
Ho pure inserito i blog di due economisti Austriaci interessanti: Stefan Karlsson e Nicolai Foss... consiglio di visitarli spesso.

Ok, rendiamo il tutto più realistico. Eliminiamo l'ipotesi che tutti i fattori di produzione siano specifici e analizziamo più dettagliatamente la struttura della produzione, compresi gli interessi.
Consideriamo la tabella seguente, in cui N è il numero dello stadio, S la spesa totale, C la spesa in beni capitali, I la spesa in interessi e L la spesa in terra e lavoro.
| N | S | C | I | L |
| I | 100 | 80 | 5 | 15 |
| II | 80 | 60 | 4 | 16 |
| III | 60 | 45 | 3 | 12 |
| IV | 45 | 30 | 2 | 13 |
| V | 30 | 20 | 2 | 8 |
| VI | 20 | 0 | 1 | 19 |
Al primo stadio si ha un output del valore di 100g (grammi d'oro, che è la moneta ufficiale di queste "lezioni"); questi 100g se ne vanno per comprare beni capitali (80g), lavoro e terra (15g) e quello che rimane è l'interesse (5g). I beni capitali sono i semilavorati, che rappresentano l'output degli stadi precedenti, o le quote di ammortamento dei macchinari impiegati nello stadio; terra e lavoro sono i fattori di produzione impiegati nella produzione in quello stadio; e l'interesse è la differenza tra valore attuale e valore futuro, che remunera il passaggio del tempo.
Negli stadi successivi accade lo stesso, tranne nell'ultimo, dove, per definizione, non si hanno beni capitali. La distinzione in stadi di produzione è schematica e semplificata, e non corrisponde perfettamente alla realtà: ad esempio, l'output di una fabbrica di computer può essere impiegato come bene di consumo o come bene capitale, formando dei "loop" nella struttura produttiva (l'output del primo stadio torna nei precedenti); inoltre è ovvio che differenti produzioni richiedono tempi diversi, e non è che l'economia è separata in gruppi di produzione annuali distinti. In ogni caso, questi due difetti non hanno impatto sulla trattazione successiva.
Sommando il tutto, otteniamo che il reddito complessivamente spettante al lavoro e alla terra vale 83g, e il reddito spettante all'interesse vale 17g. Nel primo stadio si investono 95g e si ottiene un interesse pari a 5g (quindi il 5.2%). Nel secondo stadio si investono 76g e si ottiene un interesse pari a 4g. A parte l'errore di quantizzazione, abbiamo che il tasso di interesse è uniforme tra i vari stadi (cosa che significa che ogni stadio ha la stessa durata temporale).
Il tasso di interesse viene eguagliato tra i vari stadi (e tra tutte le linee di produzione) perchè eventuali differenze danno luogo a potenziali profitti di arbitraggio che spariscono soltanto all'equilibrio (e noi, per ipotesi, stiamo considerando l'equilibrio).
Potremmo pensare che ad ogni stadio corrisponda un'industria: l'industria X1 compra terra e lavoro per 15g, beni capitali per 80g e vende, dopo un anno di attesa, merci per 100g. Questo indica un interesse del 5%. Lo stesso vale per le aziende X2, X3, eccetera.
Potremmo anche immaginare che gli ultimi due stadi sono "integrati verticalmente": questo significa che la stessa azienda ingloba due stadi di produzione. Ad esempio, potremmo immaginare che X3 e X4 si fondano insieme per ottenere un'azienda X34 che compra terra e lavoro per 12+13=25g, beni capitali per 30g e vende merci per 60g, con un interesse pari a 5/55. Al di là delle approssimazioni aritmetiche, abbiamo un interesse doppio, ma anche un tempo di produzione doppio, il che fa sì che il tasso di interesse annuo sia invariato.
Sul mercato vengono prodotti in ogni istante determinati beni vengono o consumati o investiti nella produzione di beni di consumo futuri. Questa attesa avviene in cambio di un interesse, e l'investimento avviene grazie alle risorse che non vengono consumate.
