martedì, 31 gennaio 2006

Uno dei miti più duri a morire dello scientismo è la supposta obiettività dei numeri: a volte pare che quello che non può essere misurato non esista nemmeno, e che i numeri possano veramente parlare da soli (se sentissi un numero parlare penserei di stare in vacanza in Giamaica col Ministro degli Esteri... ). In realtà, ovviamente, l'interpretazione è la parte importante di ogni analisi, e a partire dagli stessi dati è possibile arrivare a conclusioni di tutti i tipi. Guardate qua:

Ore di sciopero per anno

ANNO                 ORE PERSE (milioni)
1998                   4,063
1999                   6,364
2000                   6,189
2001                   7,182
2002                   34,026
2003                   13,100
2004                   4,800
2005                   5,100 (9 mesi: annualizzato viene 6800)

I dati sono riportati e commentati su Il Giornale del 29/01/2006: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=60768&START=0

In realtà, i dati provano il fallimento del governo, e non una particolare avversione dei sindacati verso la CdL (che in parte c'è).

Berlusconi è arrivato al governo con dei propositi seri: la prova è che il "potere forte" più importante e pericoloso di tutti, il sindacato, s'è subito infervorato. Poi si è calmato, tornando a livelli da governo del Centro-Sinistra: evidentemente il governo ha promesso loro di non intaccare i loro privilegi. E grazie al TFR non si è limitato alla loro semplice conservazione.

I sindacati sono un problema da affrontare seriamente: un governo che non subisce almeno 100 miliardi di ore perse l'anno (cifra iperbolica, ovviamente) dimostra di non voler affrontare e risolvere i problemi.

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martedì, 31 gennaio 2006

Si ringraziano tutti i 1500 visitatori dell'ultima settimana. E se qualcuno è passato più volte lo ringrazio più volte.

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martedì, 31 gennaio 2006

La "giustizia sociale" è un principio giuridico dal contenuto elastico, infinitamente malleabile ed estendibile, che richiede un potere centralizzato incontrollabile, irresponsabile e illimitato, che richiede risorse economiche in quantità indefinita, tendenzialmente elevatissima, e con una notevole predilezione per gli sprechi e le inefficienze.

Forse pensate che tutto questo sia un male necessario, per salvare i David Copperfield dalle miniere di carbone... siete evidentemente inconsapevoli fautori della concezione "Babbo Natale" dello stato.

Nella realtà, come tutti i liberali hanno sempre saputo, e come i public choicer hanno riportato alla luce in termini più formali, lo stato è il terreno di caccia di tutti i gruppi di pressione possibili ed immaginabili. Un'organizzazione incontrollabile, onnipotente, dal potere illimitato, lontana da chi crea ricchezza, non può non cadere "vittima" (si fa per dire) delle lobby.

I gruppi di pressione sono organizzati in modo da massimizzare l'influenza che hanno sul processo politico, e conoscono i vantaggi che derivano loro da tali privilegi; il resto della comunità, invece, non ha lo stesso livello di "coscienza di casta", non vede modi di influenzare la politica, e non si rende conto dei costi dei privilegi altrui (sia perchè sono divisi tra milioni di persone, sia perchè i costi sono spesso contro-fattuali: non si può sapere cosa si perde, perchè le alternative non appartengono al nostro continuum spazio-temporale).

Abbiamo quindi che il processo politico, messo in moto dal miraggio della "giustizia sociale", tende a mangiare soldi e ad incanalarli verso determinati gruppi, dimenticandosi (com'è nella sua natura) della "giustizia sociale".

Pensato a cosa ci può essere di "socialmente giusto" negli aiuti all'agricoltura? Si arricchiscono gli agricoltori europei, si impoveriscono i consumatori europei, e si uccidono i produttori del Terzo Mondo... ovviamente il motivo per cui questo crimine contro l'umanità avviene è che, alle elezioni in Europa, gli agricoltori europei votano, e quelli della Tanzania no. E quale politico può permettersi di perdere dei voti, per salvare SOLO qualche vita umana?

