Comincio con l'analizzare il primo articolo di Feser: "The Trouble with Libertarianism".
I seguenti punti riassumono in maniera schematica lo schema argomentativo dell'articolo. Tale schema è semplificato e riporta solo alcune tesi ed alcuni argomenti, quelli che ho ritenuto importanti.
A. "Il libertarismo è in genere definito come la filosofia politica secondo la quale l'unica legittima funzione dello stato è proteggere i suoi cittadini ... e che quindi lo stato non dovrebbe interferire nei loro affari"
La definizione non è corretta: sembra quasi che i libertari partano dallo stato come entità fondamentale della vita politica. In realtà, il libertarismo è la filosofia politica che ritiene che tutte le azioni che non comportano aggressione contro altri individui siano legittime (anche se non necessariamente morali, ragionevoli, condivisibili).
B. "Una società libertaria, secondo i libertari, è genuinamente neutrale tra le diverse visioni del mondo morali e religiose"
In realtà, se un sistema morale dice di uccidere e rubare, il libertarismo non è affatto neutrale verso di esso. Il libertarismo limita l'uso della forza alla difesa dall'altrui coercizione. Anche le norme giuridiche (quelle relative all'uso della forza) sono normative, e implicano quindi un giudizio di valore. In questo senso nessuna ideologia è neutrale rispetto ai valori. Approfondiremo questa tesi in seguito.
C. Rawls e il liberalismo egalitarista
L'autore afferma che le dottrine Rawlsiane non sono neutrali dal punto di vista morale, ma che non lo sono neanche quelle libertarie. Chiaramente, però, c'è perlomeno una differenza di grado: secondo Rawls dobbiamo tutti obbedire alla sua idea di giustizia onnicomprensiva, e dobbiamo tutti obbedire alle autorità che si suppone debba imporre all'umanità questa idea di giustizia. Secondo i libertari, invece, dobbiamo solo evitare di uccidere, rubare e truffare i nostri simili...
Feser, interpretando il concetto di "neutralità" in un certo modo, nega questa tesi, e in questo modo impedisce a sè stesso di comprendere a fondo il libertarismo.
D. "Sarebbe più giusto parlare al plurale di libertarismi, una varietà di dottrine chiamate libertarie, ma senza un'anima comune"
Consideriamo quattro libertarismi diversi: Rand, Rothbard, Nozick e Friedman. Rand ritiene che esista una morale assoluta che deriva dall'istinto di sopravvivenza e che impone uno stato minimo che si limiti a difendere i diritti individuali; Rothbard ritiene che la ragione possa scoprire dei principi giuridici naturali, cioè i diritti individuali, e che questo imponga di considerare lo stato un'organizzazione a delinquere; Nozick ritiene che uno stato minimo è legittimo, ma che non deve far altro che difendere determinati diritti individuali; David Friedman ritiene, infine, che lo stato sia un'organizzazione pericolosa per i diritti individuali, e cerca di convincere i propri simili con esempi e ragionamenti, che sono stati definiti "utilitaristici" da alcuni commentatori (ma non da Friedman).
Che cosa hanno in comune? Ho ripetuto quattro volte "diritti individuali", e penso che come indizio sia sufficiente...
Alcuni libertari sono "utilitaristi" (così si dice), altri sono giusnaturalisti; alcuni pensano allo stato minimo, altri sono anarchici. Ma si tratta di variazioni sul tema: tutti hanno in comune una determinata concezione della giustizia, basata sui diritti naturali degli individui (e.g. tutti i libertari ritengono che ogni azione non violenta sia legittima.
Di fronte a quasi tutte le questioni politiche la risposta è la stessa: è giusto uccidere, tassare, mandare al fronte i coscritti, finanziare lo stato sociale coattivamente? No. Questo è quello che distingue i libertari dai socialisti, di destra e di sinistra.
E. "Ma da dove viene il diritto di proprietà su sè stessi? La risposta, per Locke, è che deriva da Dio"
Giustamente Feser riconduce il libertarismo al liberalismo classico di Jefferson e Locke, ma si lancia in un argomentazione debolissima: il libertarismo non è neutrale rispetto ai valori perchè Locke credeva in Dio. Detta così sembra ridicolo, eppure se leggete l'articolo scoprirete che l'"argomento", espresso con parole diverse, non è poi molto diverso da questo.
Ovviamente, se il libertarismo valesse solo per gli atei, non sarebbe certo più neutrale.
F. Locke su atei e cattolici
Indubbiamente, Locke ha preso una seria cantonata nelle "Lettere sulla tolleranza", dove esclude atei e cattolici dalla società liberale. Nel primo caso abbiamo un errore dovuto al pregiudizio secondo il quale la morale viene da Dio (errore in cui evidentemente è incorso anche Pera, negli ultimi mesi). Nel secondo, invece, vediamo la trasposizione di lotte politiche contingenti in dogmi dottrinari universali.