"Invece di renderci più ricchi, i politici dovrebbero renderci più felici"
Principio base del neo-utilitarismo
"Gli uomini non possono essere resi felici contro la loro volontà"
Mises
"Happy. It's so nice to be happy. Everybody should be happy."
Alexia, "Happy"
"To think is obsolete
Therefore no way to question their rule
A mindless, lifeless zombie
To walk the rest of it's days
There's only one law
To serve them"
Suffocation, "Torn into Enthrallment", 1995, dall'album "Pierced from within"
Dopo averi rubato i soldi per combattere la disoccupazione, e aver creato eserciti di disoccupati; dopo averci rubato i soldi per la sicurezza, ed aver provocato guerre mondiali e genocidi; dopo averci rubato i soldi per combattere l'inflazione, ed aver creato il più grande sistema di falsificazione del denaro mai messo in piedi; dopo averci rubato i soldi per assicurarci una degna pensione, ed aver creato un sistema insostenibile che ci lascerà sul lastrico... L'ora è giunta per la felicità coatta.
La "politica della felicità" (sulle orme di "The Politics of Ecstasy" dei Nevermore?) potrebbe essere la futura ideologia alla base dell'oramai decadente totalitarismo democratico-sociale che opprime le nostre società. I nostri amati "rappresentanti", che continuano a voler comandare le nostre vite per il nostro bene, lo potranno presto fare per il fine a cui tutti aspirano per la propria vita: essere felici.
Visti i precedenti, non appena i nostri amatissimi governi agiranno per la nostra felicità, la depressione sarà l'unica certezza delle nostre vite di cittadini obbedienti ai loro diktat. Ma tant'è: l'ideologia non deve essere vera, e neanche credibile, basta crederci.
Per combattere la disoccupazione ci hanno impedito di assumere; per garantire la pace ci hanno mandato a morire in trincea; per combattere l'inflazione ci hanno rubato la moneta; per pagarci la pensione ci ruberanno presto il futuro. Cosa vi fa pensare che i nostri amati governanti non dichiareranno l'infelicità illegale, perseguendo penalmente l'ansia, la tristezza e la delusione?
Avete dubbi sul fatto che il tutto serva a derubarci meglio? Toglieteveli: "it looks like taxes are likely to increase the well-being of the population".
Avete dubbi sul fatto che si tratti dell'ennesima reincarnazione del socialismo? Toglieteveli: "The introduction to its "five-year strategy" states the departmental determination to increase people's happiness". Piani quinquennali... neanche il lessico hanno modificato.
Questa idea mi piace: "His plan is to recruit an army of volunteers to go out and help people cheer up". Una bella gnocca pagata dalla mutua è quello che ci vuole...
Comunque non sembra necessario modificare le politiche attuali per adattarle alla nuova idiotologia: "lower consumer spending, reduce mobility of labour and restrict growth"... basta continuare con le politiche attuali per raggiungere tutti e tre gli obiettivi.
"it is now possible to measure happiness at least as well as we measure GDP": non me ne voglia Sgembo, ma questo è positivismo allo stato puro.
Il leader dei conservatori David Cameron starà facendo rivoltare la Thatcher nella tomba (immagino infatti che nel frattempo abbia proprio fatto harakiri): "We should be thinking not just what is good for putting money in people's pockets but what is good for putting joy in people's hearts". Ma io dico: ma un demagogo meno ridicolo non lo potevano trovare? C'avreste mai pensato che i politici "vi riempiono le tasche di soldi"? Non è forse il contrario? Poveri conservatori, che fine miserabile... abolite David Cameron: lo odio.
Chi direbbe un libertarian di fronte a cotanta ridicola demagogia? Tempo fa scrissi una mail a degli amici spiegando che la felicità non è un diritto. Adesso vado a cercarla...
A proposito, le fonti sono questa e questa. Ringrazio l'anonimo segnalatore.
Le date oscillano un po', ma pare il 19-20 Maggio. Il luogo sembra Genova. Io non so se potrò venire, ma maggiori informazioni si trovano su LeGuerreCivili.