Ancora: la "giustizia sociale" "vuole" un salario minimo dignitoso per tutti... peccato che, se il salario minimo è superiore a quello di mercato, si crea disoccupazione. E siccome è disoccupato chi non è abbastanza produttivo da coprire il salario minimo, saranno disoccupati, e perennemente tali, i più giovani, gli abitanti delle regioni più povere, gli immigrati, le persone con minori titoli di studio, e i lavoratori le cui qualifiche vengono svalutate dal progresso economico. Insomma, più si ha "giustizia sociale", più chi ne ha bisogno sta peggio...

La cosa non deve stupire: i disoccupati non sanno che la colpa è dello stato, e i loro interessi non sono quindi organizzabili politicamente. La disoccupazione porta qualche voto in meno, ma non abbastanza da far perdere allo stato le brutte abitudini dei privilegi sindacali, dei costi esorbitanti per le assunzioni, dell'impossibilità di licenziare.

Pensate ad un'altra cosa: se l'italiano medio risparmia, paga la tassa sui capital gains e i suoi interessi e il suo salario sono decurtati all'origine dalle tasse sulle imprese... è evidente che tutte queste tasse cadono anche su di lui. Ma provate a tagliare IRPEG, IRAP, e imposte sul capitale... tutti vi diranno "vuoi arricchire le aziende!". Come se i risparmi che mandano avanti l'Italia provenissero tutti da Agnelli, Berlusconi e Della Valle.

Ancora una volta, è il processo decisionale politico: gli elettori si accorgono dell'IRPEF, ma non si rendono conto che le tasse sulle attività che creano ricchezza sono molto più pericolose, e per loro stessi. Anni fa lessi un tizio che diceva "Berlusconi dice che le tasse sono al 50%, le mie, però sono al 25%"... come no.

Al di là del fatto che pagare meno degli altri significa rubare agli altri, faccio notare che in quel ragionamento mancano: le tasse sulle pensioni (che vengono pagate due volte, perchè l'IRPEF è sul reddito lordo), le tasse sui capital gains e sui redditi di impresa, l'IVA su tutti i suoi consumi, e migliaia di tasse, balzelli, accise, imposte, bolli, dazi...

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categoria:giustizia sociale
lunedì, 30 gennaio 2006

Due iniziative recenti delle Coop hanno attratto la mia attenzione, anche se per due motivi diversi.

La prima è la raccolta di firme per una proposta di legge per la liberalizzazione del mercato dei farmaci, per consentire la vendita di questi nei supermercati.

La seconda è la raccola di firme per un referendum contro la cosiddetta "devolution" varata recentemente dal governo.

Le mie intenzioni sono queste: andrò a firmare la prima, schiferò la seconda. Sarò un po' triste in entrambe i casi, e vi spiegherò perchè.

1) Firma sulla liberalizzazione dei farmaci

In Italia le corporazioni hanno privilegi monopolistici e sfruttano il consumatore (in questo caso, il malato) per aumentare i propri redditi. Abbiamo quindi corporazioni che lasciano i giovani alla porta per impedir loro di far concorrenza a chi ha già una posizione, e, come in questo caso, corporazioni che, al riparo dalla concorrenza, possono costringere il malato (o il contribuente per lui) a pagare i farmaci più di quanto costerebbero in regime di concorrenza. E non certo per via dei consigli del farmacista: se questi avessero valore, sarebbero apprezzati dal mercato senza bisogno di privilegi monopolistici.

Si tratta, tra l'altro, di un cavallo di battaglia del benemerito Istituto Bruno Leoni (IBL: www.brunoleoni.it).

La mia firma finirà tra le tante (già 20.000) a favore dell'iniziativa, raccolte dalle Coop. A meno che non ci sia una fregatura sotto, inviterei tutti a firmare: chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre.

E qui viene la vena di tristezza: in Italia non si riesce a fare una liberalizzazione che sia una se non facendosi sponsorizzare da un gruppo di pressione ancora più forte, che gode già di una cospicua dotazione di privilegi.

La politica è così schifosa che si può distruggere un privilegio solo difendendone o garantendone altri, col risultato, magari, di rischiare di eliminare le piccole corporazioni e avvantaggiare le grandi lobby. E' veramente triste, ma in linea con quanto sappiamo del processo politico: vince il più forte, e il debole paga, come in tutte le relazioni egemoniche (cioè, non di mercato).

