lunedì, 27 febbraio 2006

Questo è il mio banner. Come si usa non chiedetemelo. In teoria dovrebbe esserci qualcosa che fa comparire magicamente il mio sito quando ci clicco sopra, ma non ho idea di come si faccia (più precisamente, il link è a qualcos'altro, che è il sito dove ho uploadato l'immagine, ma se cambio il link chissà che fine fa l'immagine... ora ci provo... ce l'ho fatta!!!). Ora provo a metterlo nella colonna sinistra del Template. Ma temo proprio di non riuscire a farlo. Vabbè, lo metto proprio sotto il codice del blogroll, spero che funzioni.

Si ringrazia l' Istituto Mises per avermi concesso l'uso dell'immagine. Non che ci sia voluto molto... ho scritto una mail e Tucker mi ha scritto "sure".

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lunedì, 27 febbraio 2006

In risposta al mio post "Pera II", su Passaggio al Bosco (ormai quinta colonna, in ordine cronologico, di QuartiereLibertarian) è stata postata una Lettera Aperta indirizzata a me. Al momento non posso scrivere una risposta articolata, comunque come riassunto posso dire che:

- Io penso che nel Manifesto ci siano troppi riferimenti al Cattolicesimo e pochi al Liberalismo. Se avessi dovuto fare una selezione tra lotta all' eutanasia e lotta ai sindacati avrei scelto la seconda (se non altro perchè la prima non mi trova d'accordo). Entrambe le cose hanno un legame con la "crisi dell'Occidente": la seconda di più. La mancanza di temi del genere mi ha indispettito e mi ha fatto fare la battuta "sembra scritto dalla CEi". A questo argomento si aggiungeva un altro tema importante: non bisogna confondere la critica al relativismo con l'accettazione dell'assolutismo (razionalista o teologico che sia): questo tema verrà discusso in un prossimo articolo.

- Nella risposta di Marco si teme che questa mia posizione somigli troppo all'anti-clericalismo laicista. Ci sono inoltre molte interessanti considerazioni sul giusnaturalismo, il libertarismo, la libertà contrattuale, lo stato e il legame tra crisi morale e politica.

Riguardo la Terza Via tra assolutismo e relativismo scriverò a presto un post. Fatto questo, sarà forse più chiaro perchè ritengo che confondere la critica del relativismo (che è il monstrum da cui l'Occidente deve liberarsi il prima possibile) con l'assolutismo teologico/religioso è un errore duplice: teoricamente, perchè l'assolutismo è logicamente indifendibile (come il giusnaturalismo "ingenuo") e strategicamente, perchè esclude dalla lotta al relativismo tutto il mondo laico (e, se non fosse che in Italia non è rilevante, probabilmente anche quello cristiano non-cattolico). Come è effettivamente accaduto.

postato da: Libertarian alle ore 12:52 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 27 febbraio 2006

La moneta obbedisce alla legge di utilità marginale (decrescente), come tutti gli altri beni. La moneta serve come mezzo di scambio: man mano che la si usa per comprare altre merci, l'utilità di queste merci diminuisce, mentre quella della moneta che rimane nel portafoglio aumenta. D'altro canto, se la propria liquidità aumenta, è ovvio che l'utilità delle ulteriori unità di moneta che si hanno diminuisce.

Ci sono quattro utilizzi possibili per la moneta:

- utilizzo non monetario (oro per gioielli, monete per collezione, banconote di Weimar come carta igienica...)
- utilizzo per consumo
- utilizzo per investimenti nella produzione
- utilizzo per tesaurizzazione (cioè aumento della liquidità, che è una forma di investimento)

La domanda di liquidità è indissolubilmente legata all'incertezza: si va in giro con qualche soldino per poter comprare qualcosa se serve. In un mondo privo di incertezza si saprebbe in quale istante aver bisogno di comprare qualcosa e si farebbero investimenti che scadono proprio in quell'istante... in pratica non ci sarebbe bisogno di liquidità.

Ogni individui possiede una certa dotazione di moneta, se l'utilità di un possibile utilizzo della moneta è superiore al valore del possedere la quantità di moneta in questione, l'individuo compra; se è inferiore, riduce gli acquisti.