Su segnalazione di un anonimo lettore ho letto questi due articoli che parlano dello stato sociale.
Il primo spiega come lo stato danneggia il futuro dell'Europa, partendo da dati presi da un paese che tutti sostengono vada a gonfie vele, come la Svezia (tutti tranne Stefan Karlson, perlomeno).
In questo articolo di Economist's View si analizzano diversi problemi associati allo stato sociale europeo, tra cui volevo segnalare questo, che piacerà molto a Passaggio Al Bosco: "Finally, for many mothers the welfare state is a substitute for a committed father. For fathers it is an excuse for abandoning their responsibilities. For both, it is a reason not to produce the children who might help look after them in old age. The result is lower overall investment – quantitatively and, in some respects, even qualitatively – in the posterity on which the sustainability of the welfare state itself depends".
Per i non anglofoni: "Infine, per molte madri lo stato sociale è il sostituto di un padre fisso. Per i padri è una scusa per fuggire dalle proprie responsabilità. Per entrambi, è una buona ragione per non produrre (sic!) bambini che potrebbero accudirli in vecchiaia. Il risultato è un investimento complessivamente ridotto, quantitativamente e, a volte, qualitativamente, nella posterità su cui la sostenibilità dello stato sociale stesso dipende".
I fan dei sindacati dovrebbero leggere il punto 6...
In questo articolo del Guardian, invece, si parla degli sprechi nel Servizio Sanitario Nazionale inglese. E' robetta: solo 80 milioni di sterline di sprechi... ma è indicativo del fatto che non c'è motivo di credere che una persona diventi buona o generosa solo perchè invece di soddisfare i clienti sul mercato ha il potere di tartassare i contribuenti con la politica: se le persone pensano solo a loro stesse, è maggiormente rischioso creare posizioni parassitarie.
Con i soldi sprecati dalla burocrazia sanitaria potrebbero essere curati migliaia di malati. Ma i sindacati di categoria non sono certo generosi e solidali come vuole la propaganda di stato: pensano alla loro posizione. Ed operando in un contesto politico e non economico non hanno incentivo alcuno a fornire un servizio decente...
Oggi si parla di teoria economica. Parlerò della "concorrenza come processo di scoperta" (come direbbe Hayek) e delle distorsioni indotte dall'interventismo. Di fatto sono concetti che si usano spesso nel libro no-global da cui traggo ispirazione, ma il libro non è riuscito a svilupparli coerentemente.
Il concetto fondamentale dell'economia è quello di scarsità. Una risorsa è scarsa se non è sufficiente a soddisfare tutti i fini degli uomini. Se una risorsa non è scarsa il problema economico non si pone nemmeno, ma in una situazione di scarsità occorre decidere quali fini realizzare e quali lasciar perdere.
Ogni scelta in condizioni di scarsità implica un costo-opportunità che è dato dal valore di ciò che non si potrà più ottenere una volta effettuata la scelta. Tra dimagrire e mangiare un chilo di pasta alla carbonara si impone una scelta: non è possibile ottenere le due cose assieme. E se si preferisce dimagrire occorre tenere in conto il costo di vedere davanti a sè solo piattini striminziti e poco conditi...
Quando due individui si incontrano, possono scoprire entrambi che è possibile migliorare la propria posizione mediante uno scambio. Siccome questa tendenza è pressochè universale (basti pensare alla Legge di Ricardo), esiste una spontanea tendenza alla creazione di una rete di scambi e alla divisione del lavoro. La Legge di Ricardo assicura che lo scambio e la divisione del lavoro sono mutuamente benefici per tutte le parti in causa (potremmo addirittura dire che non esisterebbe una società umana se questa legge non valesse).
Gli scambi avvengono, in un'economia avanzata, in moneta. L'uso della moneta consente di quantificare il "costo" che si sostiene nell'effettuare determinate scelte. Il prezzo di una risorsa si può immaginare ottenuto in questo modo: ognuno ritiene una certa quantità di risorsa utile per determinati fini, e di conseguenza decide di scambiare una certa quantità di moneta con questa. Si ha quindi un'asta dove la risorsa viene allocata ai fini più produttivi. Il sistema dei prezzi e la concorrenza consentono di scoprire gli utilizzi più produttivi di ogni particolare risorsa, e ciò consente di coordinare le azioni individuali.
Se ora interviene lo stato, tassando alcuni e sovvenzionando altri, crea quello che in economia si chiama "esternalità" (creare esternalità è la raison d'etre dello stato). In pratica, i costi di un individuo vengono sostenuti da un altro individuo (ad esempio, gli scioperi dei dipendenti Alitalia vengono sostenuti dal contribuente). L'asta viene distorta: alcuni utilizzi vengono resi fittiziamente più "economici" e altri meno. L'individuo agente non vede i costi delle sue azioni, non vede i benefici, e agisce "a caso".
Quando lo stato rende più economica l'energia elettrica finanziando certi investimenti con le tasse, sposta risorse da qualche parte dell'economia al settore energetico, e rende più convenienti le produzioni energy-intensive rispetto alle altre. Il risultato che ne consegue è che l'energia viene consumata in maniera inefficiente, e la struttura produttiva viene indotta a trattare l'energia come un bene disponibile in quantità superiore alla realtà (se sovvenzionato), o inferiore (se tassato).
In questo caso, quello che succede è che lo stato, con le sovvenzioni, finanzia le aziende che consumano tanta energia e danneggia le altre, e a livello aggregato genera sprechi di energia ed investimenti eccessivi in metodi di produzione assetati di energia.
Il tutto può essere visto a livello di azione individuale: un imprenditore si fa due conti per capire come investire i propri fondi, e scopre che conviene impiegare un macchinario che richiede megawatt di energia... quindi "agisce male", cioè in maniera "irrazionale" e "inefficiente"...
Individualmente l'azione è razionale, ma l'esternalità imposta dalla politica la rende irrazionale dal punto di vista globale.
Soluzione? Eliminare l'intervento statale che crea l'esternalità. E riportare la struttura produttiva, piano piano, ad un livello razionale. La migliore soluzione ai problemi di esternalità è eliminare la politica, cioè le tasse, i sussidi, i dazi, i privilegi e le discriminazioni legali...
Sebbene il discorso sulle esternalità sia in realtà più complesso, è innegabile che gran parte delle esternalità siano create dal processo politiche tranne l'abuso del potere coercitivo di cui dispone.
C'è chi dice che Beppe Grillo sia un comico e Joseph Stiglitz un economista. Non ho niente da ridire sul primo (non lo vedo nè lo leggo mai), ma penso che sia a rischio disoccupazione: il secondo gli ruberà il lavoro.
Dopo queste assurdità, intenzionato evidentemente a imparare il mestiere da chi ha più esperienza, Stiglitz ha scritto una lettera (è il post dopo lo scimpanzè) a Grillo.
Stiglitz preferisce la Francia, dove gli studenti hanno violentemente manifestato per continuare ad avere il 20% di disoccupazione giovanile, all'Italia, dove due leggi (la legge Treu e la legge Biagi), con tutti i compromessi tipici della politica, hanno consentito di ridurre considerevolmente la disoccupazione, soprattutto al sud.
Poi, ipocritamente, dice che per lui il lavoro è fondamentale per la vita di una persona. Bene: allora perchè impedire alla gente di lavorare difendendo le politiche sindacali?
Afferma successivamente che le politiche per la flessibilità hanno ridotto i salari. "Post hoc ergo propter hoc", si dice, per criticare chi confonde correlazioni e coincidenze con veri e propri nessi causali. Chissà se non ci sono spiegazioni più serie e meno demagogiche?
Aggiunge anche la menzogna che non è vero che la disoccupazione è calata... in che pianeta vive? Lo stesso della Cina ambientalista, equa e solidale, suppongo.
Lasciamo perdere il fatto che, in un contesto inflazionistico, Stiglitz non dice che l'indebitamento può essere l'effetto dell'effetto (sucsate il gioco di parole) Wicksell (indebitarsi durante un'inflazione costa di meno), e non l'effetto di una semplice riduzione dei salari. Senza contare che, ma qui sono io che non capisco, mi viene da pensare che non solo i lavoratori facciano la "domanda", e che una riduzione dei salari, accompagnata da un aumento dei profitti, non debba necessariamente significare una diminuzione della domanda (ma qui confesso di non capire perchè su tutti i libri di macroeconomia quest'assurdità viene data per scontata).
Si arriva poi a livelli patetici. Ma che dico patetici: roba da togliergli il Nobel e assegnarlo a Grillo, così si scambiano i ruoli, e si ottiene una situazione Pareto-superiore.
Stiglitz afferma che: "I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento".
1) Il rischio si paga, ma la variazione sul prezzo si può vedere solo se ci si trova in condizioni di "parità di condizioni" non è possibile asserire quanto asserisce Stiglitz.
2) Si è partiti da una condizione di elevata disoccupazione per arrivare ad una di disoccupazione minore, vien quindi da pensare che la produttività marginale dell'ennesimo lavoratore attivo sia diminuita. Spiegazione sufficiente a spiegare il tutto? No, ma aiuta.
3) Potrei anche parlarvi di inflazione e malinvestment, ma poi faccio la figura dell'Austriaco... figuriamoci se Stiglitz li ha mai letti... in Italia sono trent'anni che usiamo i risparmi per pagare le politiche sociali, che servono a comprare voti, invece che mantenere ed accrescere la dotazione di capitale del paese: ora paghiamo lo scotto. Volete capire qualcosa di economia? Lasciate perdere Stiglitz, e leggete la favola della formica e la cicala. Illuminante.
4) Per quanto riguarda i laureati, qualcuno informi Stiglitz della riforma Zecchino.
5) Qualcuno parli a Stiglitz del ciclo economico, perchè anche se ha elaborato complessissime teorie dei giochi per spiegarlo (teorie che si sommano alle altre cento o mille teorie neoclassiche del ciclo), dimentica di ricordarsi che non si possono confrontare le situazioni economiche di anni diversi a casaccio, comparando periodi di boom a periodi di bust. Vabbè, ma per fare demagogia questo e altro...
L'articolo di Reisman segnalato giorni fa ha provocato diverse reazioni da parte degli statalisti ("liberal", moderati, socialisti, comunisti, sindacalisti e "mutualisti", come dice Reisman), e l'autore ribatte punto per punto.
L'idea che i sindacati siano amici dei lavoratori è fattualmente e teoricamente indifendibile, eppure sembra che la ragione sia valutata meno dei buoni sentimenti, dei pregiudizi e delle dichiarazioni di intenti.
L'autore parte con un ragionamento così evidente che non ci sarebbe bisogno di ripeterlo se non fossimo tutti stati sovraesposti alla propaganda statalista sin dalla prima elementare: chi combatte i risparmi aumenta i tassi di interesse, e chi aumenta questi riduce i salari rispetto ai redditi da interesse... inoltre, chi combatte l'accumulazione di capitale combatte l'aumento della produttività del lavoro, e chi combatte questa combatte la crescita dei salari.
In tutto ciò i sindacati non possono fare nulla per migliorare la situazione, invece possono ridurre la competitività del paese, distruggere la sua dotazione di capitale, causare disoccupazione, soprattutto tra i meno produttivi e soprattutto di lungo termine. Il tutto condito con tanta retorica sul conflitto di classe, tante dichiarate buone intenzioni e, soprattutto, tanto potere politico (che poi è l'unico vero motore di tutto lo "stato sociale").
Vabbè, continuate a leggere, e non perdetevi i commenti del Mises Blog...
Nei commenti esce fuori un'ideologia politica a me nuova, una sorta di anarchismo di libero mercato senza capitalismo (Cosa si sono fumati per concepire una cosa del genere?), che viene chiamata mutualismo: un commentatore sostiene che il mondo attuale è caratterizzato dal capitalismo di stato, che è un sistema di sfruttamento dei lavoratori tramite l'intervento di stato. I sindacati possono essere interpretati come la risposta statalista ai problemi statalisti. Anche Rothbard viene citato come redistributore, in quanto ritiene che ciò che lo stato ha rubato o va restituito al proprietario, o, se non è possibile, va riappropriato per homesteading.
Inutile dire che cercare di curare lo statalismo con lo statalismo è ridicolo. I sindacati non svolgono alcun ruolo utile per contrastare le politiche statali: sono fonte di legittimazione per lo stato, oltre che l'origine di molti problemi sociali... Comunque questi mutualisti li terrò sott'occhio.
In conclusione vorrei che qualcuno mi spiegasse a cosa servono i sindacati e cosa perderebbero i lavoratori con la loro dipartita. Perchè non aboliamo tutti i loro privilegi legislativi e li trasformiamo in associazioni libere senza alcun potere politico?
In un sistema economico di beni non-specifici, i prezzi sono determinati strettamente dalla domanda e dall'offerta. Sebbene ci sia la possibilità di un'area grigia, compresa tra il prezzo minimo a cui il venditore marginale vende e il prezzo massimo a cui il compratore marginale compra, abbiamo visto come, in presenza di molti agenti, il venditore e il compratore marginali tendano ad "azzerare" quest'area grigia.
Ciò non è vero per un mondo di beni specifici: in questo mondo non esistono "tanti compratori" e "tanti venditori". Ogni proprietario di un fattore di produzione (ad esempio, terra o lavoro) ha un solo possibile utilizzo per la sua merce, e non ha alternative.
In questo caso si può parlare di contrattazione (bargaining) e, quindi, ha importanza il concetto di "potere contrattuale". Quello che può dire la prasseologia è che il prezzo finale sarà compreso tra il minimo prezzo che va bene al venditore e il massimo prezzo che va bene al compratore. Il resto non è economia (infatti, scusate la battuta, è teoria dei giochi). La teoria della contrattazione, dal punto di vista prasseologico, finisce col dire solo che uno scambio avviene se entrambe le parti in causa ritengono di beneficiarne.
C'è da dire che la teoria dei giochi neoclassica (che non ha nulla a che fare con l'Economia Austriaca) cerca di modellizzare anche la contrattazione, per cercare di determinarne i risultati; immagino che anche l'economia comportamentale neoclassica abbia cercato di fare la stessa cosa; immagino, infine, che le due teorie si contraddicano a vicenda. L'Economia Austriaca non dice nulla a riguardo, perchè nulla si può derivare dalla pura logica dell'azione.
Consideriamo la terra: siccome in genere la sua utilità è pressochè nulla, il minimo prezzo a cui può essere affittata è pressochè zero, in genere (ovviamente se la usate per le vacanze ciò non è vero). In questo caso, il compratore contrattualmente potente può strappare prezzi bassissimi. Lo stesso non vale per il lavoro, che va sempre scambiato col tempo libero: nessuno lavorerebbe gratis, perchè è meglio morire di fame sull'amaca che in fabbrica. Lavorare ha sempre un costo: il tempo libero perso; lo stesso non vale per le risorse naturali, in genere.
In ogni caso, questo ragionamento non ha alcuna rilevanza pratica: il lavoro è il fattore di produzione più non-specifico che c'è. Ogni lavoratore può lavorare in una qualsiasi industria, in qualsiasi settore industriale, può trasferirsi in un'altra regione, eccetera. Di fatto, esistono sempre diversi usi alternativi della merce "lavoro", e la concorrenza tra datori di lavoro assicurerà sempre che il lavoro sia pagato per quanto concorre alla produzione e non ci sarà alcuno "sfruttamento".
Questo è vero particolarmente in un'economia sviluppata: basti pensare a come i "capitalisti" facevano concorrenza ai "latifondisti" per l'offerta di lavoro durante la Rivoluzione Industriale inglese (i secondi, per difendersi dalla "concorrenza sleale" dei primi, indussero il governo ad instaurare salari minimi pagati dal governo, così i lavoratori rimanevano nei campi a produrre poco e l'intera nazione era più povera, ma questa è un'altra storia...).