoscenza empirica è il contorno di istituzioni e fatti economici, da vedere alla luce della teoria, che non può essere falsificata nè verificata sperimentalmente, e, soprattutto, non ne ha bisogno.

L'autore si vanta di aver predetto la bolla internet. Gli Austriaci l'avevano prevista nel 1912... scherzo, ovviamente, ma che era una bolla e che doveva scoppiare lo si sapeva, in base alla teoria Austriaca. Che ci sia al giorno d'oggi uno squilibrio mostruoso nei mercati finanziari, lo si sa; che questo squilibrio collasserebbe se non fosse tenuto in piedi da ulteriori inflazioni, lo si sa; che questo squilibrio genera distorsioni nell'allocazione di capitale, lo si sa. Quello che non si sa è quando la bolla scoppierà, quante volte ancora il trucco di inflazionare per uscire dalla stagnazione funzionerà...

L'autore dice, nel 2003, una "vibrante ripresa economica è dietro l'angolo". Stiamo nel 2006 e ho visto solo inflazione monetaria, boom nel settore delle materie prime, boom nel settore immobiliare, e altre cose "tipically Austrian"...

L'ultimo paragrafo si chiama: sopravvivrà la Scuola Austriaca? Con critici di questo tipo, sopravvivrà a lungo. E in ottima salute.

Io accetto la critica che fatti e valori siano cose diverse, che gli Austriaci di ispirazione rothbardiana tendono a fare confusione, e che troppo spesso si perde tempo a citare opere di Mises e Rothbard invece che dire cose nuove.

Però qui, qui e qui ci sono tante cose buone recenti... e nelle opere sistematiche, c'è probabilmente arrosto qui, qui, qui e qui.

Conscio della mia ignoranza, continuerò a studiare. Mi sa che anche l'autore dell'articolo dovrebbe farlo... se vorrà trattare l'argomento in futuro.

postato da: Libertarian alle ore 21:06 | Permalink | commenti (4)
categoria:
domenica, 28 maggio 2006

La Radice, su Neolib, ha segnalato due articoli critici col libertarismo, comparsi su Tech Central Station, "The trouble with libertarianism" e "The mith of libertarian neutrality", scritti da Edward Feser (lo stesso autore del testo da me scherzosamente definito "Idiotismi Liberal", linkato giorni fa in questo blog). Al primo articolo di Feser ha risposto un certo Will Wilkinson, in "Understanding political libertarianism".

Alla discussione ha contribuito anche Randy Barnett, con una nota sul blog "The Volock Conspiracy".

Il motivo del contendere è la supposta (aggettivo, mi raccomando ) neutralità morale del libertarismo.

Wilkinson si riferisce ad un articolo di Barnett, "The moral foundation of libertarianism", scaricabile dalla pagina linkata.

Il prossimo articolo analizzerà le tesi del primo testo di Feser, successivamente passerò alla risposta di Wilkinson, esaminerò la risposta di Feser, le note di Barnett e, infine, scriverò un commento anch'io (non su TCS, ovviamente, ma sul mio blog ).

postato da: Libertarian alle ore 17:48 | Permalink | commenti (5)
categoria:libertarismo, filosofia politica
sabato, 27 maggio 2006

La aspettavo da mesi: la giustizia italiana si è finalmente decisa ad usare gli strumenti del codice penale per tappare la bocca ad un blogger, con una bella metrata di nastro isolante anti-libertà-di-espressione...

E' infatti arrivata la prima sentenza di diffamazione in primo grado per un blogger, come ci informa Liberista.

Non so di quale orrendo crimine si sia macchiato il Generale Zucov, autore del blog "Il Bolscevico Stanco": la news non lo riporta, e nel blog non ci sono tracce della storia.

Ancora una volta: li vogliamo eliminare o no i reati legati all'uso della cavità orale e delle tastiere? O vogliamo continuare ad avere la spada di Damocle di una serie di reati la cui unica raison d'etre è l'intimidazione dei cittadini?

postato da: Libertarian alle ore 20:22 | Permalink | commenti (28)
categoria:giustizia, politica interna, liberalismo
venerdì, 26 maggio 2006

Image Hosted by ImageShack.us

Quartiere Libertarian è un aggregatore fai-da-te, di blog libertari, ultra-liberali, ultra-liberisti... praticamente ogni individualista sfegatato della blogosfera italofona dovrebbe farne parte.

Attualmente, ci sono 24 membri, se volete farne parte dovete soltanto farvi un account Splinder (non è necessario che il blog sia su Splinder, basta l'account), chiedere di essere invitati a scrivere da Astrolabio (che vi darà accesso in scrittura sul blog), e cominciare a postare.

Quando avete scritto un post di argomento libertarian, fate un riassunto di poche righe, postate su Quartiere Libertarian il riassunto, e aggiungete un link al post originale sul vostro blog in fondo al post. Se vi ricordate di disabilitare i post, cosa che non va tanto di moda, tanto di guadagnato...