Non c'è alcuna distinzione possibile tra liquidità attiva (circolante) e passiva (ferma e infruttuosa): la moneta è sempre di qualcuno e non circola (Irving Fisher o no). Non esiste alcun criterio per distinguere una liquidità eccessiva da una normale, se non lasciar decidere il legittimo proprietario.

D'altro canto, dal fatto che l'utilità della moneta decresce non si può dedurre che i ricchi ne hanno meno bisogno dei poveri: questo è un giudizio di valore arbitrario. Scientificamente è impossibile effettuare confronti interpersonali di utilità.

Infine, parliamo del temebilissimo circolo Austriaco, che non è una loggia massonica, ma un vizio logico della teoria Austriaca risolto da Mises nel 1912: la domanda di ogni bene dipende dalla sua utilità per l'individuo; dalla domanda (e dall'offerta) si ricava il prezzo di mercato. Ma con la moneta è diverso: la domanda di moneta dipende dai prezzi del mercato (senza di questi come faccio a sapere quanta me ne serve?). Non è possibile spiegare la domanda di moneta odierna con i prezzi odierni e contemporaneamente spiegare i prezzi odierni con la domanda di moneta odierna: è una tautologia.

Il problema sta nel fatto che l'utilità soggettiva della moneta dipende dal suo valore di scambio oggettivo (cioè i prezzi), e non è possibile spiegare contemporaneamente il primo in funzione del secondo e viceversa. La soluzione si chiama Teorema di Regressione.

postato da: Libertarian alle ore 10:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:economia austriaca
sabato, 25 febbraio 2006

Chi capisce la citazione del titolo vincerà dieci battute inglesi scelte da me.

A parte gli scherzi, ciò che segue è un estratto di "Erinnerungen" di Ludwig von Mises. Il testo è incluso, insieme a "The Historical Setting of the Austrian School of Economics", nel libro "Autobiografia di un liberale" di Rubbettino Editore (ovviamente è tutto in italiano).

Il successo della lotta per il risanamento del bilancio pubblico fu tardivo, perchè solo lentamente riuscimmo a convincere il partito cristiano-sociale della necessità di abolire le compensazioni che lo Stato (NdLibertarian: Mises usa la maiuscola... nessuno è perfetto) pagava per tenere bassi i prezzi al dettaglio dei generi di prima necessità razionati. Tali riduzioni avevano effetti irrilevanti sul bilancio dei consumatori, mentre impedivano di ripristinare l'equilibrio nel bilancio pubblico. Grazie all'appoggio di Weiss-Wallenstein, riuscimmo a spingere la grande industria a fare delle concessioni ai sindacati in cambio della sospensione delle sovvenzioni sui generi di prima necessità. Sapere che i indacati approvavano, alle spalle della direzione del partito socialdemocratico, il nostro piano fu un grave colpo per i capi del partito. Per intralciare le trattative, Bauer fece allora ricorso a una misura disperata. Il 1 dicembre 1931 gruppi organizzati del partito socialdemocratico, i cosiddetti "Ordner", invasero il centro della capitale (la I circoscrizione di Vienna) e presero a saccheggiare e a demolire tutti i piccoli negozi. La polizia, decisa a restare "neutrale", non mosse un dito per fermarli., L'opinione pubblica prese invece, nei giorni successivi, una ferma posizione contro questa tattica. I socialdemocratici furono costretti a ritirarsi,  e così le trattative con i sindacati ripresero.

Beh... questo è il secondo di una serie di estratti "storici" di Mises. Il fatto è che nelle scuole pubbliche non si insegnano queste cose. Esistono gli squadristi fascisti, non quelli socialisti. Hitler va al potere con l'appoggio della grande industria, non certo di tutta l'opinione pubblica, esasperata dalle violenze social-democratiche. La disoccupazione causata dai sindacati non gioca alcun ruolo nel successo dei movimenti estremistici. Ma così vanno le cose: la scuola pubblica ha finalità propagandistiche, la verità è un problema secondario.

postato da: Libertarian alle ore 20:53 | Permalink | commenti (4)
categoria:storia
sabato, 25 febbraio 2006

Ho scritto la risposta più verbosa della storia dell'umanità e non potevo metterla in un commento. Ci ho scritto un post. L'ho scritto di gettito e credo che sia un po' incasinata. Pazienza.