Locke sbaglia in entrambe i casi: e con questo?
G. Hayek come conservatore
Anche qui cadiamo in argomenti deboli.
Gli esempi di conservatorismo di Hayek sono brillanti: Feser afferma che Hayek non era moralmente neutrale perchè diceva che la tradizione poteva avere un positivo influsso sul comportamento umano, nell'evitare stupri e rapine (è l'esempio di Hayek!). Ci mancava pure che Hayek dicesse "per fare contento Feser divento favorevole alle violenze carnali".
Quello che Feser non sembra aver chiaro è che, sebbene sia vero che la maggior parte (ma non tutti) dei libertari è conservatrice, tra conservatorismo etico e politico c'è una differenza enorme. Non devo apprezzare la pornografia per convincermi che non è giusto vietarla: cosa che i repubblicani non capirebbero neanche dopo accurato lavaggio del cervello, ma che per i libertari è ovvia.
Comunque mi piace che Hayek sia stato messo tra i libertari: rende chiaro il fatto che quello che prima si chiamava liberalismo oggi si chiama libertarismo, e che quello che oggi si chiama liberalismo non ha nulla in comune con ciò che prima questa parola designava.
H. "Il punto è che nella prima società (libertaria conservatrice) i bohemien si sentirebbero fuori luogo; mentre nella seconda (libertaria non conservatrice) i conservatori si sentirebbero fuori luogo"
E qui casca l'asino: Feser non si rende conto che la coercizione, secondo i libertari, è solo ed esclusivamente la violazione di un diritto. Se non saluto un tizio perchè ha i capelli tinti non lo sto aggredendo... e non è rilevante, sul piano giuridico, se non si sente socialmente accettato.
Una società libertaria è solo una società dove la gente è libera di impiegare i propri mezzi per i propri fini, non un paradiso terrestre dove sono tutti educati, gentili, sorridenti, disponibili. Eticamente, è bene esserlo; giuridicamente, nessuno può essere obbligato.
I. Aborto
L'aborto è un problema per i libertari solo perchè non si sa se considerare gli embrioni uomini dotati di diritti o cose senza valore. La soluzione di Rothbard è priva di validità logica, quindi il problema rimane. Si tratta di un problema ai margini della dottrina libertaria a cui non sembra si possa convergere su un unico risultato: ma questo solo perchè in questo caso partire dagli stessi principi non è sufficiente ad arrivare ad una conclusione univoca.
J. Omosessualità
Qui Feser scrive cose prive di senso. Secondo lui, per la teoria della legge naturale ci sono difficoltà a giustificare una cosa completamente inutile ai fini riproduttivi, come i rapporti omosessuali... ma voi avete mai sentito un libertario ragionare così?
I libertari non difendono il matrimonio (se lo difendono) in quanto istituzione naturale, ma perchè non è una forma di coercizione. Lo stesso vale per i rapporti omosessuali. Non c'è altro da aggiungere.
Probabilmente una distinzione tra legge naturale e diritti naturali, a livello concettuale, aiuterebbe a chiarire le idee. Ma siccome non le ho chiare neanch'io, mi limito a citare un possibile percorso di soluzione.
K. Conclusioni
Le conclusioni dell'autore sono brillanti, stupefacenti, e... completamente fuori bersaglio.
"tutte le versioni di libertarismo sono spesso ritenute, erroneamente, orientate fondamentalmente al valore della libertà ... ma, al contrario, nessuna di queste dottrine è basata sulla libertà. Alcune sono basate sui diritti naturali, altre sulla tradizione, altre sul contratto sociale, altre sull'utilità, altre sull'efficienza"
Al di là del problema dell'aborto, i libertari sono d'accordo nella maggior parte dei casi "applicativi". Consideriamo le politiche per la scuola: anche i voucheristi non difendono i voucher in sè, ma ritengono che sia un primo passo verso una soluzione liberale. Una differenza tattica, e non di valori. D'altro canto, credere nel giusnaturalismo, giustificare il tutto con l'utilità sociale, credere nel contratto sociale sono posizioni filosofiche, che sicuramente sono rilevanti, ma che non cancellano i valori comuni.
Il libertarismo non è affatto wertfrei (nè può esserlo), ma si limita a porre dei giudizi di valore relativi all'uso della forza, vietandola ogni qual volta non è legittima difesa. Tutto qui: siete liberi di andare in convento o di farvi le canne, ma non di rinchiudere i vostri simili in un convento o costringerli a drogarsi. Semplice, no?
Feser è un filosofo politico, ed è naturale che dia molta importanza alle distinzioni tra consequenzialisti e deontologi. Ma un'ideologia è prima di tutto una visione della giustizia: e in questo i libertari sono molto vicini tra loro e molto lontani dal resto dell'umanità. Purtroppo.
Comunque, è la sua visione della neutralità che fa acqua, e occorrerà rifletterci meglio: quello che faremo nei prossimi articoli.