Per maggiori informazioni: http://blog.menostato.it/2006/01/si_alla_vendita.html (visto che bel nome questo blog?)

2) (Non) Firma contro la devolution

E qui la natura delle Coop come "potere forte" si fa sentire in tutto il suo splendore.

Sebbene non conosca a fondo la legislazione in materia, penso di poter dare per assodato che uno dei vantaggi di essere una Coop è quella di avere sgravi fiscali rispetto alle altre forme di organizzazione aziendale. Siccome sono contrario alle tasse, non vi dirò "Per eliminare i privilegi togliete gli sgravi alle Coop", ma, al contrario: "Conferite gli stessi identici privilegi a tutte le forme di organizzazione aziendale".

Giustificare nuova coercizione fiscale con la scusa dell'isonomia liberale non è liberalismo, ma tafazzismo.

L'altro meccanismo che avvantaggia le Coop sono gli appalti pubblici che, soprattutto nelle "Regioni Rosse", forniscono un potente mezzo di trasferimento della ricchezza dai contribuenti ai gruppi di pressione.

E qui entra in ballo il federalismo. Immaginate un mondo dove le spese di un ente locale possono essere finanziate soltanto con tasse sui cittadini di quell'ente locale, soltanto su chi vota in quell'ente locale (niente tasse sulle imprese, ad esempio), senza poter ricorrere all'emissione di debito e senza trasferimenti di ricchezza dall'alto in basso.

Questa non è la devolution del governo (figuriamoci se il governo riusciva a fare una cosa compiuta), ma se ne parla, e il rischio (per gli enti locali e i gruppi di pressione) c'è eccome...

In un mondo del genere, le Coop da chi si farebbero finanziare? Potrebbe la provincia di Bologna (ad esempio) dare finanziamenti per milioni di euro (esempio inventato) ad una Coop (o a qualsiasi altra azienda), col rischio che i propri elettori-contribuenti si inca$$ino? Perchè mai i contribuenti dovrebbero essere favorevoli agli sprechi, se non fosse che alla fine sono pagati dai contribuenti delle altre province e regioni?

Per le Coop e per tutte le aziende che campano di favori pubblici (perlomeno a livello locale, poi le esternalità del processo politico tornano a vantaggio delle lobby quando si torna a livello nazionale) una seria (non l'attuale, che è solo un piccolo passo) riforma federale sarebbe una tragedia. Da qui l'attività lobbystica contro la devolution.

P.S. E poi le Coop campano anche grazie alle licenze commerciali che impediscono agli altri di far loro concorrenza: aboliamo anche le licenze!

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categoria:politica interna
domenica, 29 gennaio 2006

Al di là del fatto che, per le ragioni viste finora, il concetto stesso di "giustizia sociale" presenta inconvenienti notevoli, esiste un particolare motivo per cui i liberali (anche noiosamente moderati) devono temerla.

La "giustizia sociale" richiede, infatti, un potere centralizzato: è un obbligo giuridico arbitrario che si impone a tutti gli abitanti di una nazione, e richiede uno stato forte, totalitario, con un'amministrazione forte e una burocrazia sterminata. Tutti questi centri di potere irresponsabili tendono ad approfittare del loro status, visto anche che, non essendo soggetti al controllo dei consumatori, possono fare quello che vogliono: è notorio che la prima regola della burocrazia è "non avere mai bilanci in attivo, altrimenti ti tagliano il budget".

E' ovvio che ogni struttura che deve il proprio potere alla propria capacità di essere sistematicamente inefficiente è pericolosa: ma qui abbiamo un problema più grande, il problema di una classe politica onnipotente. La "giustizia sociale" dà le chiavi dei forzieri di tutti i cittadini ai politici: chi si fiderebbe mai a fare veramente una cosa del genere con la propria VERA cassaforte? Solo il velo di ignoranza che copre le malefatte dello stato, e la difficoltà di lottare contro il suo strapotere, giustificano una tale follia. Perchè, alla fine, tutte queste malefatte sono pagate dal vostro portafoglio.

La "giustizia sociale" un principio giuridico indefinito, che può essere declinato in migliaia di modi diversi, e un'organizzazione con costi indefiniti, che possono salire al 50% del PIL senza che nessuno si accorga dei servizi erogati...