Nei commenti al post sul manifesto di Pera mi sono stante mosse da Paolo alcune critiche, che potremmo definire paleo-libertarian (corrente del pensiero libertario a cui io stesso appartengo, e caratterizzata da posizioni libertarie in politica e conservatrici in campo morale e culturale), alla mia mancata adesione al manifesto. In sintesi, io affermo che nel manifesto c'è troppa confusione tra Cristianesimo e Liberalismo, cosa che indebolisce lo scopo principale del manifesto, che è quello di lottare contro tutte le forme di relativismo.

Il commento che ricommenterò è il #8.

Comincio dalla parte facile: l'adesione di Ricossa e di Cubeddu le ho viste, ma ho sempre lo stesso problema: è un manifesto che sottolinea tutti gli aspetti cattolici e trascura tutti gli aspetti liberali.

Che il relativismo sia un'aberrazione della cultura e della morale non mi stancherò mai di scriverlo. Che criticarlo serratamente sia necessario, anzi fondamentale, non lo metto in dubbio (del resto, anche parte della Sinistra si è stufata del relativismo, nella fattispecie metodologico, perlomeno a leggere il libro di Jervis "Contro il relativismo"). L'assurdità di tutte le forme di relativismo le ho denunciate più volte, e sono stato anticipato di poco da Pera (che, data la chiusura delle Camere, ha avuto di recente più tempo libero di me), infatti volevo scrivere articoli contro il giuspositivismo e l'utilitarismo, ma non riesco a trovare il tempo.

Che il laicismo sia un'aberrazione non lo metto in dubbio: di certo non sono tra quelli che crede che Pannella sia un liberale, visto che non mi sarei mai sognato di votare i radicali prima di scoprire Della Vedova. Il progressivismo, come tutte le forme di storicismo, è una cagata pazzesca (scusate la citazione cinematografica). E la religione non è una cosa di cui vergognarsi: non deve essere limitata al privato.

Ma nel manifesto non c'è alcuna critica allo statalismo? L'unica parte vicina ai temi liberali è quella sulla scuola, che viene rovinata sin dall'inizio dall'accettazione del  "valore pubblico dell'istruzione". Ma insomma: si scende a patti con tutti i principi del liberalismo, e invece quelli del cattolicesimo vengono difesi tutti uno per uno? Non c'è una riga liberista, e di certo non perchè non c'entra nulla, visto che l'interventismo è alla base dello statalismo, della disgregazione della famiglia e della distruzione del giusnaturalismo.

Che l'aborto sia un omicidio condivido. Ma l'eutanasia chi danneggia? L'eutanasia è una forma soft di suicidio. E il suicidio non è un crimine. Certo: possiamo considerarlo immorale, ma immorale non significa illegittimo. La distinzione tra etica e diritto non è un optional, e in un manifesto che dice di essere liberale questa mancanza è grave.

Non nego che il Cristianesimo e il liberalismo siano legati. Rothbard elogiava De Rerum Novarum (tanto quanto schifava Quadragesimus Annus), considerava Tommaso d'Aquino il primo libertario e sapeva che le radici del pensiero economico Austriaco affondano nel pensiero delle tarda Scolastica. Senza contare che la dicotomia tra Impero e Chiesa, non risolvendosi nel trionfo di nessuno dei due, è stata fondamentale per la storia dell'Occidente perchè ha frenato l'ascesa di un potere totalitario. E quando la religione è entrata in crisi, lo stato è diventato totalitario per mancanza di limiti alla sua espansione.

Ma la storia del Cristianesimo è fatta anche di opposizione al liberalismo, di stragi, di intolleranza e di altre cose radicalmente anti-occidentali (così come lo intendiamo ora). E ora il Cristianesimo è minoritario in Occidente. Concentrare tutte le attenzioni a temi clericali non può che creare confusione.