Capito?

postato da: Libertarian alle ore 21:21 | Permalink | commenti (2)
categoria:
venerdì, 26 maggio 2006

Ho finalmente ritrovato il link ad un articolo molto divertente, ridicolo pateticume complottista no-global così pieno di strafalcioni da far ridere i polli (non-ogm, perlomeno).

Conobbi l'articolo quando lo studioso Luigi Maria Bassani fece una conferenza su Mises alla Luiss nel 2003, ma solo ora me lo sono ricordato e sono andato a cercarlo.

L'ho trovato.

In questo articolo si parla di:

  • Friedrich von Hayeck, al secolo Friedrich von Hayek, senza la 'c'
  • Carl Popper, al secolo Karl Popper, con la 'k'
  • Karl Menger, al secolo Carl Menger, con l 'c' (Karl era il figlio, un matematico)
  • Ludwig Von Mieses, al secolo Ludwig von Mises, senza la 'e'. 

Tanti errori in un solo articolo dimostrano lo straordinario livello di preparazione di chi l'ha redatto, ma il contenuto è decisamente più divertente della forma.

"La potentissima Mont Pelerin Society"

Notoriamente il centro nevralgico del potere mondiale, visto il sito ricco, che denota una quantità enorme di fondi a disposizione di questi nemici della civiltà umana (tra l'altro anche liberalsocialisti come Antoni, un incrocio tra Hayek e Croce, furono membri di questa organizzazione, che evidentemente tanto radicale non è, se è vero che Mises, senza la 'e', si scontrò con tutti definendoli "socialisti".

"nasce come società semi segreta"

Società semisegreta?

"raccoglieva i seguaci oltranzisti di Adam Smith"

Adam Smith? Mises, Leoni, Hayek, Roepke, Ricossa... seguaci di Adam Smith?

"Hayek... formatosi alla scuola di Karl Popper"

(Per pietà ho tolto gli errori di ortografia) Ma stiamo scherzando? Hayek era allievo di Popper? Hayek era allievo di Wieser, ha lavorato come dipendente di Mises. Semmai Hayek era il protettore di Popper...

"Le istituzioni cardine che hanno consentito lo sviluppo dell’ordine esteso sono quelle della proprietà individuale e del commercio"

L'affermazione è corretta, ma, come noterete, è così slegata dal contesto da far pensare ad un veloce copia-e-incolla...

"Von Kayek"

No, non era copia-e-incolla... von Kayek era un appassionato di canoa?

"Karl Menger, padre della scuola austriaca fisiocratico-utilitarista"

La Scuola Austriaca è fisiocratica e utilitarista?

"La ricetta economica di Von Hajek si fonda su tre punti : monetarismo puro, deregolamentazione assoluta del mercato e federalismo pan-europeo"

Von Hajek? Certo che questi austriaci si chiamano tutti in maniera simile... il monetarismo puro di Hayek cos'è? Forse il gold standard? Ma allora perchè Hayek ha scritto un libro sui regimi monetari fiduciari in concorrenza?

"Ludwig Von Mieses, uno dei maggiori teorici del monetarismo"

Ma che ca$$o dici? Mises è il più grande economista della Scuola Austriaca, è Friedman il monetarista!

"Milton Friedman, luminare della Chicago University e uno delle eminenze grigie del regime di Pinochet in Cile, che elesse a laboratorio per la sperimentazione dell’economia ultraliberista: in tre anni fu dimezzata la produzione industriale – ad eccezione di quella mineraria – l’inflazione raggiunse il 340% e il paese fu ridotto alla fame"

In che mondo parallelo è capitato tutto ciò? (Non commento perchè mi sto informando...)

"Nel 1976 Friedman ha ottenuto il Premio Nobel per l’economia. Questo riconoscimento accademico è diventato una sorta di appannaggio della Mont Pelerin"

Notoriamente... Stiglitz, Samuelson... tutti iper-liberisti (di stampo misesiano, magari). Anche Dario Fo è un ultraliberista... e Arafat...

"al timone della Heritage si piazzarono due britannici, sir Keith Joseph, hayekiano, e Stuart Butler, della Società Fabiana"

Indubbiamente la presenza di un Fabiano dimostra la tesi che si tratti di un complotto ultra-liberista, perchè i Fabiani, si sa, sono libertari anarco-capitalisti...

Molte cose dette nell'articolo non le conosco, quindi non parlo. Ma siccome tutto ciò che rimane è una menzogna, immagino che anche il resto lo sia. I no-global non hanno il senso del ridicolo.

Non saprei da dove cominciare per un debunking completo delle idiozie che ho letto. Nel mio piccolo ne ho trovate una decina, se ne avete altre...

AGGIORNAMENTO: il link lo avevo dimenticato. L'"Impero Invisibile".

postato da: Libertarian alle ore 17:02 | Permalink | commenti (15)
categoria: