Due iniziative recenti delle Coop hanno attratto la mia attenzione, anche se per due motivi diversi.
La prima è la raccolta di firme per una proposta di legge per la liberalizzazione del mercato dei farmaci, per consentire la vendita di questi nei supermercati.
La seconda è la raccola di firme per un referendum contro la cosiddetta "devolution" varata recentemente dal governo.
Le mie intenzioni sono queste: andrò a firmare la prima, schiferò la seconda. Sarò un po' triste in entrambe i casi, e vi spiegherò perchè.
1) Firma sulla liberalizzazione dei farmaci
In Italia le corporazioni hanno privilegi monopolistici e sfruttano il consumatore (in questo caso, il malato) per aumentare i propri redditi. Abbiamo quindi corporazioni che lasciano i giovani alla porta per impedir loro di far concorrenza a chi ha già una posizione, e, come in questo caso, corporazioni che, al riparo dalla concorrenza, possono costringere il malato (o il contribuente per lui) a pagare i farmaci più di quanto costerebbero in regime di concorrenza. E non certo per via dei consigli del farmacista: se questi avessero valore, sarebbero apprezzati dal mercato senza bisogno di privilegi monopolistici.
Si tratta, tra l'altro, di un cavallo di battaglia del benemerito Istituto Bruno Leoni (IBL: www.brunoleoni.it).
La mia firma finirà tra le tante (già 20.000) a favore dell'iniziativa, raccolte dalle Coop. A meno che non ci sia una fregatura sotto, inviterei tutti a firmare: chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre.
E qui viene la vena di tristezza: in Italia non si riesce a fare una liberalizzazione che sia una se non facendosi sponsorizzare da un gruppo di pressione ancora più forte, che gode già di una cospicua dotazione di privilegi.
La politica è così schifosa che si può distruggere un privilegio solo difendendone o garantendone altri, col risultato, magari, di rischiare di eliminare le piccole corporazioni e avvantaggiare le grandi lobby. E' veramente triste, ma in linea con quanto sappiamo del processo politico: vince il più forte, e il debole paga, come in tutte le relazioni egemoniche (cioè, non di mercato).
Per maggiori informazioni: http://blog.menostato.it/2006/01/si_alla_vendita.html (visto che bel nome questo blog?)
2) (Non) Firma contro la devolution
E qui la natura delle Coop come "potere forte" si fa sentire in tutto il suo splendore.
Sebbene non conosca a fondo la legislazione in materia, penso di poter dare per assodato che uno dei vantaggi di essere una Coop è quella di avere sgravi fiscali rispetto alle altre forme di organizzazione aziendale. Siccome sono contrario alle tasse, non vi dirò "Per eliminare i privilegi togliete gli sgravi alle Coop", ma, al contrario: "Conferite gli stessi identici privilegi a tutte le forme di organizzazione aziendale".
Giustificare nuova coercizione fiscale con la scusa dell'isonomia liberale non è liberalismo, ma tafazzismo.
L'altro meccanismo che avvantaggia le Coop sono gli appalti pubblici che, soprattutto nelle "Regioni Rosse", forniscono un potente mezzo di trasferimento della ricchezza dai contribuenti ai gruppi di pressione.
E qui entra in ballo il federalismo. Immaginate un mondo dove le spese di un ente locale possono essere finanziate soltanto con tasse sui cittadini di quell'ente locale, soltanto su chi vota in quell'ente locale (niente tasse sulle imprese, ad esempio), senza poter ricorrere all'emissione di debito e senza trasferimenti di ricchezza dall'alto in basso.
Questa non è la devolution del governo (figuriamoci se il governo riusciva a fare una cosa compiuta), ma se ne parla, e il rischio (per gli enti locali e i gruppi di pressione) c'è eccome...
In un mondo del genere, le Coop da chi si farebbero finanziare? Potrebbe la provincia di Bologna (ad esempio) dare finanziamenti per milioni di euro (esempio inventato) ad una Coop (o a qualsiasi altra azienda), col rischio che i propri elettori-contribuenti si inca$$ino? Perchè mai i contribuenti dovrebbero essere favorevoli agli sprechi, se non fosse che alla fine sono pagati dai contribuenti delle altre province e regioni?
Per le Coop e per tutte le aziende che campano di favori pubblici (perlomeno a livello locale, poi le esternalità del processo politico tornano a vantaggio delle lobby quando si torna a livello nazionale) una seria (non l'attuale, che è solo un piccolo passo) riforma federale sarebbe una tragedia. Da qui l'attività lobbystica contro la devolution.
P.S. E poi le Coop campano anche grazie alle licenze commerciali che impediscono agli altri di far loro concorrenza: aboliamo anche le licenze!