Il problema all'origine di questa confusione è da cercarsi nell'oggettiva difficoltà di destreggiarsi tra queste due proposizioni: "La morale assoluta non esiste", "Le norme morali sono ineliminabili". La prima distrugge l'assolutismo, la seconda distrugge il relativismo. In mezzo cosa c'è? Ci sono valori e norme soggettivi, ma condivisi da quasi tutti gli individui di una società. E' questa la "religione civile" di cui dovrebbe parlare Pera, non la Chiesa Cattolica. Ma dopo aver letto quel manifesto, chi è che capisce la distinzione? Nessuno. Perchè pare che anche Pera non sia in grado di farla. E non perchè non se ne renda conto (mi pare che su Senza Radici la confusione non c'era), ma perchè non voleva farla in un manifesto che sembra scritto dalla CEI. E per questo motivo che parlo di appiattimento e confusione.

Io non mi faccio nessun problema ad affermare che determinati comportamenti, se non sono ristretti ad una sparuta minoranza, sono un problema sociale: penso ai suicidi, all'uso di droga, all'omosessualità, eccetera. Ma non per questo vieto questi comportamenti con la forza: l'uso della forza deve avere l'unico scopo di difendersi dall'aggressione. Per il resto ci vogliono valori, educazione, sensibilizzazione. Non manganelli. E questa distinzione è fondamentale per il liberalismo, per non parlare del libertarismo, dove ciò diventa principio assoluto (di non-aggressione). Purtroppo questa distinzione non piace a nessuno che abbia un minimo di potere, proprio perchè ha lo scopo di limitare il potere. Nella fattispecie, è del tutto estranea al pensiero di gran parte della Chiesa. Come tutti nella nostra società, anche i cattolici ritengono che l'"apparato sociale di coercizione e costrizione" sia utilizzabile per qualsiasi cosa si reputa importante: basta un po' di "giustizia sociale" e un po' di "tradizione" che ogni coercizione giuridica diventa legittima. Su questo un liberale dovrebbe dare battaglia, se non altro perchè è intorno a questo problema che ruota gran parte della "crisi dell'Occidente". Dov'è tutto ciò?

L'aborto è un omicidio, e l'aborto a spese del contribuente è un omicidio e un furto. Su questo non ci piove. Ma rimane la domanda: che c'entra con la lotta al relativismo? Io pure non vedo di buon occhio i Pacs, e non perchè i "froci" non debbano vivere nell'abitazione che vogliono e dormire nel letto che vogliono, ma perchè casa e letto se li devono comprare con i soldi loro. E' per questo che, coerentemente, sono contrario a tutti i sussidi a vantaggio delle famiglie.

Infine, c'è una sbavatura in quanto dici sul matrimonio: se il matrimonio non è nulla di "statale", è soltanto un contratto tra le parti. E' IL contratto, nel senso che sta a fondamento di tutta la società, ma è soltanto UN contratto, e niente di più. Esattamente come è possibile rescindere un contratto, è anche possibile rescindere un matrimonio. Quello che rimane, come in tutti i contratti, sono gli obblighi pendenti (non quelli imposti dalla legge ai padri, ma quanto liberamente sottoscritto dalle parti, o perlomento l'"id quod plerumque accidit" che non è stato escluso esplicitamente). La differenza tra un matrimonio è un contratto di altro tipo è che possono esistere anche obblighi pendenti verso terzi: i figli. Tanto che per mer una coppia senza figli, o con figli maggiorenni, si può sciogliere anche in un mesetto.

In conclusione: l'Occidente non è il Cristianesimo, e la soluzione al problema del relativismo non è leggere precetti assoluti sui testi sacri, ma arrivare ad un (piccolo) insieme di valori giuridici condivisi e fatti rispettare con scrupolo.

postato da: Libertarian alle ore 19:36 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, 24 febbraio 2006

Quartiere libertarian è un progetto di Astrolabio/Buffone, Jinzo/Italianlibertarians e Libertarian/LibertyFirst. Se siete libertari, avete un blog politico e scrivete post sul libertarismo, potete affiliarvi al sito e pubblicizzare i vostri post sul sito. Non è necessario avere due nomi per affiliarsi .

Se volete partecipare, fatevi un account Splinder e fatevi invitare da Astrolabio sul sito di Quartiere Libertarian.

Quando poi scrivete un post di argomento libertarian, fate un breve riassunto e lo postate su Quartiere Libertarian insieme al link.