E c'è una tendenza alla centralizzazione: siccome la follia delle politiche distruttrici di ricchezza sarebbe evidente a tutti in piccole comunità, tali politiche sono realizzabili solo dove le perdite possono essere nascoste nei meandri di leggi e regolamenti, dove i contribuenti sono milioni, e soggetti a regolamenti fiscali incomprensibili, dove è possibile inflazionare la moneta e accumulare debito per anni senza andare in default... quindi si genera una spinta verso l'allontanamento del potere dai cittadini che dovrebbe essere considerato preoccupante anche dai poveri fessi che ancora credono nella democrazia.

E tutto ciò, tra l'altro, partendo da un presupposto, che secoli di nefandezze perpetrate anche in nome del popolo sovrano non hanno minimamente scalfito: che i governanti facciano realmente l'interesse dei governati. Chi crede nella razionalità umana dovrebbe spiegarmi la politica...

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categoria:giustizia sociale
sabato, 28 gennaio 2006

Jinzo e Pinocchio: siete stati nominati...

1) Jinzo (www.italianlibertarians.splinder.com ) ha tirato giù la terza carta: http://www.italianlibertarians.splinder.com/post/6990605

Jinzo vuole vietare il cioccolato... o meglio, vuole che Fini sia coerente con i suoi principi e vieti anche il cioccolato... o meglio ancora, vuole più cioccolato e meno Fini. Anch'io (nonostante Fini sia uno dei politici che mi ispira più fiducia in AN, anche perchè a far meglio di Alemanno è buono pure Mastella...) sono d'accordo, anche se ho mangiato una tavoletta di cioccolato all'assenzio e faceva schifo.

Insomma, la nuova legge Fini fa schifo... e su questo blog siamo tutti (cioè io) d'accordo. Aggiungo un argomento non mio (non ricordo dove l'ho letto, però): ora che maria e coca sono uguali per legge, come si fa a spiegare ai propri figli (chi ne ha) che sono due cose diverse? Siccome tutti si fanno di canne (io sono l'unico vero proibizionista libertario d'Italia, me lo sono proibito da solo!), magari ora penseranno "beh, se per legge sono uguali, allora l'eroina tanto peggio non deve essere...".

2) Pinocchio (http://pinocchio.blogspirit.com  ), invece, parla di una droga che si sono dimenticati di proibire: la politica http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/01/28/sette-dollari.html

Le mucche giapponesi prendono 7$ al giorno. E non per tutte le cose zozze che fanno i giapponesi, ma per pascolare. Molti uomini vorrebbero essere una mucca giapponese.

Le mucche europee prendono solo 2.5$ al giorno, forse proprio perchè non fanno le cose zozze...

Certi africani prendono 1$ al giorno... ma non sono mucche, sono uomini. Non dico di sovvenzionarli, ma almeno di non ucciderli sovvenzionando le mucche.

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sabato, 28 gennaio 2006

Casini-UDC: "Io c'entro"

Io vorrei tanto uscirne...

Casini-UDC: "La responsabilità tiene unita l'Italia"

E io che pensavo fosse l'ergastolo per i reati contro lo stato...

DS-Roma: "La casa è un diritto"

Bene: aboliamo piani regolatori e tasse sugli immobili.

Alemanno-AN: "No agli sfratti, sì alle case popolari"

Cos'è? Il manifesto dei DS con un altro simbolo?

Verdi: "TAV, Kyoto, petrolio, inquinamento: siamo inca$$ati..."

Lo sapevo che Kyoto era una tragedia globale, ma non pensavo i verdi potessero ammetterlo così sinceramente...

Ulivo: "Oggi precarietà, domani lavoro"

Ieri legge Treu (che era un piccolo passo avanti, e ha ridotto la disoccupazione). Chissà Bertinotti che dice.

Diliberto: "Via dalla sporca guerra"

Boicottiamo l'Omino Bianco. Degli iraqeni che ca$$o ci frega...

Fini: "Per governare l'Italia del futuro"

E per arricchire gli spacciatori del presente...

Rosa nel pugno: "liberali socialisti"

Cattolici atei, libertari statalisti, pacifisti imperialisti... evviva la contradictio in adjecto!

Rosa nel pugno: "laicizziamo l'Italia"

Vi prego, togliete la parola "liberali" al manifesto precedente...

Riformatori liberali: "i radicali liberi fanno bene al cervello"

Non lo dite a Fini, altrimenti vi mette nella lista delle sostanze proibite.

Morale: non serve taroccare i manifesti elettorali; sono già abbastanza ridicoli in originale. E i pochi manifesti che parlano di cose concrete sono peggiori di quelli che si limitano a pubblicizzare il leader.

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categoria:politica interna
sabato, 28 gennaio 2006

In un paese libero, se il 50%+1 della società vuole fare qualcosa, ha tutto il diritto di farlo, senza però rompere le scatole al rimanente 50%-1. In una società democratica, invece, la maggioranza ha il diritto di imporre al 50%-1 rimanente di farlo al suo posto. Le due cose non sono semplicemente differenti, sono incompatibili.

Dietro il meccanismo democratico c'è un'ipocrisia evidente: se è vero che una cosa la vuole la maggioranza, è molto probabile che la maggioranza abbia i mezzi per realizzarla. Perchè imporlo alla minoranza? Perchè fare i prepotenti? La "giustizia sociale" si presta a questa critica: se è vero che la maggioranza vuole i sussidi di disoccupazione, allora ha tutto il diritto di istituire una cassa e di riempirla con i propri soldi. Ha anche il diritto di escludere la minoranza che non contribuisce (ma, allora, non sarebbe un "diritto" e la maggioranza si contraddirrebbe), se vuole. Ma perchè usare violenza contro la povera minoranza inerme?

Questa mia tesi si presta a due obiezioni.

La prima ve la risparmierei, ma siccome sono sadico, ve la spiego: esistono valori che si possono realizzare separatamente (valori separabili) e valori che non possono essere realizzati se non imponendoli a tutti (valori non-separabili). Il primo tipo di valori è potenzialmente realizzabile in una società libera, mentre il secondo tipo, in una società libera, è realizzabile solo in caso di unanimità. In una società non-libera (politica), invece, è possibile imporre i valori del secondo tipo a tutti con la forza, senza bisogno di unanimità. Siccome l'unanimità è pressochè impossibile, i valori non-separabili devono essere cancellati dalla testa della gente come norme giuridiche, prima di poter realizzare una società pienamente libera: questi valori sono intrinsecamente totalitari.

La seconda obiezione è più semplice: magari la maggioranza non ha i mezzi per farlo, perchè la minoranza è ricchissima. Al di là del fatto che giustificare il furto con questo argomento non è ammissibile dal punto di vista liberale, è da notare che questo argomento è altamente irrealistico. Per spiegarvi perchè, mi rifaccio a Mandelbrot e Pareto, che asseriscono che la distribuzione dei redditi di una società è legata ad una legge di potenza (con coefficiente N=2 o N=1.5 a seconda dei casi). Questi significa che il numero di persone che guadagna più di y è (y/x)^N volte il numero delle persone che guadagna più di x (y>x). Con N=2, significa che il numero di persone che guadagnano più di 100.000$ è cento volte inferiore di quelli che guadagnano 10.000$... ma questo significa che hanno più soldi, complessivamente, coloro che sono vicini a 10.000$, che non coloro che sono vicini a 100.000$... insomma, la maggior parte della riccezza è della classe media, che è anche la maggioranza della popolazione. Non ho prove che la legge di potenza sia verosimile o meno, ma mi pare realistica.

La prima tesi è da approfondire: alcune "politiche sociali", come, ad esempio, un mitologico sussidio di disoccupazione che non crea problemi di free-riding (gente che "ci marcia"), possono essere sicuramente affrontate dalla sola maggioranza, senza aiuto della coercizione politica (sto ovviamente fingendo che la maggioranza creda realmente in questo, e non che voglia solo approfittare della minoranza, come accade nella realtà). In questo caso, nulla vieta che la maggioranza riesca a raggiungere il proprio obiettivo senza coercizione.