Grazie a questo progetto sarà possibile farsi un'idea di cosa succede nel web-mond anarco-capitalista, miniarchico, ultra-liberale e libertario italiano. Se conoscete blog libertari invitateli, se avete un blog libertario affiliatelo.

Blog attualmente affiliati:

Astrolabio

ItalianLibertarians

Ventinove Settembre

postato da: Libertarian alle ore 19:46 | Permalink | commenti (11)
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venerdì, 24 febbraio 2006

Il manifesto "Per l'Occidente", firmato da mezza Tocque-Ville, è un papocchio. Intendiamoci: concordo su molti punti, come scriverò in seguito, ma molti altri non c'entrano nulla, e rischiano di generare solo confusione, in un contesto dove, invece, avere idee chiare è necessario.

In seguito commenterò alcuni punti del manifesto. Se volete firmarlo fatelo qui (http://www.perloccidente.it/index.php), al momento la mia firma non c'è.

Nota per gli individualisti metodologici: l'Occidente, l'Islam e la Cristianità non sono persone, ma idee che accomunano diverse persone. Il problema fondamentale degli aggregati è che sottolineano le cose comuni ai membri del gruppo, trascurano le differenze interne, sottolineano le differenze con gli altri gruppi e trascurano le somiglianze con questi. Fondamentalmente, l'olismo metodologico è tribale e guerrafondaio per forma mentis. Nonostante, ciò, credo che quello che scriverò sia chiaro. Altrimenti ci sono i commenti.

"[L'Occidente] Minato dall’interno da una crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori"

Su questo sono perfettamente d'accordo. Una civiltà non può basarsi sul relativismo etico: ogni società ha bisogno di un ethos giuridico condiviso da tutti gli individui che ne fanno parte. Rifiutandosi di accettare questa banale verità, il relativismo è nichilista, e, nella sua intima essenza, anti-sociale.

"L’Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità di azione sulla scena internazionale"

Unità d'azione? Ma quando c'è mai stata?

"Determina una frattura con gli Stati Uniti e fa dell’antiamericanismo una bandiera"

Sarebbe bello se la "frattura" con gli USA avesse qualche altra motivazione oltre al relativismo etico, le forniture di petrolio e l'incapacità di agire. E sarebbe bello se l'Europa fosse in grado di fornire (o, perlomeno, di ipotizzare) un'alternativa all'iperattivismo militare USA. L'Europa ha scelto di non scegliere: ciò conferma il fatto che il problema è il nichilismo culturale.

Inoltre, si può parlare di "frattura" solo se si pensa che l'Europa esista come soggetto politico, ma siccome non è questo il caso, il termine è improprio.

"Il laicismo e il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia"

Faccio notare che molte di queste "crisi" sono dovute all'interventismo di stato, e non solo al relativismo culturale: che la famiglia sia in crisi è evidente se si considerano le assurdità del codice di famiglia femminista, il conflitto generazionale implicito nei sistemi pensionistici a ripartizione e altre amenità stataliste. Relativismo e totalitarismo (nell'accezione "tutto è politica") si rafforzano a vicenda. Ed è qui che bisogna scavare per capire i nostri problemi.

"Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati"

L'immigrazione e il multiculturalismo rappresentano delle sfide (e, quindi, dei pericoli) per ogni società, proprio per via della necessità di regole giuridiche condivise, e, cioè, di un ethos condiviso. Oltre a quanto ho già scritto sul relativismo, aggiungerei che lo stato sociale rende questo ancora più difficoltoso, perchè promette ciò che non può mantenere, acuisce i problemi sociali anzichè risolverli, e genera pretese parassitarie e, quindi, conflitto politico. La giustizia sociale è anti-sociale.

Non cito la citazione del Papa, perchè in fin dei conti tra amici è normale fare così: anch'io spesso cito Jinzo; Pera preferisce citare Benedetto XVI.

"Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili"

Faccio notare che i "principi universali e irrinunciabili" sono incompatibili con la democrazia (come giustamente, dal suo semplicistico e sterile punto di vista, affermava Bobbio). E ciò non è una critica: io sono favorevole a determinati principi universali e irrinunciabili che stiano al di sopra delle beghe politiche: ma questo è giusnaturalismo, e farlo tornare di moda necessita di una Kulturkampf che cancelli le tracce lasciate dal socialismo e dall'interventismo statale sulla società e consenta il ripristino della mentalità liberale...

"Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all'estero"

Non che sia diventato di colpo pacifista e isolazionista (anche se un pensierino ce lo sto facendo, e più ci penso più lo divento... faccio ancora in tempo a smettere di pensare, però...), ma questa affermazione è rischiosa, e fa il paio con l'orrido "Right or wrong is my country", principio secondo il quale un tedesco che nel 1943 si fosse ribellato alla Shoah avrebbe dovuto essere considerato un traditore. Lasciamo perdere le assurdità della "politica amorale" di Ferrara: ogni azione è morale, perchè si basa su un giudizio di valore. Dire, ad esempio, che la continua inflazione monetaria USA è incompatibile con gli interessi americani di lungo periodo non è anti-americanismo: anti-americano, semmai è Diocleaziano-Greenspan che ha fatto questo macello...

"Siamo impegnati a promuovere l’integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono"

L'ho già scritto e lo ripeto: sono perfettamente d'accordo. Ma voglio mettervi un tarlo nelle orecchie (che schifo!): quali valori e principi? Quelli delle 200,000 leggi e leggine che il Parlamento ha eruttato negli ultimi decenni? Come si fa a costruire un ethos condiviso dove tutto è strumento di lotta politica e di clientelismo elettoralistico e lobbystico? La democrazia, non mi stancherò mai di ripeterlo, è parte del problema, non parte della soluzione. Affinchè le regole possano essere condivise, devono perlomeno essere chiare, semplici e poco numerose.

"Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, a considerare il nascituro come “qualcuno”, titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come “qualcosa” facilmente sacrificabile per fini diversi"

Vi dirò, sono anch'io contrario all'aborto (ma perchè l'eutanasia no?), ma che ca$$o c'entra? Un errore di fondo del manifesto è quello di confondere l'Occidente con la Cristianità. Non dobbiamo far finta di essere tutti cristiani solo perchè i nostri "nemici" si ritengono musulmani. Quello che dobbiamo difendere sono determinati valori, che sicuramente derivano in parte dalla nostra storia cristiana (e questo i relativisti non lo vogliono ammettere), ma quello che dobbiamo difendere non è la religione.

"tanta libertà quanta è possibile, tanto Stato quanto è necessario"

Principio che sembrerebbe credibile, ma... chi decide quanto stato è necessario? I politici? Non fatemi ridere. Lo stato attuale è almeno l'80% sovradimensionato rispetto alla sua "necessità" (che, ovviamente, è un giudizio di valore arbitrario che viene imposto agli altri con la forza), e per alcuni è sovradimensionato del 100% (mi piacerebbe crederlo). Di certo c'è una tendenza, da parte delle istituzioni politiche, a permeare l'intera società e a rendersi totalitarie; tendenza che un tale principio non contrasta minimamente: forse è per questo che il liberalismo da cento anni non fa progressi.

"Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame"

Ma dovevamo combattere i fondamentalisti o i froci?

"Siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato"

Su questo sono d'accordo: la religione (non per me che sono agnostico) implica dei valori,, e questi valori non sono un fatto esclusivamente privato. Del resto, non sono meno arbitrari di tutti gli altri valori.

"Siamo impegnati a difendere e promuovere la libertà di educazione senza negare la funzione pubblica dell’istruzione"

Funzione pubblica dell'istruzione? Funzione propagandistica, semmai! Comunque, nel breve termine l'equiparazione è l'unica riforma simil-liberale con qualche probabilità di successo. Nel lungo termine non bisogna dimenticare l'obiettivo di separare completamente lo stato dall'istruzione.

"L'Occidente è vita. L'Occidente è civiltà"

Questi andrebbero messi, a rigore, nella categoria "manifesti elettorali ridicoli".

"L'Occidente è libertà"

Diciamo che lo era. E mi piacerebbe che tornasse ad esserlo. Ma non credo che vedrò mai avverarsi questo mio sogno.

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categoria:politica internazionale, politica interna, liberalismo, filosofia politica
giovedì, 23 febbraio 2006

Frank Shostak è un economista Austriaco e scrive spesso i Daily Articles del Mises Institute. L'ultimo articolo contiene spunti molto interessanti per chi vuole capire l'Economia Austriaca e non ha pazienza a sufficienza per aspettare la mia versione "bignami" di Man, Economy & State di Rothbard. L'articolo si chiama "Should We Worry About Falling Savings?" e parla dell legame tra risparmio e consumo e dei dati economici riguardanti il livello dei risparmi.

La prima cosa che si nota è che il tasso di risparmio americano è cominciato a scendere repentinamente negli anni di Reagan (o in quelli di Greenspan, a seconda dei punti di vista). Ora quel tasso è stabilmente inferiore a zero. Questa cosa era già stata vista mesi fa quando analizzai il mito di Reagan, presidente che tutti credono sia stato un liberale con i fiocchi, ma che non merita questa fama.

L'articolo spiega la relazione tra consumo e risparmi nella teoria Austriaca, e critica i metodi di misura dei dati macroeconomici. Entrambi i temi sono tipicamente Austriaci e l'articolo, nella sua chiarezza, è molto utile per sottolineare la straordinarietà (come direbbe Dolan) del paradigma Austriaco ("straordinario" significa "fuori dall'ordinario", cioè diverso dal paradigma neo-classico. La distinzione tra paradigmi ordinari e straordinari è del filosofo della scienza Thomas Kuhn).

"What allows an increase in the production of consumer goods is the maintenance and the enhancement of the infrastructure of an economy": ciò che differenzia un'economia ricca da un'economia povera è la dotazione di capitale. La struttura della produzione (l'insieme dei beni capitali che permette la produzione dei beni di consumo) deve essere mantenuta e ampliata tramite risparmi (questo sarà forse più chiaro tra qualche altra "lezione" di Economia Austriaca)

La prima distinzione che si fa nell'articolo è tra produttori di beni di consumo (finali) e produttori di beni capitali. L'esempio dell'articolo è il fornaio che produce filoni di pane (bene di consumo), e il fabbro che produce un utensile (bene di produzione, che non ha utilità diretta). La ricchezza attuale del sistema economico è data dai beni di consumo effettivamente prodotti, menre i beni di produzione diventeranno ricchezza solo in futuro. I produttori di beni di consumo, quindi devono sostentare i produttori di beni (nell'attesa che questi beni di produzione diventino finalmente "ricchezza").

I beni di consumo si possono produrre solo perchè a monte c'è una struttura produttiva adeguata, e questa deve essere conservata, se si vuol sostenere un certo livello di produzione di beni di consumo. La struttura produttiva si conserva fornendo risorse ai produttori di beni di produzione per consentir loro di mantenere intatto (o di accrescere) il loro beni di produzione.

Supponiamo che il fornaio produca 10 filoni di pane, ne consumi 2 e ne venda 8 ad un fabbro per comprare degli utensili. In questo caso, il consumo reale dell'economia è 2 filoni, e 8 sono i filoni risparmiati. Questi filoni possono essere impiegati dal fabbro per comprare beni di produzione di ordine ancora superiore (cioè, ancora più lontani dallo stadio finale della produzione: il consumo) oppure essere consumati per sostentare il fabbro. Ciò non toglie che la ricchezza reale consumata siano i 2 filoni mangiati dal fornaio. Il resto è risparmio, ed è questo risparmio che consente il mantenimento della struttura produttiva.

Ma questo non è il risparmio così come viene misurato nelle statistiche governative, che, secondo l'autore, sono dati completamente inutili, quando non proprio fasulli. Su questo, comunque, non mi sbilancio perchè anche se fossero utili non saprei che farmene, quindi non saprei giudicare.

postato da: Libertarian alle ore 17:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:economia
giovedì, 23 febbraio 2006

In un sistema di baratto, esiste un mercato per ogni coppia di beni. Con lo stabilirsi della moneta, i mercati si riducono a uno per ogni bene. Chi produce o consuma cento merci, deve ricordare, in un sistema di baratto, diecimila valori di scambio per le merci che scambia abitualmente; in un'economia monetaria basta ricordarsi cento prezzi. La matrice dei rapporti di scambio diventa un vettore di prezzi monetari: tutti gli scambi avvengono indirettamente contro moneta, che diventa il comune denominatore di tutti i prezzi.

Questo non può non avere un effetto estremamente importante sull'economia: ed è per questo che lo studio della moneta è fondamentale nella trattazione Austriaca.

Sul mercato anche la moneta ha un prezzo (al di là del fatto che 1$ vale 1$...), ed è l'inverso del prezzo monetario di una merce. C'è un prezzo della moneta per ogni merce. Il "prezzo" della moneta si chiama potere d'acquisto. Se un cavallo costa 10 once d'oro, e una mucca costa 8, il potere d'acquisto di un'oncia d'oro è (udite udite...) 1/10 di cavallo e 1/8 di mucca... (gli esempi semplici servono per fissare le idee, non sto supponendo che siete tutti ritardati...).

I prezzi in moneta si determinano come i prezzi tra due merci in un baratto: ad ogni prezzo ci sarà una certa domanda e una certa offerta: la domanda scende col prezzo e l'offerta sale. All'equilibrio il prezzo sarà tale che domanda e offerta coincidono (ma l'equilibrio non si verifica mai nel mondo reale). Se il prezzo non è uniforme nel mercato ci saranno opportunità di arbitraggio, che faranno sparire le disuniformità (questo significa che, se non ci sono fattori di valore soggettivo, il prezzo di equilibrio sarà unico, a meno dei costi di trasporto).

Esattamente come possiamo parlare (finalmente) di curve di domanda e di offerta contro moneta, abbiamo anche la domanda totale e la domanda per riserva.

E' da notare che, se non si ha domanda per riserva, l'offerta è indipendente dal prezzo.. Se mettiamo all'ascissa la quantità e all'ordinata il prezzo otteniamo una curva di offerta perfettamente verticale. Se invece c'è domanda per riserva, l'offerta sarà una curva crescente.

Questa distinzione è importante, perchè se si escludono le aspettative speculative, la domanda per riserva deriva dal valore d'uso che il bene ha per il suo proprietario: chi ha una cosa che non gli serve tenderà a venderla a qualsiasi prezzo. Ad esempio, l'offerta di "terra" (cioè, delle risorse naturali) è verosimilmente verticale), mentre il lavoro, che si scambia sempre con il tempo libero, ha verosimilmente un'offerta crescente col prezzo (salario). Ciò vale in prima approssimazione, visto che non possiamo escludere che ogni risorsa naturale non abbia valore affettivo e che nessun lavoratore, nel tentativo di conservare il proprio reddito di partenza, lavori di più in corrispondenza di un salario reale minore.

Per capire il legame tra domanda totale (T), domanda per riserva (R), stock (K), domanda (D) e offerta (S) basta scrivere queste due equazioni:

S=K-R
D=T-R

All'equilibrio si ha S=D, da cui K-R=T-R e quindi K=T: a quel prezzo lo stock e la domanda totale sono uguali. Di fatto, la domanda per riserva verrà impiegata soltanto tra qualche decina di "lezioni", quindi avete tutto il tempo per dimenticarvi della nozione.

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mercoledì, 22 febbraio 2006

Fini: "L'Italia Serena"

Deve essere l'effetto del TetraIdroCannabinolo...

Rifondazione (R)

Che ci fanno i comunisti con la protezione della proprietà individuale? Boh...

Rifondazione: "Vuoi vedere che l'Italia cambia davvero?"

In meglio o in peggio? Bisognerebbe specificarlo...

Casini: "Più sostegno alle famiglie"

Sottotitolo: più tasse per i single.

Casini: "Io c'entro"

Voglio uscire!!! (l'ho già detta, ma leggete sotto)

Margherita: "E' ora d'uscire"

Voglio rientrare!!!

Diliberto: "Più soldi a lavoratori e pensionati"

Diamo loro i soldi del Monopoli...

DS: "Roma corre, l'Italia rincorre"

Ci rincorrono urlando "Rivogliamo i nostri soldi... ladroni!"... e si ce pijano ce fanno er culo...

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