Ma non tutte le fregnacce giustificate con argomenti "sociali" appartengono a questa categoria: il controesempio più evidente è la regina delle fregnacce, l'"uguaglianza materiale"... è ovvio che questa non può lasciare un singolo individuo in pace, perchè, se fosse diverso, il castello cadrebbe. L'"uguaglianza materiale", presa sul serio, è un ideale totalitario, raggiungibile soltanto in un mondo reso orribile ed invivibile dall'onnipervasività e l'invasività della politica...

In ogni caso, tutte le politiche sociali "separabili", realizzabili con un po' di soldi, in ogni società dove la classe media possiede la maggior parte della ricchezza, sono moralmente ipocrite se imposte politicamente. Come diceva San Tommaso d'Aquino, se volete essere buoni, dovete prima essere liberi di scegliere, altrimenti che merito c'è a fare del bene?

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categoria:giustizia sociale
venerdì, 27 gennaio 2006

Radio Radicale ha parlato (bene) di me, oggi, Venerdì 27 Gennaio, alle ore 23:28!!!

Il post che è stato letto (non l'ho letto di persona) alla radio era "Libera droga in libero stato", http://2909.splinder.com/post/6918640.

Si è parlato di:

- assioma di non-aggressione
- pluralismo del mercato contro uniformità legislativa
- impossibilità della proprietà pubblica
- mi piace la birra (ok, questa me la potevo risparmiare, ma è già abbastanza che non ho sbagliato i congiuntivi!!!)

Se volete riascoltare le soavi parole libertarie: http://radioradicale.it/

Non conosco lo share di Radio Radicale, ma credo che un bel po' di idee libertarie escano spesso e si possano diffondere, visto che ho sentito nominare anche Ayn Rand ( grazie al blog dell'Oggettivista) e F.A. Hayek. Non è capitato il nome di Mises, vabbè, ma non si può avere tutto.

Si ringrazia Jimmomo e anche Fini per la fugace notorietà che mi hanno garantito. Ora la legge il governo la può anche togliere, l'unico effetto positivo che poteva avere l'ha avuto...

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categoria:politica interna, libertarismo
venerdì, 27 gennaio 2006

Meno male, perchè mi stavo stupendo: due leggi buone in due giorni sono veramente troppe. Se si continuava così rischiavo di passare per berlusconiano. Fortuna che c'è Fini.

Notizia buona #1: è lecito difendersi da un criminale che mette in pericolo la nostra incolumità. Ovviamente, se scappa o desiste non è lecito sparargli, ma, altrettanto ovviamente, non occorre stare a guardare mentre il ladro è in azione nell'attesa che metta in pericolo la nostra incolumità: se entra dentro casa ho il diritto di minacciarlo, e se non desiste di sparargli. Temo, comunque, che la legge reale sia un po' più restrittiva, e che, una volta applicata in tribunale, non cambi nulla rispetto alla situazione attuale... in ogni modo, questo è un primo passo per la privatizzazione della difesa.

Notizia buona #2: alcuni reati contro lo stato sono stati depenalizzati. Le pene sono state trasformate in pecuniarie o comunque ridotte per molti crimini fascistissimi. Il punto è che i reati contro lo stato non sono reati e non vanno considerati tali. Per commettere un reato devo far del male ad un innocente: quindi tutte le leggi che penalizzano comportamenti non aggressivi devono sparire. Comunque si tratta di un piccolo passo avanti... chissà se si applica pure ai reati verbali: magari Freedom House il prossimo anno ci promuove, se impediamo ai giudici di arrestare Jannuzzi perchè dice cose che non apprezzano.

E, finalmente, la Notizia cattiva: se fumate una canna (cosa che non ho mai fatto, e credo faccia male al cervello e ai polmoni) ora dovrete pagare una particolare tassa che si chiama "sanzione amministrativa"... comunque non andrete in galera (a meno che non abbiate abbastanza droga da diventare dei commercianti al dettaglio: in questo caso AN non vi difende, nonostante le lotte demagogiche contro la grande distribuzione).

Beh, mi stavo seriamente preoccupando: ogni volta che ricevo buone notizie ho paura di diventare buono, e di svegliarmi un giorno e rendermi conto di essere diventato Veltroni. Fortuna che ci pensa Fini a deludermi.

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categoria:politica interna, casa della libertÃ